Risposta rapida
L’ossigeno disciolto è la quantità di O2 gassoso presente nell’acqua, fondamentale per la vita acquatica e indicatore dello stato di salute di un corpo idrico. Non è un parametro normato per l’acqua potabile dal D.Lgs. 18/2023, mentre è centrale nel monitoraggio di acque superficiali, pozzi, piscine e acquacoltura. Valori bassi segnalano inquinamento organico o scarsa ossigenazione.
In breve
- L’ossigeno disciolto (OD) è la quantità di O2 gassoso presente in acqua, essenziale per pesci, microrganismi e per l’autodepurazione dei corsi d’acqua.
- Non rientra tra i parametri obbligatori del D.Lgs. 18/2023 per l’acqua potabile, mentre è un indicatore chiave per acque superficiali, lacustri e di allevamento ittico.
- Dipende da temperatura, altitudine, salinità, moto ondoso e attività biologica: acqua fredda e mossa trattiene più ossigeno di acqua calda e ferma.
- Valori bassi persistenti indicano spesso un eccesso di sostanza organica biodegradabile o scarichi non depurati che consumano ossigeno nel processo di decomposizione.
- Nelle acque di pozzo profondo l’ossigeno disciolto è naturalmente scarso o assente, senza che questo implichi un problema di potabilità.
- La misura va effettuata con strumentazione dedicata, idealmente in campo, perché il valore varia rapidamente dopo il prelievo.
- È un parametro complementare rispetto ai parametri chimico-fisici classici trattati nella guida ai parametri chimico-fisici.
- Per un quadro completo sulla potabilità di un’acqua è comunque utile un pacchetto di analisi più ampio, dedicato ai parametri effettivamente normati.
Cos’è l’ossigeno disciolto e da cosa dipende
L’ossigeno disciolto è la concentrazione di O2 gassoso presente in un campione d’acqua, espressa in mg/L o in percentuale di saturazione rispetto al valore massimo teorico a quella temperatura e pressione. Deriva dallo scambio con l’atmosfera e, nelle acque superficiali, dalla fotosintesi delle alghe e delle piante acquatiche durante il giorno.
La solubilità dell’ossigeno in acqua è inversamente proporzionale alla temperatura: un’acqua fredda può contenere più ossigeno disciolto di un’acqua calda a parità di altre condizioni. Anche la salinità influisce: l’acqua di mare trattiene meno ossigeno dell’acqua dolce. Il moto ondoso, la turbolenza e l’aerazione meccanica (ad esempio in un impianto di depurazione) aumentano lo scambio con l’aria e quindi la concentrazione disciolta.
Ossigeno disciolto e normativa: cosa dice il D.Lgs. 18/2023
L’ossigeno disciolto non è tra i parametri chimici o indicatori obbligatori elencati dal D.Lgs. 18/2023 per l’acqua destinata al consumo umano, che si concentra su parametri microbiologici, chimici e indicatori di qualità organolettica e di processo. Questo perché il rischio sanitario diretto per chi beve acqua potabile non è legato al livello di ossigeno disciolto, quanto piuttosto alla presenza di contaminanti chimici e microbiologici disciplinati dalla normativa acqua potabile.
L’ossigeno disciolto resta invece un parametro chiave in altri ambiti normativi e gestionali: monitoraggio ambientale delle acque superficiali, classificazione dello stato ecologico dei corpi idrici, gestione degli impianti di depurazione e acquacoltura, dove soglie minime servono a garantire la sopravvivenza della fauna acquatica. Per queste finalità si fa riferimento a normative e linee guida ambientali specifiche, distinte dal decreto sulla potabilità.
| Contesto | Rilevanza dell’ossigeno disciolto |
|---|---|
| Acqua potabile (D.Lgs. 18/2023) | Non è parametro obbligatorio |
| Acque superficiali e corpi idrici | Indicatore chiave dello stato ecologico |
| Acquacoltura e allevamenti ittici | Parametro vitale per la sopravvivenza dei pesci |
| Depurazione delle acque reflue | Parametro di processo per i trattamenti biologici aerobici |
| Pozzi privati profondi | Valore fisiologicamente basso, non un difetto |
Ossigeno disciolto basso: cause e cosa può indicare
Un calo marcato di ossigeno disciolto in un fiume, lago o canale è spesso il segnale di un eccesso di sostanza organica biodegradabile, immessa ad esempio da scarichi civili o zootecnici non adeguatamente depurati. I microrganismi che degradano questa sostanza organica consumano ossigeno nel processo respiratorio, sottraendolo alla colonna d’acqua e mettendo in difficoltà pesci e altri organismi acquatici.
Altre cause di ossigeno disciolto ridotto includono temperature elevate (che riducono la solubilità del gas), acque stagnanti con scarso ricambio, eutrofizzazione con proliferazione algale seguita da morte e decomposizione della biomassa, e la naturale stratificazione termica dei laghi profondi, dove gli strati d’acqua più profondi restano poveri di ossigeno per gran parte dell’anno.
