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Problema e soluzioneCapitolo 2.115· 7 min di lettura

Acque superficiali (fiumi e laghi): problemi comuni e come risolverli

Acque superficiali (fiumi e laghi): problemi comuni e come risolverli: possibili cause, cosa fare subito e quali analisi servono.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

L’acqua di fiumi e laghi non è mai potabile senza trattamento: i problemi più comuni sono contaminazione microbiologica, torbidità, presenza di nutrienti (azoto e fosforo) che favoriscono le alghe, metalli e residui di attività agricole o industriali a monte. Prima di qualsiasi uso (irrigazione, abbeveraggio, potabilizzazione) serve un’analisi mirata in laboratorio accreditato per capire cosa trattare e con quale tecnologia.

In breve

  • Le acque di fiumi e laghi sono acque superficiali, per natura più esposte a contaminazioni rispetto a falde protette o sorgenti captate.
  • I problemi ricorrenti sono: contaminazione microbiologica, torbidità, eccesso di nutrienti (eutrofizzazione), residui agricoli e industriali, metalli.
  • L’aspetto visivo (colore, odore, schiuma) non basta a garantire la sicurezza: serve un’analisi di laboratorio.
  • Le fioriture algali estive, in alcuni casi legate a cianobatteri, possono comportare rischi per la salute e vanno segnalate.
  • L’uso previsto (potabile, irriguo, ricreativo, abbeveraggio animali) determina quale pannello di analisi richiedere.
  • Per approfondire il quadro generale su questa tipologia di acqua consulta la guida su acque superficiali di fiumi e laghi.
  • In caso di dubbi su un corpo idrico specifico, la soluzione più affidabile è far eseguire un’analisi mirata da un laboratorio accreditato.

Contaminazione microbiologica: il problema più frequente

La contaminazione da batteri fecali (Escherichia coli, enterococchi intestinali, in alcuni casi Salmonella) è il problema più comune nelle acque superficiali, causato da scarichi non depurati, dilavamento di aree agricole o pascoli, e presenza di fauna selvatica lungo il corso d’acqua o le rive del lago. Non è rilevabile a occhio ed è tra i motivi principali per cui queste acque non vanno mai consumate senza trattamento.

La presenza di questi microrganismi aumenta tipicamente dopo piogge intense, che dilavano il territorio circostante verso il corpo idrico, e nei periodi di magra, quando la portata si riduce e la concentrazione dei contaminanti aumenta. Per capire l’entità del problema serve un’analisi microbiologica con metodi di filtrazione su membrana o tecniche colturali dedicate, che il laboratorio sceglie in base al tipo di microrganismo ricercato.

Torbidità e sedimenti: da cosa dipendono

La torbidità elevata è dovuta a particelle sospese (limo, argilla, materia organica) trasportate dalla corrente o risollevate dal moto ondoso; aumenta dopo eventi meteorici e in presenza di erosione delle sponde. Di per sé non è sempre un rischio sanitario diretto, ma può nascondere e veicolare altri contaminanti, oltre a ridurre l’efficacia dei trattamenti di disinfezione.

Un’acqua molto torbida richiede fasi di filtrazione e chiarificazione prima di qualunque trattamento di potabilizzazione, perché i sedimenti possono "proteggere" i microrganismi dall’azione dei disinfettanti, riducendone l’efficacia. Per questo la misura della torbidità è spesso uno dei primi parametri controllati in laboratorio, insieme al pH e alla conducibilità.

Parametro Cosa indica Origine tipica
Torbidità Particelle sospese Erosione, piogge, moto ondoso
E. coli / enterococchi Contaminazione fecale Scarichi, fauna, dilavamento agricolo
Nitrati/fosfati Nutrienti in eccesso Fertilizzanti, reflui zootecnici
Cianobatteri Fioriture algali Eutrofizzazione, calore estivo
Metalli Contaminazione chimica Attività industriali, dilavamento urbano

Eutrofizzazione e fioriture algali (alghe e cianobatteri)

L’eccesso di nutrienti, in particolare azoto e fosforo provenienti da fertilizzanti e reflui zootecnici, favorisce la crescita eccessiva di alghe e cianobatteri, soprattutto nei laghi e nei tratti a bassa velocità di corrente durante l’estate. Il fenomeno, noto come eutrofizzazione, può alterare colore, odore e ossigenazione dell’acqua e in alcuni casi produrre tossine.

Non tutte le fioriture algali sono pericolose, ma alcune specie di cianobatteri possono rilasciare tossine dannose per la pelle, l’apparato digerente o il sistema nervoso in caso di contatto o ingestione accidentale. Per questo, in presenza di acqua verdastra, schiuma superficiale o odore anomalo, è opportuno evitare il contatto diretto, tenere lontani bambini e animali domestici, e segnalare la situazione all’ente gestore o all’ASL competente.

