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ParametroCapitolo 3.216· 8 min di lettura

Ozono residuo dell’acqua: cos’e e valori ottimali

Ozono residuo acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

L’ozono residuo è la quantità di ozono disciolto che rimane nell’acqua dopo il trattamento di disinfezione, prima che si decomponga naturalmente in ossigeno. A differenza del cloro, l’ozono non lascia un residuo stabile nel tempo: la sua funzione è ossidare microrganismi e sostanze inquinanti al momento del trattamento, non garantire una protezione residua nella rete di distribuzione. Un’analisi di laboratorio accreditato verifica se il processo di ozonizzazione è stato efficace e se sono presenti sottoprodotti indesiderati.

In breve

  • L’ozono residuo è l’ozono disciolto ancora presente nell’acqua subito dopo la disinfezione, prima di decomporsi in ossigeno.
  • A differenza del cloro, l’ozono non fornisce protezione residua nella rete di distribuzione: agisce "al momento" e poi svanisce.
  • Il rischio sanitario principale collegato all’ozonizzazione non è l’ozono in sé, ma i sottoprodotti di ossidazione come i bromati.
  • La misura richiede metodi analitici rapidi in laboratorio, perché il gas disciolto è instabile.
  • Un dosaggio corretto di ozono è un equilibrio tra disinfezione efficace e minimizzazione dei sottoprodotti.
  • È un parametro pertinente soprattutto per acquedotti, impianti industriali e privati che usano l’ozono come trattamento primario.
  • Va tenuto distinto dal residuo fisso dell’acqua, parametro che misura i sali disciolti e non ha nulla a che vedere con la disinfezione.
  • Un’analisi mirata in un laboratorio accreditato permette di verificare sia l’efficacia del trattamento sia l’assenza di sottoprodotti indesiderati.

Cos’è l’ozono residuo e a cosa serve

L’ozono residuo è la concentrazione di ozono (O₃) ancora disciolta nell’acqua nel breve intervallo successivo all’iniezione del gas nell’impianto di trattamento. Serve come indicatore che il processo di ossidazione e disinfezione ha raggiunto il tempo di contatto necessario per inattivare microrganismi e ossidare alcune sostanze indesiderate presenti nell’acqua grezza.

L’ozono è uno degli ossidanti più potenti utilizzabili nel trattamento delle acque: agisce distruggendo le pareti cellulari di batteri, virus e alcune forme cistiche di protozoi, e può ossidare composti organici, ferro, manganese e alcuni pesticidi. Il "residuo" misurato subito dopo il trattamento (tipicamente entro pochi minuti) dà indicazione della dose effettivamente disponibile per la reazione disinfettante, un dato che i gestori di impianto usano per tarare il dosaggio del gas in funzione della qualità dell’acqua grezza e della portata trattata.

Perché l’ozono non lascia protezione residua come il cloro

L’ozono garantisce una disinfezione molto efficace nel punto di applicazione ma, a differenza del cloro, non mantiene un’azione protettiva lungo la rete di distribuzione: si trasforma rapidamente in ossigeno e perde la capacità disinfettante entro poco tempo dal dosaggio.

Questo aspetto è centrale per capire il ruolo dell’ozono negli impianti di potabilizzazione: viene spesso impiegato come trattamento primario di ossidazione e disinfezione, ma è quasi sempre abbinato a un secondo disinfettante (in genere a base di cloro) che garantisce protezione residua durante il trasporto dell’acqua fino al rubinetto dell’utente. Senza un residuo protettivo in rete, l’acqua trattata solo con ozono sarebbe vulnerabile a ricontaminazioni microbiologiche lungo il tragitto in tubazioni, serbatoi e cisterne.

Caratteristica Ozono Cloro
Potere ossidante Molto elevato Elevato
Residuo protettivo in rete Assente o trascurabile Presente, misurabile come cloro residuo
Tempo di decomposizione Minuti-ore Giorni
Sottoprodotti tipici Bromati (in presenza di bromuri) Trialometani, altri organoalogenati
Impiego tipico Ossidazione, pre-disinfezione Disinfezione finale e mantenimento in rete

Rischi sanitari: il vero tema non è l’ozono ma i sottoprodotti

L’ozono disciolto in sé, per la sua rapida decomposizione, difficilmente raggiunge il consumatore in quantità rilevanti. Il tema sanitario più importante legato all’ozonizzazione riguarda invece i sottoprodotti di ossidazione, in particolare i bromati, che si formano quando l’acqua grezza contiene bromuri e viene trattata con dosi elevate di ozono.

I bromati sono un parametro regolamentato dalla normativa sull’acqua potabile (D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184): il gestore dell’impianto deve monitorarli e mantenerli entro il valore di parametro stabilito dalla norma. Non è possibile qui riportare la cifra esatta del limite: per il valore aggiornato bisogna fare riferimento al testo normativo ufficiale o alla scheda tecnica del gestore.

Come si misura l’ozono residuo in laboratorio

La misura dell’ozono residuo richiede metodi analitici rapidi, tipicamente spettrofotometrici o elettrochimici, applicati il più vicino possibile al momento e al punto di trattamento, perché il gas disciolto si decompone in tempi brevi e una misura ritardata non rappresenterebbe più la concentrazione reale nell’impianto.

