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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
ParametroCapitolo 3.244· 7 min di lettura

Carica batterica a 22°C nell’acqua: cos’e e perche e pericoloso

Carica batterica a 22 gradi c nell acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

La carica batterica a 22°C è un indicatore microbiologico generale che misura la quantità totale di microrganismi coltivabili a temperatura ambiente in un campione d’acqua. Non indica di per sé patogeni specifici, ma valori elevati segnalano un possibile degrado della qualità microbiologica, contaminazione dell’impianto o ristagno. Il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di riferimento senza effetto sulla salute, da interpretare insieme agli altri parametri microbiologici.

In breve

  • La carica batterica a 22°C è un parametro microbiologico indicatore, non un singolo patogeno.
  • Misura i microrganismi eterotrofi coltivabili a temperatura ambiente, espressi in UFC/mL.
  • È disciplinata dal D.Lgs. 18/2023, che la classifica tra i parametri senza effetto diretto sulla salute.
  • Un valore anomalo può segnalare ristagno, biofilm nelle tubature o problemi di trattamento/disinfezione.
  • Va sempre letta insieme ad altri parametri microbiologici, come Escherichia coli e Clostridium perfringens.
  • È particolarmente rilevante per pozzi privati e impianti autonomi, non soggetti ai controlli automatici della rete pubblica.
  • L’analisi si esegue in laboratorio tramite coltura su terreno idoneo e conteggio delle colonie.
  • In caso di valori elevati e sintomi sospetti, il riferimento resta il medico o l’ASL territoriale.

Cos’è la carica batterica a 22°C

La carica batterica a 22°C è la conta dei microrganismi eterotrofi vitali che si sviluppano su terreno di coltura incubato a questa temperatura per un periodo definito, espressa in unità formanti colonia per millilitro (UFC/mL). Non identifica un singolo microrganismo, ma fornisce un’indicazione generale sulla qualità microbiologica complessiva dell’acqua analizzata.

Questo parametro fa parte del più ampio pannello di parametri microbiologici previsti dalla normativa sulle acque destinate al consumo umano. A differenza di indicatori specifici come Escherichia coli o Clostridium perfringens, la carica batterica a 22°C non è correlata direttamente a un rischio sanitario definito, ma un suo aumento improvviso rispetto ai valori abituali di un impianto è un campanello d’allarme da approfondire.

Carica batterica a 22°C e a 36°C

Aspetto 22°C 36°C
Tipo di microrganismi Prevalentemente ambientali (acqua, suolo, superfici) Più vicini alla temperatura corporea umana
Significato Indicatore generale di igiene dell’impianto Indicatore complementare di igiene generale
Utilizzo tipico Valutazione di reti idriche, serbatoi, impianti Valutazione congiunta con altri indicatori fecali

Le due temperature di incubazione non sono alternative ma complementari: insieme restituiscono un quadro più completo dello stato microbiologico dell’acqua.

Valori limite secondo il D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, individua la carica batterica a 22°C tra i parametri "indicatori", privi di un effetto diretto sulla salute ma utili per valutare l’efficacia dei trattamenti e la qualità gestionale del sistema idrico. Per il valore di riferimento numerico esatto è necessario fare riferimento al testo normativo aggiornato pubblicato in Gazzetta Ufficiale o al referto ufficiale del laboratorio.

A differenza dei parametri con limite sanitario stringente, per gli indicatori come questo la normativa lascia margine di valutazione al gestore o al laboratorio, che segnala eventuali anomalie da approfondire con ulteriori controlli.

Cause di un valore elevato

Un aumento della carica batterica a 22°C può derivare da diverse condizioni, spesso legate all’impianto più che alla fonte d’acqua in sé:

  • Ristagno prolungato dell’acqua in serbatoi, cisterne o tratti di tubazione poco utilizzati.
  • Presenza di biofilm sulle pareti interne delle tubature, soprattutto in impianti datati.
  • Temperature elevate dell’acqua stoccata, che favoriscono la proliferazione microbica.
  • Interruzione o malfunzionamento del sistema di disinfezione.
  • Interventi recenti sull’impianto (scavi, sostituzioni di tubazioni) senza adeguata disinfezione successiva.

Rischi per la salute

La carica batterica a 22°C, essendo un indicatore generale e non un patogeno specifico, non è di per sé associata a un rischio sanitario diretto codificato dalla normativa. Tuttavia, un valore molto elevato rispetto ai livelli abituali di un impianto può accompagnarsi alla presenza di altri microrganismi più rilevanti dal punto di vista sanitario, che vanno ricercati con analisi mirate.

