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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
ConfrontoCapitolo 11.19· 7 min di lettura

PFOA o PFOS

PFOA o PFOS: differenze, pro e contro e come scegliere in base alle tue esigenze.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua

Risposta rapida

PFOA e PFOS sono due composti della famiglia dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), entrambi persistenti nell’ambiente e nell’organismo, ma con impieghi industriali e profili tossicologici parzialmente diversi. Il D.Lgs. 18/2023 li disciplina insieme ad altri PFAS, imponendo un limite complessivo per la somma dei composti regolamentati nell’acqua potabile. Per sapere se sono presenti nella propria acqua serve un’analisi di laboratorio specifica, poiché non sono percepibili da gusto, odore o colore.

In breve

  • PFOA e PFOS appartengono entrambi alla famiglia dei PFAS, sostanze chimiche di sintesi note per la loro estrema persistenza ambientale.
  • Si differenziano per struttura chimica e per gli usi industriali storici, ma la normativa italiana ed europea li tratta come parametri correlati.
  • Il D.Lgs. 18/2023 introduce controlli sui PFAS nell’acqua potabile, con limiti riferiti a somme di composti, non percepibili sensorialmente.
  • Non esiste un modo per "vedere" o "sentire" la presenza di PFOA o PFOS nell’acqua: serve un’analisi di laboratorio dedicata.
  • I trattamenti domestici più efficaci contro i PFAS combinano carboni attivi e osmosi inversa, da valutare caso per caso.
  • Confrontare PFOA e PFOS ha senso soprattutto per capire come interpretare un referto analitico e quali fonti di contaminazione considerare.
  • Per situazioni di esposizione sospetta o dubbi sanitari, il riferimento resta il medico curante o l’ASL territoriale.

Cosa sono PFOA e PFOS e in cosa differiscono

PFOA (acido perfluoroottanoico) e PFOS (acido perfluoroottansolfonico) sono due composti della famiglia dei PFAS, sostanze chimiche di sintesi utilizzate per decenni in applicazioni industriali. Differiscono nella struttura molecolare — un gruppo funzionale carbossilico nel primo, solfonico nel secondo — e negli impieghi storici prevalenti, ma condividono un tratto comune: un’elevatissima persistenza nell’ambiente e nell’organismo.

Il PFOA è stato impiegato soprattutto nella produzione di rivestimenti antiaderenti e materiali plastici fluorurati; il PFOS in tessuti impermeabilizzanti, schiume antincendio e trattamenti superficiali. Entrambi sono classificati tra i PFAS a catena lunga, oggi progressivamente sostituiti o vietati in molte applicazioni, ma ancora presenti nell’ambiente per la loro scarsa degradabilità.

Aspetto PFOA PFOS
Gruppo funzionale Carbossilico Solfonico
Uso industriale storico prevalente Rivestimenti antiaderenti, polimeri fluorurati Tessuti impermeabili, schiume antincendio
Persistenza ambientale Molto elevata Molto elevata
Rilevabilità sensoriale (gusto/odore) Assente Assente
Normativa italiana di riferimento D.Lgs. 18/2023 (famiglia PFAS) D.Lgs. 18/2023 (famiglia PFAS)

Quale dei due è più pericoloso per la salute

Non è corretto stabilire in modo semplicistico quale delle due sostanze sia "peggiore": entrambe sono oggetto di attenzione da parte degli enti sanitari internazionali per la loro persistenza e per il potenziale accumulo nell’organismo nel tempo. La valutazione del rischio dipende da concentrazione, durata dell’esposizione e caratteristiche individuali.

Per questo la normativa e gli organismi sanitari non fissano un singolo composto come discriminante, ma monitorano la famiglia dei PFAS nel suo complesso. Approfondimenti aggiornati sugli effetti sulla salute sono disponibili tramite fonti istituzionali come l’Istituto Superiore di Sanità.

Come capire se sono presenti nella propria acqua

L’unico modo affidabile per sapere se PFOA, PFOS o altri PFAS sono presenti nell’acqua di casa è un’analisi di laboratorio con metodi specifici per queste sostanze, poiché non alterano gusto, odore o colore anche a concentrazioni rilevanti. L’analisi va eseguita preferibilmente al punto di consumo, cioè al rubinetto.

Chi vive in zone note per criticità storiche legate ai PFAS, o chi utilizza acqua di pozzo privato, ha maggiore interesse a verificare periodicamente questi parametri. Per orientarsi tra le diverse opzioni di analisi disponibili, può essere utile confrontare un kit domestico con un’analisi di laboratorio: i kit rapidi in genere non coprono i PFAS con l’affidabilità richiesta per questi composti.

