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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
ConfrontoCapitolo 11.30· 8 min di lettura

Primo getto o dopo spurgo

Primo getto o dopo spurgo: differenze, pro e contro e come scegliere in base alle tue esigenze.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua

Risposta rapida

Il primo getto (il campione prelevato appena aperto il rubinetto, senza far scorrere l’acqua) è utile per valutare l’esposizione reale a piombo, rame e altri metalli che possono derivare dalle tubazioni e dai ristagni nell’impianto interno. Il campione dopo spurgo (dopo aver fatto scorrere l’acqua per alcuni minuti) riflette invece la qualità dell’acqua di rete, più vicina a quella distribuita dall’ente gestore. Per un quadro completo, molte analisi domestiche prevedono entrambi i prelievi.

Chi vuole capire come impostare correttamente un campionamento si trova spesso davanti a un bivio: prelevare l’acqua non appena si apre il rubinetto (primo getto) oppure farla scorrere per qualche minuto prima di raccogliere il campione (dopo spurgo). Sono due approcci complementari più che alternativi, e la scelta giusta dipende da cosa si vuole verificare. Per un quadro più ampio sui confronti tra metodi e trattamenti legati all’acqua, può essere utile partire dalla guida Confronti sull’acqua e sui trattamenti.

In breve

  • Il primo getto raccoglie l’acqua rimasta ferma nell’impianto interno: utile per valutare rilasci da tubazioni, rubinetteria o raccordi.
  • Il campione dopo spurgo rappresenta meglio l’acqua distribuita dalla rete idrica, a monte dell’impianto domestico.
  • Metalli come piombo e rame sono più legati ai materiali dell’impianto interno, quindi al primo getto.
  • Parametri come durezza, cloro residuo o alcuni indicatori microbiologici possono variare in modo diverso tra le due modalità.
  • Non esiste un tempo di ristagno standard universale: la definizione del protocollo spetta al laboratorio in base agli obiettivi.
  • Nelle abitazioni con impianti datati, il confronto tra i due prelievi aiuta a capire se il problema è nell’impianto o nella rete.
  • Un protocollo completo spesso prevede entrambi i campioni, per distinguere le responsabilità tra rete pubblica e impianto privato.
  • Prima di scegliere, conviene descrivere al laboratorio la situazione (età dell’impianto, sintomi riscontrati, obiettivo dell’analisi).

Primo getto: cosa rappresenta e quando è utile

Il campione a primo getto viene prelevato subito all’apertura del rubinetto, senza far scorrere l’acqua. Rappresenta l’acqua che è rimasta a contatto con le superfici interne delle tubazioni e della rubinetteria per un periodo di tempo, ed è quindi il prelievo di riferimento per valutare eventuali cessioni di sostanze dai materiali dell’impianto domestico.

Quando l’acqua sosta a lungo in un tubo, può interagire con i materiali con cui è a contatto: raccordi, saldature, componenti della rubinetteria, tratti di tubazione più datati. Questo tipo di interazione riguarda in particolare alcuni metalli, tra cui il piombo, storicamente associato a tubazioni e raccordi più vecchi, e in misura minore il rame, spesso presente nelle tubazioni degli impianti idraulici.

Il primo getto è quindi il prelievo indicato quando si vuole capire "cosa sta cedendo l’impianto della mia casa", più che "cosa arriva dalla rete pubblica". È un’informazione particolarmente rilevante in abitazioni datate, in edifici con impianti mai sostituiti o in presenza di segnali indiretti (acqua con sapore o odore metallico, ad esempio).

Campione dopo spurgo: cosa rappresenta e quando è utile

Il campione dopo spurgo si preleva dopo aver fatto scorrere l’acqua per alcuni minuti, in modo da eliminare quella stagnante nell’impianto interno. Il risultato è più rappresentativo dell’acqua effettivamente immessa in rete dal gestore, utile per verificare la qualità "a monte" rispetto all’impianto domestico.

Questo tipo di prelievo è più indicato quando l’obiettivo è capire se un’eventuale anomalia dipende dalla rete di distribuzione o da fattori esterni all’abitazione, e non dall’impianto interno. È anche il riferimento più vicino alle condizioni monitorate dal gestore del servizio idrico nei punti di consegna.

Attenzione però: "dopo spurgo" non è un concetto standardizzato con un tempo fisso valido ovunque. Il numero di minuti necessari a considerare l’acqua "di rete" dipende dalla lunghezza dell’impianto, dal diametro delle tubazioni e da altri fattori tecnici, per cui la decisione va lasciata al tecnico che effettua il campionamento.

