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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
Metodo analiticoCapitolo 5.31· 11 min di lettura

Come si misura la torbidita dell’acqua (nefelometria)

Come si misura la torbidita dell’acqua (nefelometria): strumentazione, procedura e cosa aspettarsi dal referto. Laboratorio ISO/IEC 17025.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

In laboratorio la torbidità dell’acqua si misura con il metodo nefelometrico: uno strumento (nefelometro o torbidimetro) invia un fascio di luce nel campione e misura quanta luce viene diffusa lateralmente dalle particelle in sospensione. Il risultato si esprime in unità nefelometriche di torbidità (NTU) e viene confrontato con il valore di riferimento del D.Lgs. 18/2023. È un metodo strumentale, calibrato con standard di riferimento, distinto dalla semplice osservazione visiva dell’acqua.

In breve

  • La torbidità si misura con il metodo nefelometrico: uno strumento (nefelometro/torbidimetro) invia luce nel campione e misura quella diffusa lateralmente dalle particelle in sospensione.
  • Il risultato si esprime in NTU (unità nefelometriche di torbidità), la scala standard per questo parametro.
  • È un metodo strumentale e calibrato, molto più sensibile e ripetibile della semplice osservazione visiva dell’acqua.
  • Un laboratorio accreditato verifica periodicamente la taratura dello strumento con standard di riferimento a torbidità nota.
  • Campioni molto torbidi possono richiedere diluizione, perché oltre una certa concentrazione la relazione tra luce diffusa e torbidità perde linearità.
  • Il valore misurato viene confrontato nel referto con il riferimento normativo del D.Lgs. 18/2023.
  • La torbidità è un parametro "spia": non è di per sé un indicatore diretto di rischio sanitario, ma un valore elevato merita attenzione e approfondimento.
  • Questa pagina descrive il metodo di misura in laboratorio; per definizione, valori ottimali, cause e soluzioni pratiche si può proseguire con le altre pagine dedicate della knowledge base.

Questa pagina fa parte della guida ai metodi analitici per l’acqua e approfondisce nello specifico come un laboratorio misura la torbidità, cioè con quale tecnica strumentale si arriva al numero in NTU che compare nel referto. Se cerchi invece cos’è la torbidità e quali sono i valori di riferimento, la pagina di partenza è torbidità dell’acqua: cos’è e valori ottimali; se ti interessa come procedere praticamente per farla misurare, vedi come misurare la torbidità dell’acqua.

Cos’è il metodo nefelometrico e perché si usa per la torbidità

In laboratorio la torbidità si misura con il metodo nefelometrico: uno strumento chiamato nefelometro (o torbidimetro nefelometrico) invia un fascio di luce attraverso il campione d’acqua e misura l’intensità della luce diffusa lateralmente dalle particelle in sospensione, tipicamente a un angolo di 90° rispetto al raggio incidente. Più particelle sono presenti, più luce viene diffusa, e maggiore è il valore di torbidità registrato.

Il principio fisico alla base è semplice: un’acqua perfettamente limpida lascia passare la luce quasi senza deviazioni, mentre particelle in sospensione — argilla, limo, materia organica, precipitati, microrganismi — diffondono parte della luce in tutte le direzioni. Misurando la quota di luce diffusa lateralmente, e non solo quella trasmessa in linea retta, il metodo nefelometrico riesce a essere molto sensibile anche a concentrazioni di particelle troppo basse per essere notate a occhio nudo. Questo lo rende preferibile ad altri approcci ottici più semplici, come la sola misura della luce trasmessa, che risultano meno sensibili nella fascia bassa dei valori, quella più rilevante per l’acqua destinata al consumo umano.

Come funziona lo strumento: torbidimetro e nefelometro

In sintesi: un torbidimetro nefelometrico è composto da una sorgente luminosa, una cella che contiene il campione e uno o più sensori che rilevano la luce diffusa a un angolo definito rispetto al fascio incidente. Il segnale elettrico generato dal sensore viene convertito in un valore numerico di torbidità, espresso in NTU.

Gli elementi chiave dello strumento sono:

  • Sorgente luminosa: genera un fascio di luce di caratteristiche note e stabili, indirizzato nel campione.
  • Cella campione: un contenitore trasparente, pulito e privo di graffi, che ospita l’acqua da analizzare; imperfezioni della cella possono introdurre errori di misura.
  • Sensore di diffusione: rileva la luce diffusa lateralmente dalle particelle; la sua posizione e sensibilità sono definite dalla progettazione dello strumento.
  • Sistema di calibrazione: consente di tarare periodicamente lo strumento con standard a torbidità nota, così da garantire che il valore letto sia affidabile.

