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ParametroCapitolo 3.14· 12 min di lettura

Cloruri nell’acqua: cos’e, valori limite e rischi

Cloruri nell acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I cloruri (Cl-) sono ioni salini naturalmente presenti nell’acqua, che aumentano per intrusione salina, contesto geologico, scarichi civili/industriali o rigenerazione di addolcitori. Il D.Lgs. 18/2023 li classifica come parametro indicatore con valore di parametro 250 mg/L: oltre questa soglia l’acqua tende ad avere un sapore salato percepibile, senza che ciò implichi automaticamente un rischio sanitario acuto. Non vanno confusi con il cloro residuo usato per la disinfezione. Solo un’analisi di laboratorio dice il valore reale nella tua acqua.

In breve

  • I cloruri (Cl-) sono ioni salini naturalmente presenti nell’acqua, derivati dalla dissoluzione di rocce e suoli oppure da fonti come intrusione salina, scarichi e rigenerazione di addolcitori.
  • Il D.Lgs. 18/2023 li classifica come parametro indicatore, con un valore di parametro di 250 mg/L: non è un limite di rischio sanitario diretto, ma un indicatore di qualità organolettica e tecnica.
  • Cloruri e cloro residuo non sono la stessa cosa: il cloro è il disinfettante aggiunto in trattamento, i cloruri sono un anione minerale indipendente dalla disinfezione.
  • L’effetto più percepibile di cloruri elevati è il sapore salato o salmastro, soprattutto se associati a sodio.
  • Nei pozzi costieri, i cloruri elevati sono spesso segno di intrusione salina dovuta a prelievi eccessivi dalla falda.
  • Concentrazioni alte aumentano anche la corrosività dell’acqua verso tubazioni e impianti metallici.
  • Alle concentrazioni tipiche delle acque per consumo umano i cloruri non sono considerati un rischio sanitario acuto, ma vanno comunque valutati con un’analisi specifica.
  • La riduzione dei cloruri richiede trattamenti dedicati come l’osmosi inversa, non un filtro generico.

Questa pagina fa parte della sezione anioni e nutrienti nell’acqua di LaboratorioAcqua e introduce il parametro cloruri: definizione, origine, valore di legge e differenza con il cloro residuo. Per un quadro più ampio sui criteri di potabilità puoi consultare la guida acqua potabile: cosa significa e, per il metodo generale con cui si costruisce un pannello analitico, la guida completa all’analisi dell’acqua. Se cerchi una definizione sintetica del termine, trovi anche la voce di glossario dei cloruri.

Cosa sono i cloruri e da dove vengono

I cloruri (Cl-) sono anioni derivati dal cloro elementare combinato con altri elementi in forma di sali, come il cloruro di sodio (NaCl, il comune sale da cucina) o il cloruro di calcio. Sono tra gli ioni più diffusi nelle acque naturali: piccole concentrazioni sono normali e derivano dal dilavamento di rocce e suoli; concentrazioni elevate segnalano quasi sempre una fonte specifica, geologica o antropica, da individuare.

Le fonti principali sono diverse e conviene distinguerle perché richiedono soluzioni diverse. Il contesto geologico gioca un ruolo importante: terreni con depositi salini o evaporitici (gessi, salgemma) rilasciano naturalmente più cloruri nella falda. Nelle zone costiere il fenomeno più rilevante è l’intrusione salina, cioè la risalita di acqua marina in un acquifero dolce sfruttato in modo eccessivo. A queste cause naturali si aggiungono fattori antropici: scarichi civili e zootecnici non depurati, percolamento di sali antighiaccio usati sulle strade in inverno, scarichi industriali e, in ambito domestico, la salamoia di rigenerazione degli impianti di addolcimento a scambio ionico.

Fonte Contesto tipico Meccanismo
Contesto geologico (rocce evaporitiche) Aree con depositi salini o gessosi Dissoluzione naturale nel terreno
Intrusione salina Pozzi costieri, falde vicine al mare Risalita di acqua marina per prelievo eccessivo
Scarichi civili/zootecnici non depurati Aree rurali senza fognatura Percolazione nel sottosuolo
Sali antighiaccio Zone vicine a strade trattate d’inverno Dilavamento e infiltrazione
Rigenerazione addolcitori Impianti domestici a scambio ionico Scarico di salamoia residua

Cloruri e cloro: una distinzione da non confondere

Cloruri e cloro residuo sono due cose diverse, anche se il nome li rende facili da confondere. Il cloro (o cloro attivo/residuo) è il disinfettante aggiunto o generato durante la potabilizzazione per abbattere la carica microbiologica dell’acqua; si misura in genere come cloro libero residuo, tipicamente in mg/L, ed è un parametro legato alla sicurezza igienica del trattamento. I cloruri sono invece un anione minerale, presente indipendentemente dalla disinfezione, e riguardano la qualità organolettica e tecnica dell’acqua, non la sua sicurezza microbiologica.