Residui agricoli, industriali e metalli

Le acque superficiali raccolgono il dilavamento di un intero bacino idrografico: per questo possono contenere residui di prodotti fitosanitari, idrocarburi, solventi o metalli provenienti da attività industriali, agricole o da scarichi urbani a monte. La concentrazione di questi contaminanti varia molto in base alla stagione, alle piogge e alla presenza di fonti di pressione nelle vicinanze.

A differenza della contaminazione microbiologica, questi problemi sono meno prevedibili nel tempo e spesso richiedono un pannello di analisi chimiche specifico, definito in base all’uso previsto dell’acqua e al contesto del bacino (agricolo, industriale, urbano). Le tecniche di riferimento includono, ad esempio, la spettrometria per la ricerca di metalli e metodi cromatografici per i residui organici.

Come impostare correttamente un’analisi

Per un’acqua di fiume o di lago, la scelta del pannello analitico dipende dall’uso: potabile, irriguo, ricreativo o abbeveraggio animale. Comunicare chiaramente l’uso previsto al laboratorio è il primo passo per ottenere un’analisi realmente utile, evitando sia pannelli insufficienti sia costi non necessari per parametri non pertinenti.

Esempio pratico

Un’azienda agricola preleva acqua da un canale collegato a un fiume per irrigare un orto destinato alla vendita diretta. Dopo un periodo di piogge intense, nota un aumento della torbidità e chiede un’analisi. Il laboratorio imposta un pannello mirato su parametri microbiologici (E. coli, salmonella) e su nitrati, poiché l’uso su ortaggi a contatto diretto con il prodotto richiede particolare attenzione al rischio fecale; l’esito guida la decisione se continuare a irrigare, trattare l’acqua o sospendere temporaneamente il prelievo.

Domande frequenti

L’acqua di un fiume o di un lago si può bere senza trattarla?

No. Le acque superficiali sono esposte a scarichi, dilavamento agricolo e contaminazione fecale da fauna selvatica: vanno sempre analizzate e trattate prima del consumo umano.

Quali sono i contaminanti più frequenti nelle acque superficiali?

Batteri fecali (Escherichia coli, enterococchi), torbidità, nitrati e fosfati, pesticidi, metalli e, in alcuni bacini, cianobatteri responsabili di fioriture algali.

Perché un lago diventa verde in estate?

È spesso segno di fioritura algale legata a eccesso di nutrienti (eutrofizzazione) e temperature elevate; alcune specie di cianobatteri possono produrre tossine, per cui va evitato il contatto e va segnalato all’ASL competente.

Che differenza c’è tra acqua di fiume e acqua di falda per l’analisi?

L’acqua superficiale è più variabile ed esposta a contaminazione diretta, quindi richiede monitoraggi più frequenti; l’acqua di falda è generalmente più protetta ma può risentire di infiltrazioni nel tempo, come descritto nella pagina dedicata all’acqua di falda.

Serve un’analisi diversa se l’acqua è per irrigazione o per uso potabile?

Sì: i parametri critici cambiano (per l’irrigazione contano salinità, sodio e microrganismi patogeni; per il consumo umano il pannello è molto più ampio) ed è il laboratorio a indicare il pacchetto più adatto in base all’uso dichiarato.

Con che frequenza va controllata l’acqua prelevata da un corso d’acqua o un lago?

Dipende dall’uso e dalla variabilità stagionale del corpo idrico; per usi continuativi si raccomandano controlli periodici, più frequenti in prossimità di eventi meteorici intensi o segnalazioni di anomalie.

Un’acqua limpida è per forza sicura?

No: la limpidezza visiva non esclude la presenza di batteri, nitrati o sostanze chimiche disciolte, rilevabili solo con analisi di laboratorio.

Cosa fare se noto schiuma, colore anomalo o odore sgradevole nell’acqua?

Evitare il contatto e l’uso dell’acqua, segnalare l’anomalia all’ente gestore o all’ASL territoriale e, se l’acqua serve per un utilizzo specifico, far eseguire un’analisi mirata prima di riprenderne l’uso.

In sintesi

I problemi delle acque superficiali di fiumi e laghi — contaminazione microbiologica, torbidità, eutrofizzazione, residui chimici — non si riconoscono a occhio nudo e richiedono un’analisi mirata all’uso che si intende fare dell’acqua. Per un quadro più ampio su questa tipologia di acqua consulta la guida su acque superficiali di fiumi e laghi, oppure approfondisci il contesto normativo nella pagina sulla normativa acqua potabile in Italia. Se hai bisogno di analizzare un prelievo specifico, puoi richiedere l’analisi indicando punto di prelievo, uso previsto ed eventuali anomalie osservate: il laboratorio ti indicherà il pacchetto più adatto, ad esempio quello dedicato alla potabilità completa.

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