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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
Guida panoramicaCapitolo 3.1· 12 min di lettura

Altri contaminanti nell’acqua: guida e panoramica

Altri contaminanti nell’acqua: guida e panoramica: panoramica, parametri, normativa e approfondimenti dal laboratorio accreditato LaboratorioAcqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

Con "altri contaminanti" si indica l’insieme di sostanze presenti nell’acqua che non rientrano nelle grandi famiglie già classificate come metalli pesanti, PFAS e composti organici, anioni e nutrienti, o parametri microbiologici e radiologici. Vi appartengono, ad esempio, l’amianto (asbesto) rilasciato da vecchie tubazioni, alcuni parametri chimico-fisici minori come boro, alluminio e silice, e i sottoprodotti di disinfezione. Anche in questi casi l’unico modo per sapere se sono presenti è un’analisi di laboratorio mirata.

Non tutti i contaminanti dell’acqua rientrano nelle grandi famiglie più conosciute, come i metalli pesanti o i PFAS. Questa guida fa parte del percorso dedicato ad acqua potabile e ad analisi dell’acqua e serve da punto di orientamento per la sezione "Altri contaminanti": una categoria che raccoglie sostanze e parametri eterogenei, dall’amianto ai sottoprodotti di disinfezione, comunque rilevanti per valutare la sicurezza dell’acqua che si beve o si utilizza.

In breve

  • "Altri contaminanti" è una categoria residuale: raggruppa parametri non compresi tra metalli pesanti, PFAS e organici, anioni e nutrienti, o parametri microbiologici e radiologici.
  • Il caso più noto è l’amianto (asbesto), che può derivare da vecchie condotte in cemento-amianto ancora presenti in alcune reti idriche.
  • Altri esempi sono parametri chimico-fisici minori come boro, alluminio e silice, di origine naturale o industriale.
  • I sottoprodotti di disinfezione (come i trialometani) si formano quando il cloro usato per disinfettare reagisce con la sostanza organica presente nell’acqua.
  • Molti di questi parametri non danno segnali percepibili: colore, odore e sapore normali non escludono la loro presenza.
  • Il riferimento normativo resta il D.Lgs. 18/2023, che fissa valori di parametro anche per diverse di queste sostanze.
  • La rilevanza pratica cambia in base alla fonte dell’acqua: acquedotto, pozzo, sorgente o cisterna espongono a rischi diversi.
  • Solo un’analisi di laboratorio mirata, impostata sul contesto specifico, permette di verificarne la presenza.

Che cosa si intende per "altri contaminanti" dell’acqua

Con "altri contaminanti" si indica un gruppo eterogeneo di sostanze che possono compromettere la qualità dell’acqua senza rientrare nelle famiglie di parametri già classificate e più note al pubblico. Non condividono un’origine comune: alcune sono naturali, altre derivano dagli impianti, altre ancora si formano durante il trattamento dell’acqua stessa.

Questa categoria esiste perché la normativa e la pratica di laboratorio classificano i parametri dell’acqua per caratteristiche chimiche e per rilevanza sanitaria, non per un’unica logica. Accanto ai gruppi più conosciuti — metalli pesanti come piombo, arsenico e cadmio, i composti perfluoroalchilici (PFAS), o i parametri microbiologici — restano parametri altrettanto reali ma meno raccontati, che meritano comunque attenzione quando il contesto lo suggerisce.

L’amianto (asbesto) nell’acqua

L’amianto in acqua deriva soprattutto da vecchie tubazioni in cemento-amianto (fibrocemento), un materiale usato diffusamente in Italia per le reti idriche fino agli anni ’90 e non ancora completamente sostituito in tutto il Paese. La sola presenza di condotte datate non implica un rilascio significativo di fibre: la loro dispersione dipende da fattori come l’età della tubazione, la corrosività dell’acqua e le condizioni di manutenzione della rete.

