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TrattamentoCapitolo 8.8· 7 min di lettura

Qual e il miglior filtro per cloro nell’acqua

Qual e il miglior filtro per cloro nell’acqua: come funziona, cosa rimuove, costi e manutenzione. Scegli dopo l’analisi.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

Il filtro più efficace contro il cloro e i suoi sottoprodotti (come il cloroformio) è quello a carboni attivi, in versione a blocco o granulare, eventualmente abbinato a osmosi inversa per una rimozione più completa. La scelta va fatta dopo un’analisi dell’acqua, perché il tipo di filtro giusto dipende dal cloro residuo, dalla portata e dagli altri parametri presenti nell’acqua di rete.

In breve

  • Il cloro nell’acqua di rete serve a garantire la disinfezione fino al rubinetto: eliminarlo del tutto in centrale non è possibile né desiderabile per la sicurezza microbiologica.
  • I filtri a carboni attivi (blocco o granulare) sono la soluzione più diffusa ed efficace per ridurre cloro, odore e sapore percepiti in casa.
  • L’osmosi inversa rimuove una gamma più ampia di sostanze disciolte, ma richiede quasi sempre un pre-filtro a carboni attivi per proteggere la membrana dal cloro.
  • Le caraffe filtranti sono comode ma hanno portata e capacità limitate: adatte a piccoli volumi, meno a un consumo familiare elevato.
  • I filtri sottolavello offrono maggiore capacità e portata continua, con cartucce da sostituire secondo un piano di manutenzione.
  • Nessun filtro va scelto “a occhio”: la scelta corretta parte dai dati di un’analisi dell’acqua, non da una stima generica.
  • I sottoprodotti della disinfezione, come il cloroformio, possono essere ridotti dagli stessi filtri a carboni attivi, ma l’efficacia va verificata nel tempo.
  • La normativa italiana di riferimento è il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.

Per un quadro più ampio sui trattamenti dell’acqua e sulla normativa, consulta la guida Acqua potabile: cosa significa e quando è sicura da bere e l’approfondimento sulla normativa acqua potabile in Italia.

Perché nell’acqua di rete c’è il cloro

Il cloro (o suoi derivati come l’ipoclorito) viene aggiunto dai gestori idrici come disinfettante residuo, per proteggere l’acqua da contaminazioni microbiche lungo la rete di distribuzione, fino al rubinetto di casa. È una misura di sicurezza sanitaria, non un difetto dell’acqua.

Il cloro residuo nell’acqua deve rimanere entro valori che garantiscano la disinfestazione senza compromettere gusto e odore in modo eccessivo. Quando il cloro viene percepito come sgradevole, o quando si vuole ridurre l’esposizione ai sottoprodotti di disinfezione, entra in gioco la filtrazione domestica. Il cloro, a contatto con sostanze organiche naturalmente presenti nell’acqua, può dare origine a composti come il cloroformio, un trialometano il cui monitoraggio è previsto dalla normativa vigente.

Come funzionano i filtri a carboni attivi

I filtri a carboni attivi rimuovono cloro, odori e alcuni composti organici per adsorbimento: le molecole si legano alla superficie porosa del carbone mentre l’acqua attraversa il filtro. Sono la tecnologia più diffusa per il trattamento domestico del cloro, disponibili in formato caraffa, sottolavello o cartuccia per impianti centralizzati.

Esistono due varianti principali: a blocco (carbon block), più compatta e con una filtrazione più fine, e granulare (GAC), con portata generalmente maggiore ma struttura meno compatta. La scelta tra le due dipende dalla portata richiesta in casa e dagli altri parametri riscontrati nell’analisi dell’acqua.

Tipo di filtro a carboni attivi Punti di forza Limiti
Blocco (carbon block) Filtrazione più fine, buona riduzione di cloro e odore Portata inferiore, cartucce da sostituire con regolarità
Granulare (GAC) Buona portata, adatto a impianti con consumo maggiore Filtrazione meno fine su particolato molto sottile

Osmosi inversa: quando serve in aggiunta

L’osmosi inversa non è pensata per rimuovere il cloro da sola: la membrana semipermeabile che caratterizza questa tecnologia può essere danneggiata dal cloro libero nel tempo, per questo i sistemi a osmosi inversa integrano quasi sempre un pre-filtro a carboni attivi a monte della membrana.

Questa combinazione consente di trattare, oltre al cloro, una gamma più ampia di sostanze disciolte nell’acqua. È una scelta da valutare quando l’analisi dell’acqua evidenzia la presenza di altri parametri che si desidera ridurre, non solo il cloro percepito al gusto.