È vero che i due parametri sono in parte collegati dal punto di vista chimico: parte del cloro utilizzato in disinfezione, dopo aver reagito, può contribuire in minima parte al pool di cloruri presenti in acqua. Ma la relazione non è diretta né proporzionale, e un’acqua può avere cloruri elevati senza alcun legame con la disinfezione (ad esempio per intrusione salina) oppure avere cloro residuo regolare e cloruri comunque alti per ragioni geologiche.

Parametro Cosa misura Funzione Origine tipica
Cloro residuo Disinfettante attivo in acqua Sicurezza microbiologica Aggiunto in potabilizzazione
Cloruri (Cl-) Ione salino disciolto Qualità organolettica/tecnica Geologia, intrusione salina, scarichi, addolcitori

Il valore limite secondo il D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, classifica i cloruri tra i parametri indicatori e fissa un valore di parametro di 250 mg/L per l’acqua destinata al consumo umano. A differenza dei parametri chimici, il cui superamento rende l’acqua non conforme per motivi di rischio sanitario diretto, il superamento di un parametro indicatore come i cloruri segnala un problema di qualità (sapore, corrosività, aspetto tecnico) che va comunque valutato, ma con un significato diverso.

Questa distinzione tra parametro chimico e parametro indicatore è importante per interpretare correttamente un referto: un valore di cloruri sopra 250 mg/L non significa automaticamente un’acqua pericolosa, ma segnala quasi sempre un cambiamento nella fonte (intrusione salina, contaminazione, contesto geologico) che merita un approfondimento, soprattutto se il dato cambia nel tempo. Per il quadro normativo completo, con la distinzione tra tutte le categorie di parametri e i relativi obblighi, la guida sulla normativa acqua potabile in Italia offre un approfondimento dedicato.

Cloruri e salute: cosa sappiamo

Alle concentrazioni normalmente riscontrate nelle acque per consumo umano, i cloruri non sono considerati un rischio sanitario diretto: il motivo principale per cui vengono monitorati è organolettico (sapore salato, sgradevole oltre certe soglie) e tecnico (aumento della corrosività verso tubazioni e impianti). Concentrazioni molto elevate, generalmente associate ad altri sali, possono in teoria contribuire a un effetto lassativo transitorio, ma è un effetto legato più al carico salino complessivo dell’acqua che ai cloruri isolati.

Per chi segue una dieta iposodica per motivi medici, un’acqua con cloruri e sodio elevati (tipico di alcune acque di pozzo costiere o di impianti di addolcimento non ottimizzati) può comunque essere un elemento da tenere in considerazione insieme al medico curante. Per una trattazione più estesa dei meccanismi e delle popolazioni potenzialmente più sensibili, la pagina dedicata agli effetti dei cloruri sulla salute approfonde l’argomento in modo specifico.

Cloruri nell’acqua di pozzo, rubinetto e acquedotto

I livelli di cloruri variano molto in base alla fonte e al contesto geografico. L’acqua di acquedotto è sottoposta a controlli periodici obbligatori da parte del gestore, che deve rispettare il valore di parametro previsto dalla norma prima della distribuzione; l’acqua di pozzo privato non ha questo presidio automatico e riflette più direttamente le condizioni locali della falda, in particolare la vicinanza al mare o a terreni salini.

Fonte Controlli previsti Fattori di rischio tipici
Acquedotto Controlli periodici del gestore Miscelazione di più fonti, reti estese
Pozzo privato Nessun controllo automatico Intrusione salina, contesto geologico, profondità
Pozzo costiero Nessun controllo automatico Prelievo eccessivo, vicinanza al mare

Per un quadro dettagliato su valori attesi e soluzioni specifiche per ciascuna fonte, sono disponibili le pagine dedicate ai cloruri nell’acqua di pozzo e ai cloruri nell’acqua di rubinetto, che entrano nel merito dei contesti tipici e delle soluzioni più adatte.

Come si misurano e come si riducono i cloruri

La concentrazione di cloruri si determina in laboratorio con tecniche come la titolazione argentometrica o la cromatografia ionica, che restituiscono un valore preciso in mg/L, direttamente confrontabile con il valore di parametro di legge. Per capire nel dettaglio come funziona il metodo e cosa aspettarsi da un referto, la pagina analisi dei cloruri nell’acqua descrive il processo passo passo.

Quando i cloruri superano il valore di parametro o comunque il livello desiderato per l’uso previsto, le tecniche di riduzione più usate sono l’osmosi inversa, efficace su un ampio spettro di sali disciolti compresi i cloruri, e in alcuni contesti specifici lo scambio ionico dedicato. La scelta dipende dalla concentrazione di partenza, dalla portata necessaria e dall’uso finale dell’acqua trattata: la guida come eliminare i cloruri dall’acqua confronta le opzioni disponibili in modo più operativo.

Esempio pratico: pozzo costiero con cloruri in aumento

Immaginiamo un’abitazione a circa due chilometri dalla costa, alimentata da un pozzo privato usato per uso domestico e per l’irrigazione dell’orto. Negli ultimi anni il proprietario ha notato che l’acqua ha un retrogusto leggermente salato, più evidente nei mesi estivi quando il pozzo viene usato più intensamente per annaffiare.

