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Guida panoramicaCapitolo 3.41· 14 min di lettura

Contaminanti organici ed emergenti nell’acqua: guida e panoramica

Contaminanti organici ed emergenti nell’acqua: guida e panoramica: panoramica, parametri, normativa e approfondimenti dal laboratorio accreditato LaboratorioAcqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I contaminanti organici ed emergenti dell’acqua sono sostanze chimiche a base di carbonio - PFAS, pesticidi, solventi, idrocarburi, farmaci e altri microinquinanti - che possono finire nell’acqua per attività industriali, agricole o urbane. Sono in gran parte incolori e insapori: si rilevano solo con analisi di laboratorio mirate. Il D.Lgs. 18/2023 ne disciplina alcuni, come i PFAS, mentre altri sono ancora oggetto di studio scientifico e normativo.

I contaminanti organici ed emergenti sono tra i temi più discussi nel campo della qualità dell’acqua, perché uniscono sostanze note da decenni, come i pesticidi, a composti di cui si parla in modo diffuso solo di recente, come i PFAS. Questa guida fa da punto di partenza per orientarsi nella famiglia dei contaminanti organici e in quella, più ampia e sfumata, dei contaminanti emergenti. Fa parte del percorso dedicato ad acqua potabile e ad analisi dell’acqua, e si collega alla guida sulla normativa acqua potabile in Italia per il quadro legale di riferimento.

In breve

  • I contaminanti organici sono sostanze a base di carbonio: PFAS, pesticidi, solventi, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e residui di farmaci sono gli esempi più citati.
  • I contaminanti "emergenti" non sono necessariamente sostanze nuove: sono composti il cui rischio è stato riconosciuto o normato solo di recente.
  • I PFAS sono oggi la famiglia più regolamentata: il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto parametri specifici per la loro presenza nell’acqua potabile.
  • Pesticidi e prodotti fitosanitari derivano soprattutto da attività agricole e possono raggiungere falde e acque superficiali per dilavamento.
  • Farmaci e interferenti endocrini sono tra i contaminanti emergenti meno regolamentati in modo uniforme, ma oggetto di crescente attenzione scientifica.
  • La quasi totalità di questi composti è incolore e insapore: l’aspetto dell’acqua non dice nulla sulla loro presenza.
  • Il D.Lgs. 18/2023 è il riferimento normativo italiano, ma il quadro su molti contaminanti emergenti resta in evoluzione a livello europeo.
  • Solo un’analisi di laboratorio mirata, con tecniche come la cromatografia e la spettrometria di massa, permette di individuarli con affidabilità.

Cosa sono i contaminanti organici dell’acqua

I contaminanti organici sono composti chimici a base di carbonio che possono finire nell’acqua per effetto di attività industriali, agricole o urbane, oppure, più raramente, per processi naturali. Si distinguono dai metalli pesanti e dai parametri microbiologici per struttura chimica, per le fonti di provenienza e per le tecniche analitiche necessarie a individuarli, tipicamente basate su cromatografia e spettrometria di massa.

Rientrano in questa famiglia sostanze molto diverse tra loro per origine e comportamento: i pesticidi e i prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura, i solventi clorurati impiegati nell’industria e nei processi di sgrassaggio, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) legati a combustioni e residui petroliferi, e i composti perfluoroalchilici (PFAS), usati in un’ampia gamma di applicazioni industriali e di consumo per le loro proprietà idro e oleorepellenti.

Cosa significa "contaminante emergente"

Un contaminante emergente non è per forza una sostanza di nuova sintesi: è più spesso un composto già presente da tempo nell’ambiente, il cui rischio potenziale è stato riconosciuto dalla comunità scientifica o inserito nei programmi di monitoraggio e nella normativa solo in anni recenti. Questo può dipendere dallo sviluppo di metodi analitici più sensibili, capaci di rilevare concentrazioni prima non misurabili, oppure da nuove evidenze tossicologiche.

I PFAS sono l’esempio più noto di questo percorso: prodotti industrialmente dal secondo dopoguerra, sono diventati oggetto di attenzione normativa diffusa solo negli ultimi anni, fino a essere esplicitamente disciplinati dal D.Lgs. 18/2023. Farmaci, residui di prodotti per la cura personale e alcuni interferenti endocrini seguono un percorso simile: se ne parla sempre di più, ma per molti di essi non esiste ancora un quadro normativo uniforme e consolidato a livello europeo.

Le principali famiglie di contaminanti organici ed emergenti

Per orientarsi conviene distinguere le famiglie principali, la loro origine tipica e il livello di regolamentazione attuale, ricordando che il quadro normativo su alcune di esse è ancora in evoluzione.

