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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
GuidaCapitolo 5.8· 11 min di lettura

Contenitori e materiali per il campionamento

Contenitori e materiali per il campionamento. Guida pratica del laboratorio accreditato LaboratorioAcqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I contenitori per il campionamento dell’acqua non sono tutti uguali: cambiano per materiale (vetro, polietilene, polipropilene), sterilità e presenza di conservanti a seconda del parametro da analizzare. Un contenitore sterile serve per la microbiologia, uno in plastica idonea (spesso acidificato) per i metalli pesanti, un flacone dedicato privo di rivestimenti fluorurati per i PFAS. Il laboratorio fornisce sempre il contenitore corretto: usarne uno diverso può falsare il risultato.

In breve

  • Ogni parametro richiede un contenitore specifico: sterile per la microbiologia, in plastica idonea (spesso acidificato) per i metalli, dedicato e privo di fluoro per i PFAS.
  • Il materiale del contenitore non è un dettaglio secondario: vetro, polietilene e polipropilene si comportano in modo diverso a contatto con le sostanze da misurare.
  • I conservanti, quando previsti, non sono facoltativi: la loro assenza può portare a un risultato non rappresentativo della reale concentrazione al momento del prelievo.
  • Un contenitore contaminato, riutilizzato o sostituito con uno generico può produrre sia falsi positivi sia falsi negativi.
  • L’etichettatura corretta (punto di prelievo, data, ora) è parte integrante della qualità del campione tanto quanto il contenitore stesso.
  • La conservazione al fresco e il rispetto dei tempi di consegna completano il quadro: il contenitore giusto non basta se la catena tra prelievo e analisi si interrompe.
  • Nella maggior parte dei casi è il laboratorio a fornire i contenitori corretti, già pronti con eventuale conservante, insieme alle istruzioni per l’uso.

Questa pagina approfondisce un aspetto specifico dei principi generali del campionamento: i materiali e i contenitori usati per prelevare l’acqua, e il motivo per cui la scelta cambia da un parametro all’altro. È una guida di riferimento utile prima di organizzare qualunque prelievo, sia esso eseguito da un tecnico sia in autonomia.

Perché il contenitore e il materiale giusto fanno la differenza

Il contenitore non è un semplice recipiente: è parte del metodo di analisi. Un materiale non compatibile con il parametro cercato può cedere sostanze al campione, assorbirle dalle pareti o favorire lo sviluppo microbico, alterando il risultato in un senso o nell’altro. Per questo il laboratorio specifica sempre materiale, sterilità ed eventuale conservante in base a cosa si sta cercando.

Il rischio concreto è duplice. Da un lato un contenitore inadatto può introdurre nel campione qualcosa che non c’era nell’acqua originale (per esempio microrganismi da un tappo non sterile, o composti fluorurati da un materiale antiaderente). Dall’altro può far perdere qualcosa che invece era presente, come metalli che si depositano sulle pareti di un contenitore in vetro o parametri instabili che degradano senza il conservante corretto. In entrambi i casi il referto smette di rappresentare fedelmente l’acqua analizzata.

I materiali dei contenitori: vetro, polietilene, polipropilene

I materiali più usati nel campionamento dell’acqua sono il vetro (semplice o scuro), il polietilene e il polipropilene: la scelta dipende da come ciascun materiale interagisce con il parametro da misurare, non da una preferenza generica di praticità o costo. Il laboratorio indica sempre il materiale corretto insieme al contenitore.

Il vetro, in particolare quello scuro o ambrato, è utile quando il parametro è sensibile alla luce o quando serve un materiale chimicamente inerte verso composti organici; non è invece indicato per i metalli pesanti, perché può cederli o trattenerli in tracce. Il polietilene e il polipropilene sono materiali plastici compatibili con la maggior parte dei parametri chimici e con i metalli, ma vanno scelti con attenzione per parametri come i PFAS, dove occorre evitare qualunque plastica o rivestimento a base di fluoro, incluso il politetrafluoroetilene (il materiale antiaderente noto anche con un marchio commerciale), che introdurrebbe una contaminazione diretta.

Materiale Impiego tipico Attenzioni
Vetro (anche scuro) Parametri organici, composti sensibili alla luce Sconsigliato per metalli pesanti
Polietilene Metalli pesanti, molti parametri chimici Va lavato con procedure dedicate, privo di residui
Polipropilene Parametri chimici, PFAS Nessun rivestimento fluorurato a contatto con tappo o contenitore
Contenitore sterile monouso Microbiologia (batteri, Legionella) Non aprire in anticipo, non riutilizzare

Contenitori sterili e contenitori puliti: la differenza

Un contenitore sterile è privo di qualunque forma di vita microbica ed è indispensabile per le analisi microbiologiche, come la ricerca di batteri indicatori o di Legionella. Un contenitore pulito, usato per i parametri chimico-fisici, non richiede la sterilità ma deve essere privo di residui e realizzato in un materiale compatibile con l’analita, per non introdurre né sottrarre nulla al campione.