Esempio pratico
Un allevatore ittico rileva al mattino diversi pesci in sofferenza vicino alla superficie di una vasca. Una misura sul campo mostra ossigeno disciolto molto sotto la saturazione attesa per quella temperatura. L’analisi di laboratorio abbinata, che include il carico organico e i nutrienti, evidenzia un eccesso di sostanza organica accumulata sul fondo della vasca, probabilmente da residui di mangime. La combinazione di aerazione meccanica e riduzione dell’apporto alimentare, insieme a un monitoraggio periodico, riporta la situazione sotto controllo nei giorni successivi.
Ossigeno disciolto e salute: c’è un rischio per chi beve l’acqua?
L’ossigeno disciolto non rappresenta di per sé un rischio sanitario diretto per chi consuma acqua potabile: non è un parametro tossicologico e non compare tra i limiti del D.Lgs. 18/2023. La sua rilevanza sanitaria è indiretta, perché acque povere di ossigeno possono favorire condizioni chimiche (ad esempio la solubilizzazione di alcuni metalli in ambiente riducente) che meritano un approfondimento analitico più ampio, non desumibile dal solo dato di ossigeno.
Come e quando misurare l’ossigeno disciolto
La misura dell’ossigeno disciolto si effettua tipicamente con sonde elettrochimiche (tipo Clark) o ottiche, spesso direttamente sul campo, perché il valore può cambiare rapidamente dopo il prelievo per effetto della temperatura, dell’agitazione del campione e del consumo biologico residuo. In laboratorio si utilizzano metodiche titrimetriche o elettrochimiche di riferimento quando serve un dato tracciabile e riproducibile.
Ha senso richiedere questa misura per: monitoraggio ambientale di fiumi, laghi e stagni; gestione di vasche di acquacoltura e piscicoltura; verifica del funzionamento di impianti di depurazione a fanghi attivi; studi idrogeologici su acque sotterranee. Non è invece il parametro da richiedere per una prima verifica di potabilità di un’acqua di pozzo o di rete, per cui è più indicato un pacchetto analitico dedicato ai parametri effettivamente normati, come quello per potabilità completa.
Domande frequenti
Cos’è l’ossigeno disciolto nell’acqua?
È la concentrazione di ossigeno gassoso (O2) disciolto nell’acqua, espressa in mg/L o come percentuale di saturazione, che deriva dallo scambio con l’aria e dall’attività fotosintetica delle alghe.
L’ossigeno disciolto è un parametro previsto dal D.Lgs. 18/2023 per l’acqua potabile?
No, il D.Lgs. 18/2023 non lo include tra i parametri obbligatori per l’acqua destinata al consumo umano; è invece rilevante per le acque superficiali, di balneazione e per l’acquacoltura.
Quali sono i valori considerati normali?
In un corpo idrico sano l’ossigeno disciolto è vicino alla saturazione; valori molto bassi indicano stress ambientale. Il dato va sempre interpretato con un laboratorio, senza fare riferimento a cifre generiche.
Perché l’ossigeno disciolto in un pozzo è spesso basso?
Le acque sotterranee profonde hanno naturalmente poco contatto con l’aria, quindi presentano ossigeno disciolto ridotto o assente: è una condizione fisiologica, non necessariamente un problema.
L’ossigeno disciolto può indicare inquinamento?
Sì: un forte calo di ossigeno in un fiume o lago è spesso associato a un carico eccessivo di sostanza organica biodegradabile, che i microrganismi consumano ossigenandosi a spese dell’ambiente acquatico.
Come si misura l’ossigeno disciolto?
Si misura tipicamente con sonde elettrochimiche o ottiche in campo, oppure con metodi di laboratorio; la misura va fatta rapidamente perché il valore cambia con temperatura, pressione e tempo di conservazione del campione.
L’ossigeno disciolto ha effetti sulla salute umana se bevo l’acqua?
Non è un parametro di rischio sanitario diretto per l’acqua potabile: l’attenzione a questo dato riguarda soprattutto l’ecosistema acquatico e la qualità delle acque superficiali, non la sicurezza del consumo.
Serve analizzare l’ossigeno disciolto in una piscina?
Non è il parametro chiave della piscina, dove contano più cloro, pH e microbiologia, ma può essere richiesto in contesti specifici di monitoraggio ambientale o impianti di depurazione collegati.
In sintesi
L’ossigeno disciolto è un indicatore prezioso per la salute di fiumi, laghi, vasche di acquacoltura e impianti di depurazione, ma non è il parametro da guardare per valutare la potabilità di un’acqua di pozzo o di rete. Se il tuo obiettivo è verificare che l’acqua che bevi rispetti i requisiti del D.Lgs. 18/2023, ti conviene partire dalla guida ai parametri chimico-fisici o dalla guida completa alla normativa per capire quali analisi richiedere davvero. Se invece stai monitorando un corpo idrico, una vasca o un impianto e vuoi impostare correttamente il pannello di analisi, puoi richiedere un’analisi su misura con LaboratorioAcqua, indicando il contesto specifico (ambientale, acquacoltura, potabilità) così da ricevere un preventivo mirato.
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