A differenza dell’esposizione per via inalatoria, per la quale il legame tra amianto e patologie respiratorie è ben documentato, le evidenze scientifiche sui rischi legati all’ingestione di fibre di amianto con l’acqua da bere sono meno consolidate e restano oggetto di studio. Questo non significa che il tema vada ignorato, ma che va inquadrato correttamente, senza allarmismi né sottovalutazioni.

Chi vive in edifici con tubazioni datate, o riceve acqua da reti con condotte in cemento-amianto ancora in esercizio, può richiedere un’analisi specifica per verificare la presenza di fibre nell’acqua distribuita. Gli aspetti tecnici, i metodi di individuazione e le soglie di riferimento sono approfonditi nella guida dedicata all’amianto nell’acqua, raggiungibile dal menu di questa sezione.

Boro, alluminio, silice e altri parametri chimico-fisici minori

Accanto all’amianto, la categoria "altri contaminanti" comprende alcuni parametri chimico-fisici che compaiono meno spesso nelle richieste di analisi ma restano regolati dalla normativa sull’acqua potabile. Il boro è un elemento naturale che può concentrarsi nell’acqua per motivi geologici, in particolare in zone vulcaniche o termali, oppure derivare da alcuni scarichi industriali. L’alluminio può avere origine naturale dal terreno oppure residuare dai trattamenti di potabilizzazione che lo utilizzano come coagulante. La silice è un elemento comune nelle acque sotterranee, generalmente di scarso rilievo sanitario ma rilevante per alcuni usi tecnici e industriali.

Parametro Origine principale Perché interessa
Amianto (asbesto) Tubazioni datate in cemento-amianto Integrità della rete idrica e dell’impianto interno
Boro Geologia naturale, alcuni scarichi industriali Valore di parametro nel D.Lgs. 18/2023
Alluminio Terreno naturale, residuo di trattamenti di potabilizzazione Efficacia dei processi di potabilizzazione
Silice Acque sotterranee, geologia locale Rilevanza per alcuni usi tecnici/industriali
Sottoprodotti di disinfezione (es. trialometani) Reazione tra cloro e sostanza organica Bilancio tra disinfezione e sicurezza chimica

I sottoprodotti di disinfezione: quando il trattamento crea nuovi contaminanti

I sottoprodotti di disinfezione sono composti chimici, tra cui i trialometani, che si formano quando il cloro utilizzato per disinfettare l’acqua reagisce con la sostanza organica naturale presente nella risorsa idrica di partenza. Sono un esempio del compromesso su cui si basa la potabilizzazione: la disinfezione con cloro riduce il rischio microbiologico, ma può generare, in quantità minori, nuovi composti da tenere sotto controllo.

Il monitoraggio di questi parametri spetta al gestore del servizio idrico secondo il D.Lgs. 18/2023, quindi riguarda soprattutto l’acqua di acquedotto piuttosto che le fonti private non trattate con cloro. Il tema è comunque utile da conoscere per chi si informa in modo completo sulla qualità dell’acqua distribuita, in particolare se confronta acqua di rete e soluzioni di trattamento domestico.

Da dove arrivano questi contaminanti: fonti naturali, industriali e da impianto

Le fonti di questi contaminanti si dividono in tre gruppi principali: naturali, legate alla geologia del sottosuolo e alla composizione delle rocce attraversate dall’acqua; industriali o antropiche, derivanti da scarichi e attività produttive presenti sul territorio; e legate all’impianto, cioè generate dai materiali delle tubazioni o dai processi di trattamento stessi, come nel caso di amianto, alluminio residuo e sottoprodotti di disinfezione.

Distinguere l’origine più probabile di un contaminante aiuta a capire dove concentrare l’attenzione: un’acqua di falda in zona vulcanica suggerisce di verificare boro e altri elementi naturali, mentre un edificio con tubazioni degli anni ’70-’80 suggerisce di valutare la presenza di amianto nell’impianto. Questo approccio per contesto è lo stesso adottato in modo più ampio nella guida ad analisi dell’acqua.

