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NormativaCapitolo 2.54· 7 min di lettura

Acqua distillata: normativa e valori di riferimento

Acqua distillata: normativa e valori di riferimento: cosa prevede la legge, valori limite e obblighi. Guida aggiornata.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

L’acqua distillata destinata al consumo umano non rientra tra le acque potabili disciplinate dal D.Lgs. 18/2023, che regola le acque erogate dagli acquedotti e dai punti di consegna/uso. L’acqua distillata prodotta e venduta per usi diversi (industriali, di laboratorio, per elettrodomestici) segue altre regole di prodotto e non ha i parametri di potabilità come riferimento diretto. Prima di berla o usarla in ambiti sensibili è opportuno verificarne l’uso previsto in etichetta e, in caso di dubbio, far analizzare il campione.

L’acqua distillata è un prodotto molto diverso, sul piano normativo, dall’acqua potabile disciplinata dal D.Lgs. 18/2023. Capire in quale ambito normativo ricade è il primo passo per capire come valutarne davvero la qualità: questa pagina fa parte della guida su acqua distillata e ne inquadra gli aspetti regolatori.

In breve

  • L’acqua distillata non è generalmente equiparata all’acqua potabile dal punto di vista normativo.
  • Il D.Lgs. 18/2023 disciplina le acque destinate al consumo umano erogate da acquedotti e punti di consegna/uso, non i prodotti distillati industriali.
  • L’acqua distillata in commercio è spesso destinata a usi tecnici (ferri da stiro, batterie, umidificatori), non al consumo umano.
  • Non esistono, per l’acqua distillata come prodotto, gli stessi valori limite di legge previsti per l’acqua potabile.
  • Per usi sensibili (farmaceutico, laboratorio, alimentare) valgono regolamenti di settore specifici, diversi dalla normativa acqua potabile.
  • In caso di dubbi sulla sicurezza per il consumo, la valutazione corretta passa da un’analisi di laboratorio mirata.
  • Per neonati, gravidanza o soggetti fragili la parola finale spetta sempre a pediatra, medico o ASL.

Cosa dice la normativa italiana sull’acqua distillata

Il quadro normativo italiano sull’acqua per il consumo umano è oggi definito dal D.Lgs. 18/2023, che ha recepito la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001. Questa disciplina riguarda le acque erogate da acquedotti pubblici e dai punti di consegna e di uso, non l’acqua distillata prodotta industrialmente per scopi diversi dal consumo alimentare diretto.

L’acqua distillata, quando venduta come prodotto (ad esempio in bottiglie da supermercato o ferramenta), rientra tipicamente nella disciplina generale sulla sicurezza dei prodotti e, a seconda della destinazione d’uso dichiarata, in normative settoriali specifiche (farmaceutico, elettrodomestici, uso industriale). Non esiste quindi un corpo normativo unico "sull’acqua distillata" paragonabile a quello dell’acqua potabile.

Per comprendere meglio il perimetro della normativa attuale, è utile consultare anche la pagina dedicata a normativa acqua potabile in Italia e, per il tema dei controlli sul territorio, l’approfondimento su controlli ASL e ARPA sull’acqua.

Perché l’acqua distillata non ha valori limite come l’acqua potabile

Non avendo lo status normativo di acqua destinata al consumo umano nel senso previsto dal D.Lgs. 18/2023, l’acqua distillata non è soggetta agli stessi parametri chimici, fisici e microbiologici e ai relativi valori limite fissati per l’acqua di rubinetto. La sua "qualità" va quindi letta in funzione dell’uso previsto, non di una tabella di legge unica.

Per un’acqua potabile, il decreto definisce parametri come i limiti su metalli, sostanze chimiche e indicatori microbiologici, verificabili tramite spettrometria per i metalli e filtrazione su membrana per i parametri microbiologici, tra le tecniche impiegate nei laboratori. Per l’acqua distillata destinata a usi tecnici o di laboratorio, i riferimenti sono invece parametri come conducibilità elettrica e residuo secco, che indicano il grado di purezza rispetto ai sali disciolti, ma non sostituiscono un giudizio di potabilità.

Aspetto Acqua potabile (D.Lgs. 18/2023) Acqua distillata (prodotto)
Ambito normativo Acque da acquedotto/punto di consegna e uso Sicurezza prodotto, normative di settore
Parametri tipici Limiti su metalli, microbiologici, chimici Conducibilità, residuo secco, purezza
Controlli istituzionali ASL, gestore, ARPA Variabili secondo il settore d’uso
Uso di riferimento Consumo umano quotidiano Spesso tecnico/industriale, non sempre alimentare

Quando l’acqua distillata può essere bevuta in sicurezza

Non esiste una risposta unica valida per ogni prodotto: dipende dalla destinazione d’uso dichiarata dal produttore e, se prevista per il consumo, dai requisiti di sicurezza alimentare applicabili. In assenza di indicazioni chiare o in caso di dubbio, la scelta più prudente è non berla abitualmente senza aver verificato la scheda prodotto o effettuato un’analisi mirata.