L’unità di misura: cosa significa NTU

Il risultato del metodo nefelometrico si esprime in NTU, acronimo di unità nefelometrica di torbidità (Nephelometric Turbidity Unit). È la scala standard con cui i laboratori riportano il valore di torbidità nei referti, ed è quella a cui fa riferimento anche il confronto con il valore di parametro previsto dalla normativa.

Sigla Significato Nota
NTU Unità nefelometrica di torbidità Scala più comune nei referti di laboratorio per acqua potabile
FNU Unità formazina nefelometrica Scala equivalente, usata in alcuni standard strumentali

Le due sigle derivano da approcci di calibrazione simili (basati su sospensioni di riferimento a torbidità nota) e nella pratica corrente vengono spesso trattate come numericamente confrontabili, ma è il laboratorio a indicare nel referto quale unità e quale metodo ha effettivamente utilizzato.

La procedura di misura in laboratorio, passo per passo

In breve: la misura della torbidità segue una sequenza definita — calibrazione dello strumento, preparazione e omogeneizzazione del campione, lettura strumentale ed eventuale diluizione per campioni molto torbidi, infine registrazione del risultato nel referto insieme al metodo utilizzato.

Fase Cosa avviene
1. Calibrazione Il torbidimetro viene verificato con standard di riferimento a torbidità nota
2. Preparazione del campione Il campione viene agitato delicatamente per distribuire in modo omogeneo le particelle in sospensione, evitando di introdurre bolle d’aria
3. Lettura Il campione viene inserito nella cella e lo strumento misura la luce diffusa, restituendo il valore in NTU
4. Eventuale diluizione Per campioni molto torbidi, si dilùisce con acqua a torbidità nota trascurabile e si applica il fattore di diluizione al risultato
5. Registrazione nel referto Il valore, il metodo e l’unità di misura vengono riportati nel referto insieme al confronto con il riferimento normativo

Limiti del metodo e casi particolari

Il metodo nefelometrico è molto sensibile, ma ha dei limiti operativi da conoscere: oltre una certa concentrazione di particelle la relazione tra luce diffusa e torbidità reale non è più lineare, per cui i campioni molto torbidi vanno diluiti prima della lettura. Inoltre il colore dell’acqua o la presenza di bolle possono interferire con la misura se il campione non viene preparato correttamente.

Per questo un laboratorio accreditato non si limita a "premere un pulsante": applica una procedura che include calibrazione periodica, controllo delle condizioni del campione e, dove necessario, ripetizione della misura. Questo è uno degli aspetti che rientra nel sistema di qualità verificato da un ente terzo come ente di accreditamento, di cui si parla più in generale nella pagina sui metodi analitici per l’acqua.

Esempio pratico: dal prelievo al referto

Un condominio con un pozzo a uso comune nota che l’acqua, dopo un temporale, esce leggermente meno limpida del solito e chiede un controllo. Il laboratorio preleva un campione, lo trasporta secondo le procedure previste e, in laboratorio, calibra il torbidimetro con gli standard di riferimento prima di procedere. Il campione viene agitato delicatamente, versato nella cella e misurato: il valore letto risulta più alto rispetto ai controlli precedenti, ma non talmente elevato da richiedere diluizione.

Nel referto compare il valore in NTU, il metodo utilizzato e il confronto con il riferimento normativo. Se il valore risultasse fuori norma, il passo successivo tipico è verificare possibili cause (ad esempio infiltrazioni dopo la pioggia) e valutare, insieme al laboratorio, se servono ulteriori parametri o un intervento correttivo; per questo aspetto pratico la pagina di riferimento è torbidità nell’acqua di pozzo, mentre per le opzioni di trattamento si può consultare come correggere la torbidità dell’acqua e, per la scelta di un sistema di filtrazione, qual è il miglior filtro per la torbidità nell’acqua.

Perché il metodo conta per la conformità normativa

In sintesi: il valore di torbidità misurato con il metodo nefelometrico è ciò che il laboratorio confronta con il riferimento fissato dal D.Lgs. 18/2023 per l’acqua destinata al consumo umano; senza un metodo calibrato e tracciabile, il confronto con il valore di legge perderebbe di significato.