Caraffe filtranti vs filtri sottolavello

Le caraffe filtranti sono economiche e semplici da usare, con cartucce a carboni attivi che riducono cloro e odore per piccoli volumi giornalieri. Sono una soluzione pratica per singole persone o consumi contenuti, ma la loro capacità di filtrazione si esaurisce più rapidamente rispetto a un sistema fisso.

I filtri sottolavello, installati sotto il lavandino, offrono una portata continua e cartucce con capacità maggiore, adatte a un consumo familiare più elevato. Richiedono un’installazione idraulica ma garantiscono un flusso costante senza dover riempire una caraffa più volte al giorno.

Caratteristica Caraffa filtrante Filtro sottolavello
Installazione Nessuna, pronta all’uso Collegamento idraulico dedicato
Portata Limitata, per uso saltuario Continua, per uso quotidiano
Capacità cartuccia Minore, sostituzioni frequenti Maggiore, intervalli più ampi
Adatto a Consumi ridotti Consumi familiari elevati

Esempio pratico

Una famiglia di quattro persone segnala un odore di cloro percepibile al rubinetto della cucina. Prima di scegliere un filtro, fa eseguire un’analisi dell’acqua che misura il cloro residuo con metodo DPD e altri parametri di base. I risultati mostrano un cloro residuo nella norma ma percepibile all’olfatto: in questo caso un filtro sottolavello a carboni attivi, dimensionato sulla portata domestica, risolve il problema senza bisogno di osmosi inversa. Se invece l’analisi avesse rilevato anche altri parametri da ridurre, la valutazione si sarebbe orientata verso un sistema combinato con osmosi inversa.

Manutenzione e sostituzione delle cartucce

Ogni filtro a carboni attivi ha una capacità limitata di adsorbimento: superato un certo volume d’acqua trattata, l’efficacia cala e la cartuccia va sostituita secondo le indicazioni del produttore. Un filtro esausto non solo perde efficacia contro il cloro, ma può diventare un ambiente favorevole alla proliferazione microbica se non sostituito nei tempi previsti.

Per chi vuole verificare l’efficacia del filtro nel tempo, un controllo periodico dell’acqua in uscita, con analisi mirate su cloro residuo e sottoprodotti, è il modo più affidabile per capire se il sistema sta ancora funzionando correttamente.

Domande frequenti

Qual è il miglior filtro per il cloro nell’acqua?

Un filtro a carboni attivi (blocco o granulare, GAC) rimuove efficacemente cloro e odore; per una riduzione più ampia si può abbinare l’osmosi inversa.

Il filtro a caraffa toglie il cloro?

Sì, in parte: le caraffe con cartuccia a carboni attivi riducono cloro e odore, ma hanno portata e capacità limitate rispetto a un filtro sottolavello.

Il filtro sottolavello è meglio della caraffa?

Generalmente sì per volumi domestici maggiori: ha cartucce a carboni attivi più capienti e una portata continua, con manutenzione programmata.

L’osmosi inversa serve contro il cloro?

L’osmosi inversa richiede quasi sempre un pre-filtro a carboni attivi a monte, perché il cloro libero può danneggiare la membrana osmotica nel tempo.

Ogni quanto va sostituita la cartuccia del filtro?

Dipende dal modello, dalla portata d’acqua trattata e dal cloro residuo in ingresso: segui le indicazioni del produttore e valuta un controllo periodico dell’acqua filtrata.

Il filtro per il cloro rimuove anche il cloroformio?

I carboni attivi possono ridurre anche i trialometani come il cloroformio, ma l’efficacia dipende da modello, portata e stato della cartuccia. Per approfondire, vedi come eliminare il cloroformio dall’acqua.

Serve un filtro anche se l’acqua è già conforme al D.Lgs. 18/2023?

Non è obbligatorio: l’acqua conforme ai parametri del D.Lgs. 18/2023 è potabile. Il filtro è una scelta legata a gusto, odore o preferenza personale, non un obbligo di legge.

Come scelgo il filtro giusto per casa mia?

Parti da un’analisi dell’acqua di rete: parametri come cloro residuo, durezza e presenza di sottoprodotti della disinfezione orientano la scelta tra caraffa, sottolavello o osmosi inversa.

In sintesi

Scegliere il filtro giusto contro il cloro significa partire dai dati e non dalle sensazioni: un’analisi dell’acqua mirata sul cloro residuo e sugli eventuali sottoprodotti di disinfezione permette di capire se basta un filtro a carboni attivi o se serve un sistema più completo come l’osmosi inversa. LaboratorioAcqua propone il pacchetto potabilità completa per avere un quadro chiaro prima di investire in un sistema di filtrazione. Puoi richiedere l’analisi dell’acqua per ricevere un preventivo su misura in base alle tue esigenze.

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