La differenza non è solo terminologica. Un contenitore sterile va aperto solo al momento del prelievo e richiuso subito dopo, evitando di toccare l’interno del tappo o del bordo con le mani o con la fonte dell’acqua; qualunque contatto accidentale può introdurre microrganismi estranei e generare un falso positivo. Un contenitore chimico pulito, pur non richiedendo la stessa cautela assoluta, va comunque maneggiato evitando contaminazioni da polveri, detergenti o altri materiali ambientali, soprattutto quando si cercano concentrazioni molto basse.

Le differenze tra le famiglie di analisi, e quindi tra i relativi contenitori, sono descritte più nel dettaglio nella guida su analisi chimica, microbiologica e fisica: le differenze.

Conservanti e additivi: a cosa servono

I conservanti sono sostanze aggiunte al contenitore, prima o subito dopo il prelievo, per stabilizzare il campione fino al momento dell’analisi. Non sono un optional: la loro assenza, quando previsti, può portare a una misura non rappresentativa, perché il campione evolve nel tempo tra il prelievo e l’arrivo in laboratorio.

L’esempio più frequente è l’acidificazione per i metalli pesanti, che mantiene gli elementi disciolti in soluzione ed evita che precipitino o si depositino sulle pareti del contenitore, fenomeno che porterebbe a sottostimare la concentrazione reale. Per altri parametri chimici sensibili al cloro residuo dell’acqua di rete si può usare un agente declorante, mentre per la microbiologia non si aggiungono conservanti chimici: la stabilità del campione si ottiene con il freddo e con la rapidità della consegna, non con additivi.

Contenitore giusto per parametro: una guida rapida

Non esiste un contenitore universale: ogni famiglia di parametri ha requisiti propri di materiale, sterilità ed eventuale conservante, definiti dal laboratorio in base al metodo di analisi impiegato. La tabella seguente riassume gli orientamenti generali, da intendere come punto di partenza e non come sostituto delle istruzioni specifiche fornite per ogni richiesta.

Parametro Contenitore Sterilità Conservante
Microbiologia (batteri, Legionella) Plastica o vetro sterile monouso Nessuno (solo freddo e rapidità)
Metalli pesanti Plastica idonea (polietilene) No Spesso acido, se indicato
Parametri chimico-fisici generali Plastica o vetro, secondo indicazione No Talvolta, dipende dal parametro
PFAS Plastica compatibile (es. polipropilene), mai fluorurata No Nessuno, ma massima attenzione ai materiali a contatto

Questa distinzione per parametro è collegata a come si sceglie l’analisi più adatta al proprio caso: la guida su quale analisi dell’acqua scegliere in base al caso aiuta a capire quali parametri includere prima ancora di occuparsi dei contenitori necessari.

Etichettatura e tracciabilità del campione

Un contenitore corretto non serve a nulla se non è accompagnato da un’etichettatura chiara: punto di prelievo, data, ora e, quando richiesto, il codice identificativo fornito dal laboratorio. Senza questi dati il risultato non può essere collegato con certezza al punto e al momento in cui è stato raccolto.

La tracciabilità è particolarmente importante quando si preleva più di un campione nella stessa occasione, per esempio confrontando un punto prima e dopo un impianto di trattamento, oppure quando il referto deve avere valore documentale. In questi casi un’etichettatura incompleta o ambigua può rendere inutilizzabile un intero set di risultati, anche se i contenitori e la procedura di prelievo erano corretti.

Conservazione e trasporto: la catena del freddo

Il contenitore giusto va abbinato a una conservazione coerente: la maggior parte dei campioni, in particolare quelli microbiologici, va mantenuta al fresco (non congelata) e consegnata al laboratorio nel minor tempo possibile. Una borsa termica con siberini è sufficiente per la maggior parte dei trasporti brevi verso il laboratorio o verso un punto di raccolta convenzionato.

Il freddo rallenta l’attività microbica e le reazioni chimiche che potrebbero alterare il campione, ma non la blocca del tutto: per questo il rispetto dei tempi massimi indicati dal laboratorio resta l’elemento più importante, insieme al contenitore corretto. Un campione perfetto nel contenitore ma consegnato troppo tardi può comunque produrre un risultato non rappresentativo, specialmente per i parametri microbiologici.