Famiglia Esempi Origine tipica Stato normativo
PFAS Composti perfluoroalchilici e polifluoroalchilici Industria, imballaggi, schiume antincendio Parametri specifici nel D.Lgs. 18/2023
Pesticidi e prodotti fitosanitari Erbicidi, insetticidi, fungicidi e loro metaboliti Agricoltura, uso urbano del verde Parametri e valori di parametro nel D.Lgs. 18/2023
Solventi clorurati Tricloroetilene, percloroetilene e simili Industria, lavanderie, sgrassaggio metalli Alcuni disciplinati come parametri chimici
Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Benzo(a)pirene e composti correlati Combustioni, residui petroliferi, bitume Parametro incluso nel D.Lgs. 18/2023
Farmaci e interferenti endocrini Residui farmaceutici, alcuni composti ormonali Scarichi urbani, depurazione incompleta Quadro normativo ancora in evoluzione
Sottoprodotti di disinfezione Trialometani e composti correlati Reazione tra cloro e sostanza organica naturale Disciplinati dal D.Lgs. 18/2023

I sottoprodotti di disinfezione meritano una precisazione: non arrivano nell’acqua dall’esterno come le altre famiglie, ma si formano durante il trattamento, quando il cloro utilizzato per disinfettare reagisce con la sostanza organica naturalmente presente nella risorsa idrica di partenza. Sono quindi un caso a parte, legato più al processo di potabilizzazione che a una contaminazione esterna.

PFAS: i contaminanti "eterni" più discussi

I PFAS sono una vasta famiglia di sostanze di sintesi, in uso dal secondo dopoguerra in tessuti, imballaggi alimentari, schiume antincendio e numerosi processi industriali, apprezzate per la loro resistenza a calore, acqua e grassi. Questa stessa stabilità chimica li rende estremamente persistenti nell’ambiente e nell’organismo, da cui il soprannome informale di "inquinanti eterni".

Il D.Lgs. 18/2023, recependo la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto per la prima volta in modo esplicito parametri dedicati ai PFAS nell’acqua destinata al consumo umano. Per il valore di parametro esatto e le relative tempistiche di applicazione è opportuno fare riferimento al testo aggiornato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, senza affidarsi a cifre riportate a memoria. L’acqua di falda in prossimità di aree a storica vocazione industriale è tra i contesti in cui la verifica dei PFAS è più indicata.

Pesticidi e prodotti fitosanitari

I pesticidi e i loro metaboliti (i prodotti di degradazione che si formano dopo l’applicazione) sono tra i contaminanti organici più legati al territorio: derivano principalmente dall’agricoltura, ma anche dal diserbo di aree urbane, ferrovie e infrastrutture. Possono raggiungere le falde per infiltrazione nel terreno o le acque superficiali per dilavamento durante le piogge, spostandosi anche a distanza significativa dal punto di applicazione originario.

Il D.Lgs. 18/2023 fissa valori di parametro sia per i singoli antiparassitari sia per il loro totale, riconoscendo che l’esposizione combinata a più residui può essere rilevante quanto quella a una singola sostanza. Chi si approvvigiona da un’acqua di sorgente o da un pozzo in area agricola dovrebbe considerare questi parametri tra i più pertinenti da controllare, insieme ai nitrati, altro indicatore tipico di pressione agricola sull’acqua.

Farmaci, interferenti endocrini e altri microinquinanti emergenti

Residui di farmaci (antibiotici, antinfiammatori, ormoni) e altri interferenti endocrini arrivano nell’acqua soprattutto tramite gli scarichi urbani e una depurazione che non sempre riesce a rimuoverli completamente, dato che molti impianti di trattamento delle acque reflue non sono progettati specificamente per queste molecole. Si tratta di un ambito di ricerca scientifica molto attivo, in cui il livello di conoscenza sul rischio reale per la salute umana, alle concentrazioni tipicamente riscontrate nell’acqua potabile, è ancora oggetto di studio.

Per questa categoria di sostanze il quadro normativo è meno uniforme rispetto a PFAS e pesticidi: alcuni composti sono monitorati in programmi di sorveglianza scientifica senza che esista ancora, per tutti, un valore di parametro consolidato e armonizzato a livello europeo. Questo non significa che il tema sia irrilevante, ma che va inquadrato con prudenza, evitando sia allarmismi sia sottovalutazioni.