Come si esegue l’analisi in laboratorio

Il campione d’acqua viene prelevato secondo protocolli che ne garantiscono la rappresentatività e l’assenza di contaminazioni esterne, quindi seminato su terreno di coltura idoneo e incubato a 22°C per il periodo previsto dal metodo. Al termine dell’incubazione si effettua il conteggio delle colonie sviluppate, espresso in UFC/mL. Per un quadro completo, l’analisi viene generalmente eseguita insieme ad altri parametri microbiologici, così da distinguere un’anomalia generica da un rischio più specifico.

Esempio pratico

Un proprietario di una casa di campagna con pozzo privato, non utilizzata per alcuni mesi, fa analizzare l’acqua prima di riaprire l’abitazione per l’estate. Il referto segnala una carica batterica a 22°C più elevata rispetto a un’analisi precedente, mentre Escherichia coli risulta assente. Il laboratorio consiglia di far scorrere abbondantemente l’acqua dai rubinetti, verificare lo stato del serbatoio e ripetere il prelievo dopo alcuni giorni: il secondo controllo mostra valori rientrati nella norma, confermando che la causa era il ristagno e non una contaminazione della falda.

Cosa fare in caso di valori anomali

Situazione Azione consigliata
Valore leggermente superiore alla norma, altri indicatori negativi Far scorrere l’acqua, verificare serbatoi/tubazioni, ripetere l’analisi
Valore molto elevato o presenza di altri indicatori positivi Sospendere l’uso per consumo umano, contattare gestore idrico/ASL
Pozzo privato con controlli irregolari Programmare controlli periodici, soprattutto dopo lavori sull’impianto
Sintomi gastrointestinali dopo il consumo Consultare il medico e segnalare all’ASL

Per una valutazione completa della qualità microbiologica dell’acqua, la carica batterica a 22°C viene spesso inserita in pacchetti di analisi più ampi, come quelli dedicati alla verifica della potabilità completa, che comprendono anche indicatori fecali e chimico-fisici. Chi desidera un quadro generale della normativa di riferimento può consultare la guida alla normativa acqua potabile in Italia, mentre per un approfondimento sull’intero percorso di controllo è utile la guida analisi dell’acqua: guida completa.

Domande frequenti

Cos’è la carica batterica a 22°C?

È il numero di microrganismi eterotrofi che crescono su terreno di coltura incubato a 22°C, un indicatore generale della qualità microbiologica dell’acqua e non un patogeno specifico.

La carica batterica a 22°C è pericolosa per la salute?

Di per sé è un indicatore di riferimento, non un parametro con effetto diretto sulla salute secondo la normativa; valori anomali richiedono però attenzione e verifica con altri parametri microbiologici.

Qual è il valore limite di legge?

Il D.Lgs. 18/2023 individua un valore di riferimento per questo parametro tra quelli senza effetto sulla salute; per il numero esatto consulta il testo normativo o il referto del laboratorio.

Cosa fare se il valore risulta alto?

Verificare la fonte di approvvigionamento, lo stato dell’impianto idraulico, l’eventuale ristagno nei serbatoi e ripetere l’analisi; in caso di dubbio rivolgersi al gestore idrico o all’ASL competente.

La carica batterica a 22°C riguarda anche l’acqua di pozzo?

Sì, è un parametro rilevante sia per gli acquedotti pubblici sia per pozzi privati e altre fonti autonome, dove i controlli periodici non sono automatici come nella rete pubblica.

Come si effettua l’analisi in laboratorio?

Il campione viene seminato su terreno di coltura idoneo e incubato a 22°C per un periodo stabilito, dopodiché si contano le colonie sviluppate (UFC/mL) mediante tecniche di coltura standardizzate.

Carica batterica a 22°C e a 36°C: che differenza c’è?

Le due temperature selezionano popolazioni microbiche diverse: 22°C favorisce microrganismi ambientali tipici di acque e superfici, 36°C quelli più vicini alla temperatura corporea; insieme danno un quadro più completo.

Con quale frequenza va controllata?

Per gli impianti privati non esiste un obbligo automatico di frequenza fissa: è consigliabile un controllo periodico, soprattutto dopo interventi sull’impianto o in presenza di variazioni di sapore, odore o colore dell’acqua.

La bollitura elimina la carica batterica a 22°C?

La bollitura riduce la carica microbica ma non sostituisce l’individuazione e la rimozione della causa della contaminazione; in presenza di dubbi sulla sicurezza dell’acqua va sempre contattato il medico o l’ASL.

In sintesi

La carica batterica a 22°C è un indicatore utile per monitorare lo stato igienico di un impianto idrico, ma va sempre letto nel contesto degli altri parametri microbiologici e, se necessario, con il supporto di un medico o dell’ASL in presenza di sintomi. Per verificare la qualità della propria acqua con un pannello completo di parametri microbiologici e chimico-fisici, è possibile richiedere un’analisi su misura per la propria situazione, dall’abitazione privata al pozzo di campagna.

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