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Guida di settoreCapitolo 6.62· 7 min di lettura

Industria manifatturiera: quali analisi dell’acqua servono

Industria manifatturiera: quali analisi dell’acqua servono: obblighi, parametri e frequenza dei controlli sull’acqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua

Risposta rapida

Per un’industria manifatturiera le analisi dell’acqua da eseguire dipendono dall’uso: potabile per servizi igienici e mense (parametri D.Lgs. 18/2023), di processo per raffreddamento, lavaggio o additivazione (durezza, pH, conducibilità, ferro/manganese), e di scarico prima dello smaltimento (metalli, COD/BOD, tensioattivi, idrocarburi) secondo il D.Lgs. 152/2006. La combinazione corretta va definita insieme al laboratorio in base al ciclo produttivo.

Chi gestisce uno stabilimento manifatturiero si trova spesso a dover gestire più tipologie di acqua contemporaneamente: quella potabile per il personale, quella di processo per le lavorazioni e quella di scarico da smaltire. La guida Analisi dell’acqua per industria manifatturiera inquadra il tema nel suo insieme; qui approfondiamo nel dettaglio quali analisi servono e perché.

In breve

  • L’acqua potabile aziendale (servizi igienici, mense, docce) segue i parametri del D.Lgs. 18/2023.
  • L’acqua di processo richiede parametri specifici legati all’uso: durezza, conducibilità, pH, ferro/manganese, silice.
  • Gli scarichi industriali vanno analizzati secondo i limiti del D.Lgs. 152/2006 prima dello smaltimento.
  • La frequenza dei controlli dipende dal tipo di autorizzazione (AUA/AIA) e dal profilo di rischio dell’attività.
  • L’acqua di pozzo usata in stabilimento va sempre caratterizzata prima dell’impiego.
  • Il controllo dell’acqua incide anche sulla prevenzione della Legionella negli impianti idrici e di raffreddamento.
  • In settori come alimentare, farmaceutico e tessile la qualità dell’acqua condiziona anche il prodotto finito.
  • Rivolgersi a un laboratorio accreditato aiuta a impostare un piano di monitoraggio coerente con gli obblighi specifici dello stabilimento.

Quali analisi servono per l’acqua potabile in azienda

Se lo stabilimento distribuisce acqua per uso umano (mense, spogliatoi, servizi igienici), valgono gli stessi obblighi di autocontrollo previsti per qualunque gestore di acqua destinata al consumo umano, secondo il D.Lgs. 18/2023: parametri microbiologici, chimici e organolettici da verificare con periodicità definita.

Questo vale in particolare quando l’acqua non arriva direttamente dall’acquedotto ma passa attraverso serbatoi di accumulo, autoclavi o impianti di trattamento interni, punti in cui la qualità può degradare rispetto a quella consegnata dal gestore idrico. Per un confronto con gli obblighi tipici dei gestori di rete, si può consultare la pagina Acquedotti e gestori idrici: obblighi normativi sull’acqua.

Quali analisi servono per l’acqua di processo

L’acqua utilizzata nei processi produttivi (raffreddamento, lavaggio, diluizione, generazione di vapore) richiede un set di parametri diverso da quello potabile, scelto in base alla funzione specifica che l’acqua svolge nell’impianto.

Uso dell’acqua di processo Parametri tipicamente rilevanti
Raffreddamento (torri, scambiatori) Durezza, conducibilità, pH, cloruri, ferro
Generazione di vapore (caldaie) Durezza, silice, ossigeno disciolto, conducibilità
Lavaggio prodotti/superfici Microbiologia, cloro residuo, torbidità
Diluizione additivi/formulati Conducibilità, pH, metalli in tracce

Una durezza elevata, ad esempio, può causare incrostazioni negli scambiatori di calore e nelle caldaie, con perdita di efficienza e maggiori costi di manutenzione; un eccesso di ferro o manganese può macchiare i prodotti nei processi di lavaggio. La scelta dei parametri va sempre calibrata sul ciclo produttivo specifico, insieme al laboratorio.

Quali analisi servono per gli scarichi industriali

Prima di essere immessi in fognatura, in un corpo idrico superficiale o sul suolo, gli scarichi industriali devono rispettare i limiti tabellari previsti dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente), verificati tramite analisi chimiche e microbiologiche specifiche per la tipologia di refluo prodotto.

I parametri più comuni includono domanda chimica di ossigeno (COD), domanda biochimica di ossigeno (BOD5), solidi sospesi totali, metalli (es. cromo, nichel, zinco, a seconda della lavorazione), tensioattivi, idrocarburi e, in alcuni contesti, azoto e fosforo. La tipologia esatta di parametri e i limiti applicabili dipendono dal tipo di autorizzazione allo scarico (comunicazione, AUA o AIA) e dal corpo recettore.

Esempio pratico

Uno stabilimento tessile che tinge tessuti scarica il refluo di lavorazione in pubblica fognatura previa autorizzazione AUA. Il piano di monitoraggio prevede il controllo trimestrale di COD, tensioattivi, metalli e colore dello scarico, oltre al controllo annuale dell’acqua potabile utilizzata negli spogliatoi. Quando un’analisi rileva un valore di COD vicino al limite, l’azienda verifica il funzionamento dell’impianto di depurazione interno e programma una manutenzione, evitando così un successivo superamento.