Un esempio pratico

Una famiglia con un neonato in casa vuole verificare la qualità dell’acqua del rubinetto prima di usarla per la preparazione del latte artificiale. Il laboratorio fornisce due contenitori distinti: uno sterile per i parametri microbiologici e uno pulito, non sterile, per i parametri chimico-fisici generali, entrambi etichettati con punto di prelievo (il rubinetto di cucina) e orario. Il prelievo avviene seguendo l’ordine indicato, senza toccare l’interno dei tappi, e i campioni vengono conservati in una borsa termica fino alla consegna, lo stesso giorno, al laboratorio. Per una valutazione più ampia dei parametri rilevanti in presenza di un neonato, la famiglia può fare riferimento alla guida su analisi dell’acqua per neonati e bambini.

Domande frequenti

Perché non posso usare una bottiglia di plastica qualsiasi per il campione?

Perché una bottiglia comune non è sterile, può contenere residui di detergenti o additivi del materiale plastico e non ha il conservante eventualmente necessario: tutti fattori che possono alterare il risultato, soprattutto per concentrazioni molto basse o per la microbiologia.

Qual è la differenza tra un contenitore sterile e uno semplicemente pulito?

Il contenitore sterile è privo di qualsiasi forma di vita microbica ed è indispensabile per le analisi microbiologiche. Un contenitore pulito, usato per i parametri chimico-fisici, non ha bisogno di essere sterile ma deve essere privo di residui e realizzato in un materiale compatibile con l’analita da misurare.

Perché per i metalli pesanti si usa la plastica e non il vetro?

Perché il vetro può cedere o trattenere alcuni elementi metallici, alterando la concentrazione misurata. Si preferiscono contenitori in polietilene o materiali equivalenti, spesso con un conservante acido che mantiene i metalli in soluzione.

Cosa sono i conservanti aggiunti al campione?

Sono sostanze, indicate e fornite dal laboratorio, che stabilizzano il campione tra il prelievo e l’analisi: per esempio un acido per i metalli, che evita la loro precipitazione, o un agente declorante per alcuni parametri chimici sensibili al cloro residuo.

Il laboratorio fornisce sempre i contenitori?

Nella maggior parte dei casi sì: il laboratorio prepara i contenitori idonei al parametro richiesto, con eventuale conservante già inserito, e fornisce le istruzioni per il prelievo. È sempre preferibile chiedere conferma prima di procedere con materiali propri.

Cosa succede se travaso il campione in un altro contenitore?

Il campione può contaminarsi o perdere le caratteristiche che il contenitore originale era progettato per mantenere, come la sterilità o la presenza del conservante. Per questo il travaso va sempre evitato, anche se il nuovo contenitore sembra pulito.

Serve un contenitore diverso per i PFAS?

Sì: per i PFAS si usano flaconi in plastica compatibile, come il polipropilene, evitando qualsiasi materiale a base di politetrafluoroetilene (il noto materiale antiaderente), che potrebbe introdurre contaminazione da fluoro nel campione.

I contenitori per l’acqua destinata a neonati richiedono materiali diversi?

I materiali e la sterilità restano quelli previsti per il parametro analizzato; non cambia il contenitore in sé, ma può cambiare l’urgenza e la scelta dei parametri da includere. Per dubbi specifici legati alla salute di un neonato è comunque opportuno consultare il pediatra o l’ASL di riferimento.

Quanto costa il kit di contenitori per il campionamento?

Il costo dipende dai parametri richiesti e dal numero di contenitori necessari: per un’indicazione precisa è opportuno richiedere un preventivo indicando fonte dell’acqua e analisi desiderate.

Posso conservare il campione in frigorifero prima di consegnarlo?

In genere sì, ed è anzi consigliato per limitare l’evoluzione del campione, ma senza superare i tempi massimi indicati dal laboratorio e senza congelarlo, salvo istruzioni specifiche in tal senso.

In sintesi

Il contenitore e il materiale usati per il campionamento non sono un dettaglio logistico: sono parte del metodo analitico tanto quanto la misura eseguita in laboratorio. Sterilità, materiale compatibile e conservante corretto vanno scelti in base al parametro, non alla fonte dell’acqua, e vanno sempre abbinati a un’etichettatura chiara e a una conservazione adeguata fino alla consegna.

Se stai per organizzare un prelievo, il modo più semplice per partire con i contenitori giusti è chiarire con il laboratorio fonte dell’acqua, uso a cui è destinata e parametri di interesse: puoi farlo richiedendo l’analisi, oppure orientarti prima leggendo perché analizzare l’acqua di casa e quando fare l’analisi dell’acqua. Per il quadro d’insieme sul percorso di analisi resta un riferimento utile la guida analisi dell’acqua: guida completa.

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