Confronto diretto tra le due modalità

Aspetto Primo getto Dopo spurgo
Cosa rappresenta Acqua a contatto con l’impianto interno Acqua più simile a quella di rete
Parametri più indicati Metalli da tubazioni (es. piombo, rame) Parametri generali di rete, cloro residuo
Utile per capire Se il problema è nell’impianto domestico Se il problema è a monte, nella distribuzione
Tempo di prelievo Immediato all’apertura Dopo alcuni minuti di scorrimento
Standardizzazione del tempo Da definire con il laboratorio Da definire con il laboratorio

Nessuna delle due modalità sostituisce integralmente l’altra: sono complementari e, insieme, permettono di distinguere con maggiore chiarezza le responsabilità tra rete pubblica e impianto privato. Per chi si sta orientando anche su quale tipo di indagine richiedere, la pagina kit domestico o laboratorio: quale analisi approfondisce un’altra decisione preliminare frequente.

Esempio pratico

Una famiglia nota, solo al mattino dopo la notte, un lieve sapore metallico nell’acqua del rubinetto della cucina, che sembra sparire dopo qualche minuto di utilizzo. In un caso come questo ha senso richiedere un doppio prelievo: primo getto al mattino, prima di qualsiasi utilizzo, e un secondo campione dopo alcuni minuti di scorrimento. Confrontando i due risultati, il laboratorio può indicare se la causa è riconducibile a un tratto di impianto interno (ad esempio una tubazione o un raccordo datato) oppure se il fenomeno persiste anche dopo lo spurgo, orientando quindi l’attenzione verso altre cause.

Come scegliere in pratica

La scelta non richiede necessariamente una decisione autonoma prima di richiedere l’analisi: è più efficace descrivere al laboratorio la situazione reale (età e tipo di impianto, sintomi percepiti, obiettivo della verifica) e lasciare che sia il tecnico a proporre il protocollo di campionamento più adatto, che può includere uno o entrambi i tipi di prelievo. Chi desidera approfondire il quadro normativo di riferimento può consultare la guida normativa acqua potabile in Italia (D.Lgs. 18/2023), mentre per la cornice generale sulla sicurezza dell’acqua da bere è disponibile acqua potabile: guida completa.

Domande frequenti

Cosa significa fare il prelievo a primo getto?

Significa raccogliere il campione d’acqua non appena si apre il rubinetto, senza farla scorrere prima. In questo modo si intercetta l’acqua che è rimasta ferma nelle tubazioni, utile per valutare eventuali rilasci da materiali dell’impianto interno.

Perché si fa lo spurgo prima del prelievo?

Lo spurgo, cioè il far scorrere l’acqua per alcuni minuti, serve a eliminare l’acqua stagnante nell’impianto interno e a campionare acqua più rappresentativa di quella effettivamente distribuita in rete.

Quale campione è più indicato per verificare il piombo?

Il primo getto è generalmente più indicato perché il piombo, se presente, deriva soprattutto da tubazioni o raccordi datati e tende a concentrarsi nell’acqua rimasta ferma più a lungo nell’impianto.

Il campione dopo spurgo basta da solo per un’analisi completa?

Da solo racconta principalmente la qualità dell’acqua di rete, ma non evidenzia eventuali criticità dell’impianto domestico. Per una valutazione più completa è spesso opportuno affiancarlo al prelievo a primo getto.

Quanto tempo deve restare ferma l’acqua prima del primo getto?

Non esiste una regola fissa valida per ogni caso: dipende dagli obiettivi dell’analisi e dalle indicazioni del laboratorio. È il tecnico incaricato a definire tempi e modalità corrette in base al contesto.

Chi decide quale tipo di prelievo fare per la mia abitazione?

La scelta va concordata con il laboratorio che esegue l’analisi, in base al parametro che si vuole indagare, all’età dell’impianto e a eventuali segnalazioni di anomalie riscontrate.

Il prelievo a primo getto è utile anche per la microbiologia?

Può fornire indicazioni sulla presenza di microrganismi favoriti dal ristagno, ma per la valutazione microbiologica sono importanti anche altri fattori, come la manutenzione dei punti di erogazione e la temperatura dell’acqua.

Le due modalità di prelievo hanno un costo diverso?

Le modalità di prelievo fanno parte del protocollo di campionamento definito insieme al laboratorio; per i dettagli su cosa è incluso in un’analisi conviene richiedere un preventivo personalizzato.

Devo scegliere io tra primo getto e dopo spurgo prima di ordinare l’analisi?

Non è necessario decidere da soli: nella richiesta di analisi si possono indicare i dubbi e le esigenze, e sarà il laboratorio a proporre il protocollo di prelievo più adatto.

In sintesi

Primo getto e campione dopo spurgo non sono in competizione: raccontano due parti diverse dello stesso percorso dell’acqua, dalla rete pubblica fino al rubinetto di casa. Se hai dubbi su sapore, odore o sulla qualità dell’acqua della tua abitazione, il modo più efficace per avere risposte affidabili è richiedere un’analisi impostata correttamente, con il protocollo di prelievo più adatto alla tua situazione. Puoi richiedere l’analisi descrivendo il tuo caso, oppure valutare il pacchetto potabilità domestica pensato per chi vuole verificare la qualità dell’acqua di casa in modo completo.

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