Solventi e idrocarburi: la componente industriale

Solventi clorurati come il tricloroetilene e il percloroetilene, un tempo largamente utilizzati per lo sgrassaggio dei metalli e nel lavaggio a secco, possono contaminare il sottosuolo in prossimità di siti industriali dismessi o ancora attivi, con effetti che possono persistere per decenni nelle falde acquifere. Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), tra cui il benzo(a)pirene, derivano invece da combustioni, residui di bitume e materiali impermeabilizzanti, e possono raggiungere l’acqua tramite dilavamento o contatto con superfici trattate.

Esempio pratico

Un’azienda agricola con pozzo privato per uso irriguo e domestico si trova in una zona dove, decenni prima, sorgeva un piccolo insediamento industriale poi dismesso. La famiglia non ha mai riscontrato variazioni di colore, odore o sapore nell’acqua, ma vuole verificare la sicurezza della fonte prima di destinarla anche al consumo umano. In un caso come questo ha senso richiedere un’analisi che includa, oltre ai parametri di base, un pannello di contaminanti organici mirato: PFAS e solventi clorurati per la storia industriale dell’area, pesticidi per l’uso agricolo del terreno circostante.

Da dove arrivano: origine industriale, agricola e urbana

Le fonti di questi contaminanti si possono raggruppare in tre grandi categorie, spesso sovrapposte sullo stesso territorio: industriale (PFAS, solventi, IPA da attività produttive presenti o passate), agricola (pesticidi, alcuni nutrienti) e urbana (farmaci e interferenti endocrini da scarichi civili, sottoprodotti di disinfezione dal trattamento dell’acquedotto). Conoscere la storia e il contesto del territorio in cui si trova la propria fonte d’acqua aiuta a orientare la scelta dei parametri organici più pertinenti da ricercare.

In quali tipi di acqua prestare più attenzione

La rilevanza dei contaminanti organici cambia molto in base alla fonte e all’uso dell’acqua. Conoscere il proprio tipo di approvvigionamento è il primo passo per capire quali parametri organici meritano un controllo mirato.

Tipo di acqua Attenzione principale Perché
Acqua di acquedotto Sottoprodotti di disinfezione, PFAS in aree a rischio Trattamento con cloro; monitoraggio del gestore secondo il D.Lgs. 18/2023
Acqua di falda PFAS, solventi clorurati, pesticidi Persistenza dei contaminanti nel sottosuolo, prossimità a siti industriali o agricoli
Acqua di sorgente Pesticidi, nutrienti da dilavamento agricolo Vulnerabilità dell’area di captazione a pressioni antropiche
Acqua di cisterna e serbatoio Residui di materiali dell’impianto di accumulo Materiali della cisterna e stato di manutenzione
Acqua di emergenza Variabile in base alla fonte di approvvigionamento temporanea Assenza di controlli di routine sulla fonte usata
Acqua di mare e balneazione Parametri specifici delle acque di balneazione Quadro normativo distinto da quello dell’acqua potabile
Acqua distillata In genere concentrazioni molto ridotte Il processo di distillazione rimuove la gran parte dei composti organici volatili e non volatili
Acqua addolcita Verifica dell’impianto a monte, non dei contaminanti organici Il trattamento di addolcimento agisce sulla durezza, non su questi parametri

Come si individuano in laboratorio

L’individuazione dei contaminanti organici ed emergenti richiede tecniche analitiche specifiche e generalmente più complesse rispetto ai parametri chimico-fisici di base: la cromatografia liquida o gassosa abbinata alla spettrometria di massa è la tecnica di riferimento per la maggior parte di queste sostanze, PFAS compresi, per la loro capacità di separare e identificare composti presenti anche a concentrazioni molto basse.

Il campionamento corretto è determinante quanto l’analisi stessa: per i PFAS, in particolare, servono contenitori idonei e procedure che evitino contaminazioni accidentali da materiali contenenti fluoro. Prima di richiedere un’analisi conviene definire con chiarezza il contesto - storia del sito, uso del terreno circostante, eventuali segnalazioni pregresse - così da orientare la scelta dei parametri organici più pertinenti, evitando pannelli generici poco mirati.

Cosa dice il D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, disciplina esplicitamente diversi contaminanti organici nell’acqua destinata al consumo umano: pesticidi e loro metaboliti, PFAS, idrocarburi policiclici aromatici e sottoprodotti di disinfezione rientrano tra i parametri chimici con un valore di parametro definito. Per molti contaminanti emergenti, in particolare farmaci e alcuni interferenti endocrini, il quadro normativo europeo è invece ancora in evoluzione, con attività di monitoraggio scientifico che precedono spesso l’introduzione di limiti vincolanti uniformi. Il quadro normativo completo, comprese le responsabilità di gestori, ASL e privati, è descritto nella guida alla normativa sull’acqua potabile in Italia.