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, include la torbidità tra i parametri indicatori monitorati per l’acqua potabile, proprio perché variazioni anomale possono segnalare problemi nella fonte, nella rete o nel trattamento. La normativa non entra nel dettaglio della singola marca di strumento, ma richiede che il laboratorio applichi metodi adeguati allo scopo, un principio verificato attraverso l’accreditamento. Per il quadro normativo completo, la guida di riferimento resta normativa acqua potabile in Italia (D.Lgs. 18/2023); per l’inquadramento generale della potabilità, si veda acqua potabile: cosa significa e quando è sicura da bere.

Per chi vuole capire il parametro nel suo complesso — definizione, cause, valori attesi in diverse fonti — restano utili anche torbidità nell’acqua di rubinetto e la voce di glossario sulla torbidità, oltre alla pagina introduttiva torbidità dell’acqua: cos’è e valori ottimali.

Domande frequenti

Come si misura la torbidità dell’acqua in laboratorio?

Con un nefelometro o torbidimetro, uno strumento che invia un raggio di luce nel campione e misura l’intensità della luce diffusa lateralmente (tipicamente a 90°) dalle particelle in sospensione. Il valore letto si esprime in NTU.

Cosa significa NTU?

NTU è l’acronimo di unità nefelometrica di torbidità (Nephelometric Turbidity Unit), la scala con cui si esprime il risultato del metodo nefelometrico. Più alto è il numero, più l’acqua diffonde luce, quindi più è torbida.

Il metodo nefelometrico è diverso da una semplice osservazione a occhio?

Sì. L’osservazione visiva è soggettiva e poco sensibile a basse concentrazioni di particelle, mentre il metodo strumentale nefelometrico è calibrato, ripetibile e in grado di rilevare variazioni molto piccole, non percepibili a occhio nudo.

Serve calibrare lo strumento prima di ogni misura?

Sì, un laboratorio accreditato verifica periodicamente la taratura del torbidimetro con standard di riferimento a torbidità nota, in modo che il valore letto sul campione sia effettivamente confrontabile con il valore di parametro normativo.

La torbidità misurata in laboratorio è la stessa che si vede a occhio nel bicchiere?

Non sempre. Un’acqua può apparire limpida a occhio ma presentare una torbidità misurabile strumentalmente, soprattutto a bassi valori: per questo il dato di laboratorio è più affidabile della sola valutazione visiva.

Perché la torbidità è un parametro importante nel controllo dell’acqua?

Perché un valore elevato può indicare la presenza di particelle in sospensione che, oltre a un aspetto poco gradevole, possono in alcuni casi essere associate a microrganismi o interferire con la disinfezione: per questo è un parametro monitorato nel quadro del D.Lgs. 18/2023.

Un campione molto torbido può essere misurato senza problemi?

Se la torbidità è molto alta, il laboratorio può dover diluire il campione o adottare accorgimenti specifici, perché oltre una certa concentrazione di particelle la relazione tra luce diffusa e torbidità reale perde linearità.

Cosa riporta il referto per il parametro torbidità?

Il referto riporta il valore misurato in NTU, il metodo utilizzato, l’unità di misura e il confronto con il valore di parametro previsto dalla normativa, con l’indicazione di conformità o meno.

Un valore di torbidità fuori norma è sempre un rischio per la salute?

Non necessariamente in modo diretto, ma un valore elevato merita attenzione perché può accompagnarsi ad altri problemi. In caso di dubbio, soprattutto con neonati, donne in gravidanza o persone immunodepresse in casa, è corretto consultare il medico o la ASL.

Posso misurare la torbidità da solo a casa?

Esistono kit e app orientativi, ma non hanno l’accuratezza né la tracciabilità del metodo nefelometrico di laboratorio. Per un dato affidabile e confrontabile con il valore di legge serve un’analisi in laboratorio accreditato.

In sintesi

Il metodo nefelometrico è la tecnica di riferimento con cui un laboratorio accreditato misura la torbidità dell’acqua: uno strumento calibrato invia luce nel campione, ne misura la diffusione laterale e restituisce un valore in NTU, confrontabile con il riferimento del D.Lgs. 18/2023. Conoscere il metodo aiuta a capire perché il dato di laboratorio è più affidabile di una semplice occhiata al bicchiere, e perché calibrazione e procedura standardizzata fanno la differenza sull’attendibilità del risultato. Per il quadro generale sulle tecniche di laboratorio, riparti dalla guida ai metodi analitici per l’acqua; per capire cosa aspettarti dai valori e come procedere nel tuo caso specifico, consulta torbidità dell’acqua: cos’è e valori ottimali o come misurare la torbidità dell’acqua. Per avviare una richiesta corretta con il pannello di parametri più adatto alla tua fonte d’acqua, il passo successivo è richiedi un’analisi.

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