Un’analisi di laboratorio, in questo scenario ipotetico, rileva un valore di cloruri superiore al valore di parametro di 250 mg/L previsto dal D.Lgs. 18/2023, con un trend in crescita rispetto a un’analisi effettuata due anni prima. Il quadro è compatibile con un fenomeno di intrusione salina, aggravato dal prelievo intensivo estivo. I passi corretti in questo caso sono: ridurre, se possibile, il prelievo dal pozzo nei periodi di maggiore siccità, valutare un trattamento a osmosi inversa per l’uso potabile e ripetere periodicamente l’analisi per monitorare l’andamento del fenomeno nel tempo, non solo il valore puntuale. Questo esempio mostra perché, per i cloruri, il trend nel tempo è spesso più informativo del singolo dato isolato.

Domande frequenti

Cosa sono i cloruri nell’acqua?

Sono ioni con carica negativa (Cl-) che derivano dalla dissoluzione di sali minerali nel terreno e nelle rocce, oppure da fonti come intrusione salina, scarichi civili/industriali e rigenerazione di impianti di addolcimento. Sono un anione tra i più comuni nelle acque naturali.

Qual è il limite di legge per i cloruri nell’acqua potabile?

Il D.Lgs. 18/2023 fissa per i cloruri un valore di parametro di 250 mg/L, classificandoli come parametro indicatore e non come parametro chimico di rischio sanitario diretto. Il superamento segnala un problema di qualità organolettica o tecnica, da valutare comunque con attenzione.

Cloruri e cloro sono la stessa cosa?

No. Il cloro residuo è il disinfettante aggiunto (o generato) per trattare l’acqua e si misura in genere in mg/L come cloro libero; i cloruri sono un anione minerale naturale, prodotto finale della reazione del cloro con altre sostanze o presente indipendentemente da qualunque disinfezione.

I cloruri nell’acqua fanno male alla salute?

Alle concentrazioni normalmente riscontrate nelle acque destinate al consumo umano non sono considerati un rischio sanitario diretto: il problema principale è organolettico (sapore salato) e tecnico (corrosività). Per un approfondimento specifico rimandiamo alla pagina dedicata agli effetti sulla salute.

Da dove vengono i cloruri nell’acqua di pozzo?

Le cause più comuni sono l’intrusione di acqua marina nei pozzi costieri, il contesto geologico (rocce evaporitiche, terreni salini), scarichi civili o zootecnici non depurati e, in alcuni casi, sali antighiaccio infiltrati dal suolo vicino a strade trattate d’inverno.

Come si riducono i cloruri nell’acqua?

Le tecniche più usate sono l’osmosi inversa e, in alcuni contesti, lo scambio ionico dedicato. La scelta dipende dalla concentrazione di partenza, dalla portata richiesta e dall’uso previsto dell’acqua trattata; ne parla in dettaglio la guida sulla rimozione dei cloruri.

I cloruri alterano il sapore dell’acqua?

Sì, è il loro effetto più riconoscibile: oltre certe concentrazioni danno un gusto salato o salmastro, tanto più percepibile quanto più sono associati a sodio. Per questo il parametro è classificato come indicatore organolettico più che come rischio sanitario.

Perché nelle zone costiere ci sono più cloruri nell’acqua di pozzo?

Perché l’eccessivo prelievo da falde vicine al mare può richiamare acqua salata verso l’acquifero dolce, un fenomeno noto come intrusione salina. I pozzi costieri, specialmente se profondi o molto sfruttati, sono i più esposti a questo tipo di aumento dei cloruri.

L’addolcitore aumenta i cloruri nell’acqua?

Gli impianti di addolcimento a scambio ionico usano salamoia (cloruro di sodio) per la rigenerazione delle resine: se non correttamente dimensionati o mantenuti possono contribuire a un leggero aumento di sodio e cloruri nell’acqua trattata, un aspetto da verificare con un’analisi.

Come si misurano i cloruri in laboratorio?

Le tecniche più comuni sono la titolazione argentometrica e la cromatografia ionica, che restituiscono un valore preciso in mg/L confrontabile con il valore di parametro di legge. La pagina dedicata all’analisi dei cloruri descrive il metodo nel dettaglio.

In sintesi

I cloruri sono un parametro indicatore regolato dal D.Lgs. 18/2023 (valore di parametro 250 mg/L), legato soprattutto a contesto geologico, intrusione salina nei pozzi costieri, scarichi non depurati e rigenerazione di addolcitori. Non vanno confusi con il cloro residuo della disinfezione: sono due parametri diversi, con funzioni diverse nel referto di un’analisi. Alle concentrazioni tipiche non rappresentano un rischio sanitario diretto, ma un trend in aumento, specialmente in un pozzo costiero, merita attenzione e monitoraggio nel tempo.

Se vuoi capire il livello reale di cloruri nella tua acqua, costruisci una richiesta chiara: indica la fonte (pozzo, rubinetto, sorgente), la distanza dal mare se pertinente e l’eventuale presenza di un addolcitore. Puoi partire dalla panoramica della sezione anioni e nutrienti nell’acqua oppure richiedere direttamente l’analisi dalla pagina richiedi analisi.

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