Esempio pratico: una famiglia che vive vicino a un’area industriale dismessa, informata di possibili contaminazioni storiche della falda, richiede un’analisi mirata sui PFAS al proprio punto di erogazione domestico. Il referto riporta le concentrazioni dei singoli composti, tra cui PFOA e PFOS, confrontate con i limiti di legge. Solo a partire da questo dato è possibile valutare, insieme a un tecnico, se e quale trattamento installare.

Come intervenire se i valori superano i limiti

Se un’analisi rileva concentrazioni di PFOA o PFOS superiori ai limiti previsti, il primo passo è confrontarsi con il laboratorio che ha eseguito il test per comprendere correttamente il referto e distinguere tra superamento del singolo parametro e della somma totale dei PFAS prevista dal decreto.

Sul piano tecnico, i sistemi più diffusi per la rimozione dei PFAS dall’acqua domestica combinano filtrazione a carboni attivi e osmosi inversa; quest’ultima, in particolare, è generalmente più efficace nel trattenere molecole di piccole dimensioni come i PFAS. Per capire le differenze pratiche tra le tecnologie disponibili si possono confrontare osmosi inversa e carboni attivi oppure caraffa filtrante e osmosi inversa, tenendo presente che le caraffe standard non sono generalmente indicate per questo tipo di contaminanti.

Domande frequenti

PFOA e PFOS sono la stessa sostanza?

No, sono due composti chimici distinti della famiglia dei PFAS: differiscono nella struttura molecolare (un gruppo carbossilico nel PFOA, un gruppo solfonico nel PFOS) e negli impieghi industriali storici, ma condividono la stessa persistenza ambientale.

Quale dei due è più pericoloso?

Non esiste una risposta valida per ogni contesto: gli enti sanitari internazionali considerano entrambi di interesse per la salute pubblica e li normano insieme. Per una valutazione specifica occorre rivolgersi a fonti scientifiche aggiornate e, per aspetti sanitari personali, al proprio medico.

Il D.Lgs. 18/2023 distingue PFOA e PFOS?

Il decreto individua i PFAS come famiglia di parametri di controllo per l’acqua potabile, con un valore per la somma di alcuni composti indicati e uno per il totale dei PFAS; per il dettaglio dei singoli limiti si rimanda al testo normativo in Gazzetta Ufficiale.

Come si eliminano PFOA e PFOS dall’acqua domestica?

I trattamenti più utilizzati includono sistemi a carboni attivi e osmosi inversa, spesso combinati; l’efficacia dipende dal tipo di impianto, dalla sua manutenzione e dalla concentrazione di partenza, per cui è opportuno verificare i risultati con un’analisi post-trattamento.

I filtri caraffa rimuovono i PFAS?

In genere le caraffe filtranti non sono progettate per trattenere in modo affidabile i PFAS: per una rimozione efficace si valutano soluzioni più specifiche, da confrontare con un tecnico dopo aver conosciuto i risultati dell’analisi.

Da dove arrivano PFOA e PFOS nell’acqua?

Derivano soprattutto da usi industriali pregressi (rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabilizzanti, schiume antincendio) e possono raggiungere le falde tramite scarichi, dilavamento di siti contaminati o percolazione nel suolo.

Posso sapere se la mia acqua contiene PFAS senza analisi?

No: PFOA e PFOS non alterano gusto, odore o colore dell’acqua e non sono rilevabili a occhio. L’unico modo affidabile è un’analisi di laboratorio con metodi specifici per queste sostanze.

Le analisi dell’acquedotto locale bastano?

I gestori sono tenuti ai controlli previsti dalla normativa, ma un’analisi indipendente e mirata al punto di consumo (rubinetto di casa) può fornire un quadro più puntuale, soprattutto se l’impianto interno è datato o se si desidera verificare l’efficacia di un filtro.

Cosa fare se un’analisi rileva PFOA o PFOS oltre i limiti?

È opportuno confrontarsi con il laboratorio che ha eseguito l’analisi per interpretare correttamente il referto, valutare un trattamento adeguato e, per dubbi sanitari, rivolgersi al medico di famiglia o all’ASL competente.

In sintesi

Confrontare PFOA e PFOS serve soprattutto a comprendere che si tratta di due composti della stessa famiglia di contaminanti emergenti, entrambi da monitorare con un’analisi specifica e non distinguibili a occhio o al palato. Se vuoi sapere se la tua acqua li contiene, richiedi un’analisi dell’acqua mirata ai PFAS presso LaboratorioAcqua: in base ai risultati potrai valutare, con il supporto di un tecnico, l’opzione più adatta anche nell’ambito del pacchetto potabilità domestica. Per un quadro più ampio sui confronti tra trattamenti e parametri dell’acqua, consulta anche la guida confronti sull’acqua e sui trattamenti.

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