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TrattamentoCapitolo 8.51· 7 min di lettura

Microfiltrazione: cosa rimuove e cosa no

Microfiltrazione: cosa rimuove e cosa no: come funziona, cosa rimuove, costi e manutenzione. Scegli dopo l’analisi.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

La microfiltrazione trattiene particelle e sedimenti in sospensione, torbidità, ruggine e alcuni batteri e cisti di maggiori dimensioni, ma non rimuove sostanze disciolte come cloro, nitrati, metalli pesanti, PFAS o pesticidi. È un pretrattamento efficace contro il particolato, non una soluzione completa per la potabilità: va spesso abbinata ad altre tecnologie (carboni attivi, osmosi inversa) e valutata dopo un’analisi dell’acqua.

Chi cerca informazioni sulla microfiltrazione spesso vuole sapere, in modo concreto, quali problemi risolve davvero e quali no, prima di scegliere un trattamento. Questa pagina risponde punto per punto, con un confronto pratico rispetto ad altre tecnologie di filtrazione.

In breve

  • La microfiltrazione trattiene particelle solide, sedimenti, ruggine e torbidità in base alla dimensione dei pori della membrana.
  • Non rimuove sostanze disciolte: cloro, nitrati, metalli pesanti, PFAS, pesticidi e calcare restano in acqua.
  • Trattiene solo in parte i microrganismi, in funzione della porosità: non è una garanzia di sicurezza microbiologica.
  • È spesso usata come pretrattamento a monte di carboni attivi o osmosi inversa, non come soluzione unica.
  • La scelta corretta della tecnologia dipende dai risultati di un’analisi dell’acqua, non da supposizioni.
  • La manutenzione (sostituzione cartucce, controllo pressione) è determinante per l’efficacia nel tempo.

Cosa rimuove davvero la microfiltrazione

La microfiltrazione agisce per esclusione dimensionale: una membrana con pori di dimensioni micrometriche trattiene le particelle più grandi dei pori mentre lascia passare l’acqua e le sostanze disciolte. È efficace su sedimenti, sabbia, ruggine da tubazioni, limo e torbidità visibile, oltre ad alcune alghe e a microrganismi di dimensioni maggiori, a seconda della soglia di filtrazione scelta.

Questo la rende utile in due situazioni tipiche: acque con torbidità visibile (es. da pozzo o da rete con lavori in corso) e come protezione meccanica per i trattamenti successivi, che altrimenti si intaserebbero rapidamente. Non a caso viene spesso installata prima di un filtro a carboni attivi, per allungarne la durata.

Tabella: cosa trattiene e cosa lascia passare

Contaminante Rimosso dalla microfiltrazione? Note
Sedimenti, sabbia, limo Efficacia dipendente dalla soglia in micron
Ruggine, particolato da tubazioni Utile in impianti datati
Torbidità Generalmente sì Migliora l’aspetto dell’acqua
Alcuni batteri di grandi dimensioni Parziale Non garantita, dipende dai pori
Virus No Troppo piccoli per essere trattenuti
Cloro, sapore/odore di cloro No Serve carbone attivo
Nitrati, solfati, metalli disciolti No Serve osmosi inversa o scambio ionico
Calcare (durezza) No Serve addolcimento
PFAS, pesticidi, farmaci residui No Serve carbone attivo specifico o osmosi inversa

Cosa NON rimuove la microfiltrazione

Va detto con chiarezza, perché è la fonte principale di aspettative sbagliate: la microfiltrazione non tocca nulla di ciò che è disciolto in acqua a livello molecolare o ionico. Cloro residuo, nitrati, solfati, metalli pesanti come piombo o rame, PFAS, pesticidi e residui farmaceutici attraversano la membrana senza essere trattenuti, perché le loro dimensioni sono molto inferiori a quelle dei pori più fini utilizzati in microfiltrazione.

Anche la componente microbiologica va considerata con cautela: la rimozione di batteri è parziale e dipende dalla soglia dimensionale della membrana, mentre i virus, molto più piccoli, non vengono trattenuti in modo affidabile. Per un confronto su questo aspetto specifico si può approfondire con la pagina dedicata al miglior filtro per batteri nell’acqua.

Microfiltrazione da sola o in combinazione con altri trattamenti

La risposta diretta è: nella maggior parte dei casi in combinazione. La microfiltrazione dà il meglio di sé come primo stadio di una linea di trattamento più ampia, perché protegge i componenti successivi (carboni attivi, membrane di osmosi inversa) dall’intasamento da particolato, mantenendone efficienza e durata nel tempo.