Ogni quanto ripetere le analisi in uno stabilimento manifatturiero

La frequenza dei controlli non è unica: dipende dal tipo di acqua (potabile, processo, scarico), dall’autorizzazione in essere e dal rischio specifico dell’attività, e va definita in un piano di monitoraggio costruito insieme al laboratorio.

Per gli scarichi, l’autorizzazione stessa (AUA o AIA) spesso indica una periodicità minima di autocontrollo; per l’acqua potabile aziendale, la frequenza va tarata sul numero di persone servite e sulla presenza di punti critici come serbatoi o autoclavi; per l’acqua di processo, conviene programmare controlli più ravvicinati nei periodi di maggiore criticità stagionale (es. estate per i sistemi di raffreddamento). Un approfondimento sui criteri generali di pianificazione è disponibile nella pagina Acquedotti e gestori idrici: frequenza dei controlli dell’acqua, utile per capire la logica alla base di questi piani anche fuori dal contesto industriale.

Come impostare un piano analitico corretto

Per un’industria manifatturiera, un piano analitico efficace nasce dal mappare tutti i punti di prelievo dell’acqua (ingresso, processo, scarico), abbinare a ciascuno i parametri pertinenti e definire una frequenza coerente con gli obblighi autorizzativi e con il livello di rischio reale dell’impianto.

Il punto di partenza utile è sempre un confronto con il laboratorio, che può proporre un pacchetto di analisi su misura per il settore industria manifatturiera, evitando sia lacune di controllo sia analisi ridondanti. Per un inquadramento normativo più ampio, restano un riferimento utile le guide generali Analisi dell’acqua: guida completa e Normativa acqua potabile in Italia.

Domande frequenti

Un’azienda manifatturiera è obbligata ad analizzare l’acqua?

Sì, se distribuisce acqua potabile ai dipendenti (autocontrollo D.Lgs. 18/2023) o se scarica reflui industriali, per cui la normativa ambientale impone controlli periodici prima dello smaltimento in fognatura o corpo idrico.

Quali parametri servono per l’acqua usata nei processi produttivi?

Dipendono dall’uso: per il raffreddamento contano durezza, conducibilità e pH; per il lavaggio dei prodotti spesso servono anche microbiologia e cloro residuo; per usi tecnici specifici possono servire metalli o silice.

Cosa si intende per analisi delle acque reflue industriali?

È il controllo dei parametri chimici e microbiologici dello scarico (COD, BOD5, metalli, tensioattivi, solidi sospesi) per verificarne la conformità ai limiti di legge prima dell’immissione in fognatura o in ambiente.

Ogni quanto vanno ripetute le analisi in un’industria manifatturiera?

La frequenza dipende dal tipo di utilizzo e dagli obblighi autorizzativi (es. AUA/AIA per gli scarichi); indicativamente si va da controlli mensili a semestrali, ma il piano va calibrato con il laboratorio sulla base del profilo di rischio.

L’acqua di pozzo aziendale va analizzata prima dell’uso?

Sì: se l’acqua di pozzo è destinata a uso potabile o a contatto con alimenti/prodotti va sottoposta ad analisi chimico-microbiologiche complete prima dell’utilizzo e poi con controlli periodici.

Le analisi servono anche per la sicurezza dei lavoratori?

Sì: il controllo dell’acqua sanitaria e di processo contribuisce a prevenire rischi come la proliferazione di Legionella negli impianti idrici e di raffreddamento, un aspetto rilevante per la tutela della salute in ambito lavorativo.

Le analisi dell’acqua servono anche per la qualità del prodotto finito?

In molti settori (alimentare, farmaceutico, cosmetico, tessile) la qualità dell’acqua incide direttamente su resa e conformità del prodotto, quindi i controlli chimico-fisici e microbiologici fanno parte del sistema di gestione della qualità.

Chi deve eseguire le analisi delle acque reflue industriali?

Le analisi devono essere svolte da un laboratorio con adeguata competenza tecnica sulle matrici ambientali; è opportuno rivolgersi a un laboratorio accreditato per le prove richieste dall’autorizzazione allo scarico.

Cosa succede se un parametro dello scarico risulta fuori limite?

Va individuata la causa (es. malfunzionamento di un impianto di trattamento) e intervenuto rapidamente; il superamento reiterato dei limiti può comportare conseguenze amministrative previste dalla normativa ambientale.

In sintesi

Per un’industria manifatturiera le analisi dell’acqua non sono un adempimento unico ma un insieme di controlli differenziati per uso: potabile, di processo e di scarico. Impostare il piano corretto richiede di partire dalla mappatura dei punti di prelievo e dagli obblighi autorizzativi specifici dello stabilimento. Per costruire un piano su misura per il proprio ciclo produttivo, è possibile richiedere un’analisi e un preventivo o approfondire il pacchetto dedicato al settore industria manifatturiera.

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