Domande frequenti

Cosa si intende per contaminanti organici dell’acqua?

Sono sostanze chimiche a base di carbonio, di origine industriale, agricola o urbana, come PFAS, pesticidi, solventi e idrocarburi. Si distinguono dai metalli pesanti e dai parametri microbiologici per struttura chimica e per le tecniche di analisi necessarie a individuarli.

Cosa vuol dire "contaminante emergente"?

È una sostanza il cui rischio è stato riconosciuto solo di recente dalla comunità scientifica o dalla normativa, spesso perché prima non era ricercata sistematicamente o perché mancavano metodi di analisi sufficientemente sensibili. Non significa necessariamente "nuova" come sostanza chimica.

I PFAS sono l’unico contaminante organico da temere?

No. I PFAS sono oggi i più discussi perché il D.Lgs. 18/2023 li disciplina esplicitamente, ma la famiglia dei contaminanti organici comprende anche pesticidi, solventi clorurati, idrocarburi policiclici aromatici e residui di farmaci, ciascuno con fonti e livelli di attenzione diversi.

Come faccio a sapere se la mia acqua contiene questi contaminanti?

Non esistono segnali visivi affidabili: la maggior parte di queste sostanze è incolore e insapore anche a concentrazioni rilevanti. L’unico modo per saperlo è un’analisi di laboratorio impostata sui parametri organici pertinenti al contesto.

L’acqua dell’acquedotto può contenere contaminanti organici?

L’acqua di acquedotto è controllata dal gestore e dalla ASL secondo il D.Lgs. 18/2023, che include specifici parametri organici. In aree con storica pressione industriale o agricola il monitoraggio è particolarmente attento; chi vuole una verifica indipendente può richiedere un’analisi al punto di consumo.

I pesticidi nell’acqua riguardano solo le zone agricole?

Le zone agricole sono le più esposte, ma residui di prodotti fitosanitari possono comparire anche in falde e acque superficiali lontane dal punto di applicazione, per dilavamento e infiltrazione nel tempo. La verifica dipende dal contesto locale più che dalla sola distanza dai campi.

Farmaci e microinquinanti emergenti sono già regolamentati per legge?

Per molti di questi composti la normativa è in evoluzione: alcuni Stati e istituzioni scientifiche li monitorano senza che esista ancora un valore di parametro uniforme e consolidato in tutta l’Unione Europea. Il quadro va verificato caso per caso sul testo aggiornato del D.Lgs. 18/2023.

Questi contaminanti si possono rimuovere dall’acqua?

Esistono trattamenti in grado di ridurre diversi contaminanti organici, come i carboni attivi, le resine a scambio ionico e l’osmosi inversa, con efficacia variabile a seconda della sostanza. La scelta del sistema più adatto va basata su un’analisi di partenza, non su ipotesi generiche.

Che differenza c’è tra contaminanti organici e sottoprodotti di disinfezione?

I sottoprodotti di disinfezione, come i trialometani, sono un caso particolare: si formano quando il cloro reagisce con la sostanza organica naturale dell’acqua durante il trattamento, mentre PFAS, pesticidi e solventi arrivano nell’acqua già come tali da fonti esterne.

Serve preoccuparsi se vivo lontano da fabbriche o campi coltivati?

Il rischio è generalmente più basso ma non azzerato: contaminanti organici possono persistere nell’ambiente e spostarsi con falde e corsi d’acqua anche a distanza dalla fonte originaria. In caso di dubbio, un’analisi di laboratorio resta il modo più affidabile per avere una risposta concreta.

In sintesi

I contaminanti organici ed emergenti sono un universo ampio ed eterogeneo, che va da sostanze note da decenni come i pesticidi a composti al centro dell’attenzione scientifica e normativa più recente come i PFAS. Il filo conduttore è sempre lo stesso: non sono percepibili a occhio, naso o palato, e la storia del territorio in cui si trova la propria fonte d’acqua - industriale, agricola o urbana - orienta quali parametri meritano un controllo mirato. Per farsi un’idea di partenza, è utile ripassare le basi in acqua potabile o nella guida generale all’analisi dell’acqua. Se hai un dubbio concreto, ad esempio una fonte privata vicino ad aree industriali o agricole, il modo più diretto per avere risposte è impostare una richiesta di analisi su misura con un laboratorio accreditato.

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