Bere occasionalmente piccole quantità di acqua distillata di qualità alimentare non è generalmente associato a rischi acuti in un adulto sano, ma un consumo regolare e prolungato non è raccomandabile senza parere medico, perché l’acqua priva di minerali non fornisce l’apporto di sali minerali tipico dell’acqua potabile e può, secondo alcune valutazioni, favorire uno squilibrio se sostituita sistematicamente all’acqua di rete.

Esempio pratico

Un piccolo laboratorio artigianale acquista acqua distillata da ferramenta per alimentare un umidificatore per ambienti. Il titolare si chiede se la stessa acqua sia adatta anche per diluire un preparato destinato al contatto alimentare. In questo caso la scelta corretta non è affidarsi all’etichetta generica del prodotto per stireria, ma richiedere un’acqua distillata con specifiche dichiarate per uso alimentare o farmaceutico, oppure far verificare il lotto disponibile con un’analisi mirata su conducibilità, residuo secco e parametri microbiologici, prima di impiegarlo in un processo che finisce a contatto con alimenti.

Interlinking con altri aspetti normativi

Chi si occupa di gestione della qualità dell’acqua, sia essa potabile o distillata per usi tecnici, trova utili anche gli approfondimenti su punto di consegna e punto d’uso: cosa cambia, su edifici prioritari e distribuzione interna e sul ruolo di ISS e CeNSiA descritto ne il ruolo di ISS e CeNSiA nella sicurezza dell’acqua. Per capire cosa comporta la non conformità di un’acqua destinata al consumo umano, si può consultare anche la pagina sulle sanzioni per acqua non conforme.

Domande frequenti

L’acqua distillata è considerata acqua potabile dalla legge italiana?

No, l’acqua distillata comune non è disciplinata come acqua potabile dal D.Lgs. 18/2023: quella normativa riguarda le acque erogate da acquedotti e reti di distribuzione, non i prodotti distillati industriali o di laboratorio.

Quale normativa regola l’acqua potabile in Italia oggi?

Il riferimento attuale è il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il previgente D.Lgs. 31/2001.

Posso bere acqua distillata acquistata al supermercato?

Dipende dall’uso indicato in etichetta: molte confezioni sono destinate a ferri da stiro, umidificatori o batterie, non al consumo umano; va sempre verificata la destinazione d’uso dichiarata dal produttore.

L’acqua distillata ha valori limite di legge come l’acqua di rubinetto?

No, non essendo disciplinata come acqua potabile non ha gli stessi parametri e limiti previsti dal D.Lgs. 18/2023; la sua qualità va valutata rispetto all’uso dichiarato e, se serve certezza analitica, tramite un’analisi di laboratorio.

Chi controlla la qualità dell’acqua distillata in commercio?

I controlli su prodotti industriali seguono normative di sicurezza dei prodotti e, per specifici impieghi (farmaceutico, alimentare), regolamenti settoriali; non sono equivalenti ai controlli ASL/ARPA sulle reti idriche.

L’acqua distillata fa male alla salute se bevuta regolarmente?

Non contenendo i minerali normalmente presenti nell’acqua potabile, un consumo abituale non è generalmente indicato senza parere medico, soprattutto per neonati, gestanti o persone con particolari condizioni di salute: in questi casi è sempre corretto sentire il pediatra, il medico curante o l’ASL di riferimento.

Che differenza c’è tra acqua distillata e acqua demineralizzata?

Sono processi diversi che portano entrambi a un’acqua priva o quasi priva di sali minerali: la distillazione avviene per evaporazione e ricondensazione, la demineralizzazione tipicamente per resine a scambio ionico o osmosi inversa; l’uso finale ne determina la classificazione normativa.

Come faccio a sapere se un’acqua distillata è idonea a un uso specifico?

Occorre verificare l’etichettatura del prodotto e, per usi critici (laboratorio, dispositivi medici, alimentare), richiedere una scheda tecnica o un’analisi che confermi i parametri richiesti dall’applicazione.

Un laboratorio può analizzare un campione di acqua distillata?

Sì, un laboratorio accreditato può analizzare campioni di acqua distillata per verificarne conducibilità, residuo secco e altri parametri chimico-fisici rilevanti per l’uso previsto.

In sintesi

L’acqua distillata vive in uno spazio normativo diverso da quello dell’acqua potabile: prima di usarla per bere, per preparare alimenti o in applicazioni sensibili, conviene verificarne la destinazione d’uso dichiarata e, quando serve una garanzia oggettiva, far analizzare il campione. Per costruire una richiesta di analisi mirata su acqua distillata o su un’acqua di cui non sei certo dell’idoneità, puoi consultare la guida su acqua distillata e poi procedere con una richiesta di analisi, indicando chiaramente l’uso previsto e i parametri di interesse.

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