Come si individuano in laboratorio

L’individuazione di questi parametri richiede tecniche di laboratorio specifiche per ciascuna sostanza: la ricerca delle fibre di amianto si basa su tecniche di microscopia dedicate, la determinazione di boro, alluminio e altri elementi chimici utilizza in genere metodi di spettrometria, mentre i sottoprodotti di disinfezione si analizzano con tecniche di cromatografia. In tutti i casi il campionamento corretto è la prima condizione per un risultato affidabile: contenitori idonei, modalità di prelievo e tempi di conservazione variano a seconda del parametro cercato.

Prima di richiedere un’analisi conviene definire con chiarezza il motivo del controllo — sospetto su tubazioni datate, fonte in zona geologicamente particolare, verifica dopo un trattamento — così da orientare correttamente la scelta dei parametri, evitando pannelli generici poco mirati al contesto reale.

Esempio pratico

Una famiglia vive in un condominio degli anni ’70 allacciato all’acquedotto pubblico e, durante una ristrutturazione, scopre tratti di tubazione in cemento-amianto nell’impianto condominiale. L’acqua distribuita dal gestore è regolarmente controllata secondo il D.Lgs. 18/2023, ma il rischio segnalato riguarda l’impianto interno, che è responsabilità del condominio. In un caso come questo ha senso richiedere un’analisi mirata alla ricerca di amianto nell’acqua in uscita dal rubinetto, oltre a valutare, con un tecnico qualificato, la sostituzione del tratto di tubazione datato.

In quali tipi di acqua prestare più attenzione

La rilevanza di questi contaminanti cambia molto in base alla fonte e all’uso dell’acqua: non ha senso applicare lo stesso approccio a un’acqua di acquedotto urbano e a un’acqua di sorgente captata in montagna. Conoscere il proprio tipo di fonte è il primo passo per capire quali "altri contaminanti" meritano un controllo mirato, prima ancora di guardare ai parametri di base.

Tipo di acqua Contaminante "altro" più rilevante Perché
Acqua di acquedotto Sottoprodotti di disinfezione, amianto da impianto interno Trattamento con cloro; possibili tubazioni datate a valle del contatore
Acqua di falda Boro, silice, altri elementi geologici Composizione della roccia serbatoio dell’acquifero
Acqua di sorgente Boro e minerali in tracce da geologia locale Contesto geologico dell’area di captazione
Acqua di cisterna e serbatoio Residui di materiali dell’impianto di accumulo Materiali della cisterna e stato di manutenzione
Acqua di emergenza Variabile in base alla fonte di approvvigionamento temporanea Assenza di controlli di routine sulla fonte usata
Acqua di mare e balneazione Parametri specifici delle acque di balneazione Quadro normativo distinto da quello dell’acqua potabile
Acqua distillata In genere concentrazioni molto ridotte Il processo di distillazione rimuove la maggior parte dei soluti
Acqua addolcita Verifica dell’impianto di addolcimento a monte Il trattamento agisce sulla durezza, non su questi parametri

Riferimenti normativi: cosa dice il D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, fissa i valori di parametro per l’acqua destinata al consumo umano, compresi diversi parametri chimico-fisici minori come il boro. Per l’amianto la normativa italiana sull’acqua potabile non prevede un valore di parametro numerico specifico applicato in modo generalizzato: il tema si inquadra piuttosto nella gestione delle infrastrutture idriche e nella tutela della salute pubblica legata ai materiali contenenti amianto. Il quadro normativo completo, compresi le responsabilità di gestori, ASL e privati, è descritto nella guida alla normativa sull’acqua potabile in Italia.

Domande frequenti

Cosa si intende per "altri contaminanti" dell’acqua?