Per questo motivo, a differenza di molti altri parametri chimico-fisici che tollerano un trasporto del campione fino al laboratorio, l’ozono residuo è spesso più significativo se misurato con strumentazione portatile direttamente sul campo, mentre un laboratorio accreditato interviene soprattutto per il controllo dei sottoprodotti (come i bromati) e per la validazione complessiva del pacchetto di parametri chimico-fisici legati alla disinfezione.

Esempio pratico

Un piccolo condominio con pozzo autonomo installa un impianto di ozonizzazione per il trattamento dell’acqua a uso potabile. Dopo l’installazione, l’amministratore richiede un’analisi che comprenda i parametri chimico-fisici e i sottoprodotti di disinfezione, per verificare che il dosaggio impostato non generi bromati oltre i livelli previsti e che il sistema disinfettante secondario (ad esempio a base di cloro) garantisca comunque una protezione residua adeguata fino ai rubinetti degli appartamenti. Il referto di un laboratorio accreditato permette di correggere per tempo il dosaggio se necessario, prima che si presentino problemi microbiologici o di sottoprodotti.

Quando ha senso richiedere l’analisi dell’ozono residuo

Ha senso richiedere questo controllo quando l’impianto (comunale, industriale o privato) utilizza l’ozono come trattamento di disinfezione o ossidazione, per verificare l’efficacia del processo e l’assenza di sottoprodotti critici come i bromati, soprattutto in presenza di acqua grezza ricca di bromuri.

Non è invece un parametro rilevante per chi si allaccia semplicemente a un acquedotto che non utilizza l’ozono, né va confuso con controlli più generali sulla qualità chimico-fisica dell’acqua, come quelli descritti nella guida ai parametri chimico-fisici dell’acqua. Chi desidera un quadro completo della potabilità della propria acqua può fare riferimento alla guida completa sull’acqua potabile e ai riferimenti normativi raccolti nella pagina sulla normativa acqua potabile in Italia.

Domande frequenti

Cos’è l’ozono residuo nell’acqua?

È la concentrazione di ozono disciolto ancora presente nell’acqua subito dopo il trattamento di disinfezione, prima che si decomponga in ossigeno nel giro di pochi minuti od ore.

L’ozono residuo è pericoloso per la salute?

L’ozono disciolto si decompone rapidamente e raramente arriva al rubinetto in quantità significative; l’attenzione va piuttosto ai sottoprodotti di ossidazione, come i bromati, il cui controllo è disciplinato dalla normativa.

Perché l’ozono non lascia una protezione residua come il cloro?

L’ozono è instabile e si trasforma in ossigeno in tempi brevi, quindi non protegge l’acqua durante il trasporto in rete; per questo spesso si abbina un disinfettante secondario residuo.

Come si misura l’ozono residuo in laboratorio?

Si utilizzano metodi spettrofotometrici o elettrochimici dedicati, che devono essere eseguiti rapidamente dopo il prelievo per la natura instabile del gas disciolto.

Quali sono i rischi di un dosaggio di ozono non corretto?

Un dosaggio insufficiente può lasciare microrganismi non inattivati, mentre un dosaggio eccessivo aumenta la formazione di sottoprodotti come i bromati in presenza di bromuri nell’acqua grezza.

L’ozono residuo riguarda anche l’acqua di pozzo privato?

Sì, se l’impianto domestico o di un piccolo acquedotto privato utilizza l’ozono come trattamento; in questo caso è opportuno verificare periodicamente l’efficacia della disinfezione e l’assenza di sottoprodotti.

Che differenza c’è tra ozono residuo e residuo fisso?

Sono due parametri completamente diversi: il residuo fisso misura i sali disciolti totali nell’acqua (residuo fisso dell’acqua), mentre l’ozono residuo riguarda un gas disinfettante impiegato nel trattamento e non ha relazione con la mineralizzazione dell’acqua. Chi vuole approfondire come intervenire sui sali disciolti può leggere anche come correggere il residuo fisso o come misurare il residuo fisso.

Serve testare l’ozono residuo prima di bere acqua da un impianto trattato con ozono?

È buona pratica per chi gestisce l’impianto verificare periodicamente l’efficacia del trattamento e l’assenza di sottoprodotti indesiderati, soprattutto quando l’acqua grezza contiene bromuri.

Un’analisi generica dell’acqua include l’ozono residuo?

Non sempre: è un parametro specifico che va richiesto esplicitamente quando l’impianto utilizza l’ozonizzazione, insieme al controllo dei sottoprodotti di ossidazione.

In sintesi

L’ozono residuo racconta l’efficacia istantanea di un trattamento di disinfezione che, a differenza del cloro, non lascia protezione stabile in rete: per questo il controllo va abbinato alla verifica dei sottoprodotti come i bromati e alla presenza di un disinfettante secondario adeguato. Se gestisci un impianto che utilizza l’ozono, o vuoi capire meglio la qualità chimico-fisica della tua acqua, puoi approfondire nella guida ai parametri chimico-fisici dell’acqua e richiedere un’analisi mirata tramite richiedi-analisi; per un quadro normativo di riferimento, consulta la pagina sulla normativa acqua potabile in Italia. Se hai anche un dubbio sulla mineralizzazione della tua acqua, valuta un glossario del residuo fisso per non confondere i due parametri.

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