Un confronto utile è quello con la caraffa filtrante, soluzione domestica più semplice ma con una capacità di trattamento e una portata molto diverse rispetto a un impianto di microfiltrazione installato sotto lavello o in testa all’abitazione. Per chi valuta i costi di gestione nel tempo, può essere utile anche il confronto con caraffa filtrante: costi e quando conviene e con filtro a carboni attivi: vantaggi, limiti e manutenzione.

Esempio pratico

Una famiglia con acqua di pozzo nota che, dopo piogge intense, l’acqua esce torbida e con residui visibili nei filtri dei rubinetti. Installa un sistema di microfiltrazione come pretrattamento: la torbidità sparisce e i filtri a valle durano più a lungo. Tuttavia, un’analisi dell’acqua richiesta successivamente evidenzia la presenza di nitrati oltre i valori attesi per un uso prolungato: la microfiltrazione non ha alcun effetto su questo parametro, e la famiglia deve valutare un trattamento aggiuntivo (ad esempio a scambio ionico o osmosi inversa) sulla base del referto.

Come capire se la microfiltrazione è la soluzione giusta

La risposta diretta è: attraverso un’analisi dell’acqua mirata, che verifichi torbidità, parametri chimici e microbiologici prima di scegliere una tecnologia. Decidere “a occhio” in base all’aspetto dell’acqua porta spesso a installare un trattamento che risolve solo un sintomo (la torbidità) lasciando irrisolti i parametri più rilevanti per la potabilità.

Un percorso corretto parte da un’analisi dell’acqua completa, che può includere, a seconda del caso, verifiche su sedimenti, metalli, nitrati e parametri microbiologici, con riferimento ai limiti previsti dal D.Lgs. 18/2023, il decreto attualmente in vigore in Italia in recepimento della direttiva UE sulle acque destinate al consumo umano.

Domande frequenti

La microfiltrazione rimuove i batteri?

Solo in parte: trattiene i microrganismi più grandi in base alla porosità della membrana, ma non garantisce la rimozione di virus e di molti batteri patogeni. Per la sicurezza microbiologica servono verifiche specifiche e, se necessario, sistemi dedicati.

La microfiltrazione elimina il cloro dall’acqua?

No, il cloro è disciolto e non viene trattenuto dalla microfiltrazione: serve un filtro a carboni attivi.

Serve la microfiltrazione se ho già un filtro a carboni attivi?

Spesso sì, come pretrattamento: protegge il filtro a carboni attivi e altri componenti a valle da sedimenti e torbidità, prolungandone la vita utile.

La microfiltrazione basta per rendere potabile un’acqua di pozzo?

Da sola generalmente no: un’acqua di pozzo può contenere nitrati, metalli o contaminazione microbiologica che la microfiltrazione non risolve. È necessaria un’analisi completa per definire il trattamento adeguato.

Che differenza c’è tra microfiltrazione e ultrafiltrazione?

La microfiltrazione ha pori più larghi e trattiene solo particelle relativamente grandi; l’ultrafiltrazione ha pori più fini e può trattenere anche molti batteri e alcune macromolecole, ma non le sostanze disciolte.

Quanto dura una cartuccia di microfiltrazione?

Dipende dalla qualità dell’acqua in ingresso e dal carico di sedimenti: quando la pressione cala o l’acqua torna torbida è indicativamente il momento di sostituirla, secondo le indicazioni del produttore.

La microfiltrazione toglie il calcare?

No, il calcare (durezza) è disciolto nell’acqua e richiede addolcimento o altre tecnologie dedicate, non la microfiltrazione.

Come faccio a sapere se mi serve la microfiltrazione o un’altra tecnologia?

Il punto di partenza corretto è un’analisi dell’acqua che evidenzi torbidità, presenza di sedimenti, parametri chimici e microbiologici: solo così si sceglie il trattamento più adatto invece di procedere per tentativi.

In sintesi

La microfiltrazione è efficace contro sedimenti, torbidità e ruggine, ma non tocca cloro, nitrati, metalli disciolti, calcare o PFAS, e offre una copertura solo parziale sui microrganismi. Prima di scegliere questo o altri trattamenti, il modo più affidabile per capire cosa serve davvero è richiedere un’analisi dell’acqua mirata: LaboratorioAcqua può indicare il pacchetto più adatto, incluso potabilità completa, e guidarti nella scelta del trattamento sulla base dei risultati. Puoi richiedere l’analisi per avere un quadro chiaro prima di investire in un sistema di filtrazione.

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