È una categoria residuale che raggruppa sostanze non incluse nelle famiglie principali già classificate (metalli pesanti, PFAS e organici, anioni e nutrienti, microbiologici, radiologici): tra queste l’amianto, alcuni parametri chimico-fisici minori e i sottoprodotti di disinfezione.

L’amianto può essere presente nell’acqua del rubinetto?

Sì, in presenza di vecchie condotte in cemento-amianto (fibrocemento) ancora in uso in alcune reti idriche italiane. La sola presenza della tubazione non implica automaticamente un rilascio significativo: la verifica richiede un’analisi specifica.

Bere acqua con amianto è pericoloso quanto respirarlo?

I rischi per la salute dell’amianto sono stati studiati soprattutto per l’esposizione inalatoria. Per l’ingestione le evidenze scientifiche sono meno consolidate: in caso di dubbi specifici è opportuno rivolgersi al medico o alla ASL competente.

Cosa sono i sottoprodotti di disinfezione dell’acqua?

Sono composti chimici, come i trialometani, che si formano quando i disinfettanti a base di cloro reagiscono con la sostanza organica naturalmente presente nell’acqua. Sono monitorati dal gestore dell’acquedotto secondo il D.Lgs. 18/2023.

Il boro nell’acqua è pericoloso?

Il boro è un elemento naturale che può derivare dalla geologia del sottosuolo o da alcuni scarichi industriali. Il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di parametro per l’acqua potabile: la conformità va verificata con un’analisi di laboratorio.

Come faccio a sapere se la mia acqua contiene questi contaminanti?

Non ci sono segnali visivi affidabili per la maggior parte di queste sostanze: serve un’analisi di laboratorio mirata, impostata in base alla fonte dell’acqua (acquedotto, pozzo, cisterna) e a eventuali criticità note del territorio.

Questi contaminanti riguardano solo l’acqua di pozzo o anche l’acquedotto?

Riguardano entrambi, con pesi diversi. L’amianto è più legato allo stato delle tubazioni, anche di acquedotto; boro e silice possono derivare dalla geologia di falde e sorgenti; i sottoprodotti di disinfezione riguardano l’acqua trattata con cloro, tipica degli acquedotti.

Che differenza c’è tra "altri contaminanti" e metalli pesanti o PFAS?

Metalli pesanti, PFAS e composti organici sono famiglie di parametri con caratteristiche chimiche e fonti ben definite, oggetto di controlli specifici. "Altri contaminanti" raccoglie invece parametri eterogenei che non rientrano in quelle famiglie ma restano rilevanti per la sicurezza dell’acqua.

Serve un pacchetto di analisi specifico per questi parametri?

Dipende dal sospetto o dal contesto: la presenza di tubazioni datate orienta verso la ricerca di amianto, mentre una fonte naturale in una zona geologicamente particolare può richiedere il controllo di boro o silice. Un laboratorio accreditato aiuta a impostare il pannello corretto.

Ogni quanto conviene controllare questi parametri?

Non esiste una periodicità unica: dipende dal tipo di fonte, dallo stato dell’impianto e da eventuali segnalazioni pregresse. In generale questi controlli si affiancano, con cadenza da valutare caso per caso, alle analisi chimico-fisiche e microbiologiche di base.

In sintesi

"Altri contaminanti" non è una categoria minore: raccoglie parametri reali, dall’amianto ai sottoprodotti di disinfezione, che meritano attenzione quando il contesto — tubazioni datate, fonte geologicamente particolare, acqua trattata con cloro — lo suggerisce. Il modo più utile per orientarsi è partire dalla propria fonte d’acqua e dalla propria situazione specifica, magari ripassando prima le basi in acqua potabile o in analisi dell’acqua. Se hai un dubbio concreto, ad esempio tubazioni datate in casa o un’acqua di fonte non controllata, il modo più diretto per avere risposte è impostare una richiesta di analisi su misura con un laboratorio accreditato.

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