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Acrilammide nell’acqua: cos’e, valori limite e rischi

Acrilammide nell acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

L’acrilammide è una sostanza chimica industriale usata per produrre poliacrilammidi, impiegate anche nel trattamento delle acque potabili come flocculanti. Non deriva dall’acqua stessa ma può residuare nei materiali e nei prodotti chimici usati durante la potabilizzazione. Il D.Lgs. 18/2023 ne disciplina il controllo indiretto, tramite specifiche sui monomeri residui piuttosto che un’analisi diretta di routine sull’acqua erogata.

L’acrilammide è uno dei parametri meno conosciuti tra i contaminanti organici ed emergenti nell’acqua, perché a differenza di pesticidi o solventi non è un residuo ambientale, ma un sottoprodotto industriale legato ai materiali e ai reagenti usati nel ciclo di potabilizzazione.

In breve

  • L’acrilammide è un composto chimico di sintesi, non un contaminante naturale delle acque.
  • Entra in gioco principalmente tramite le poliacrilammidi usate come flocculanti nella potabilizzazione.
  • Il D.Lgs. 18/2023 la disciplina con un approccio basato sulla specifica di prodotto, non su un’analisi diretta di ogni campione.
  • È classificata dalle agenzie internazionali come probabile cancerogeno per l’uomo.
  • Riguarda soprattutto gli impianti acquedottistici, meno i pozzi privati non trattati con questi polimeri.
  • Non esistono filtri domestici dedicati in modo specifico a questo composto.
  • In caso di dubbi va coinvolto il gestore idrico e, per aspetti sanitari, l’ASL o il medico.
  • Un’analisi di laboratorio mirata è lo strumento corretto per avere un dato oggettivo.

Cos’è l’acrilammide e da dove proviene nell’acqua

L’acrilammide è un composto organico utilizzato industrialmente per produrre poliacrilammidi, polimeri ad alto peso molecolare impiegati in numerosi settori, incluso il trattamento delle acque potabili come coadiuvanti di flocculazione e chiarificazione. Non è quindi un inquinante che si trova "in natura" nelle falde o nei fiumi.

Il meccanismo con cui può comparire nell’acqua distribuita non è la contaminazione della fonte, ma un possibile residuo del processo produttivo dei polimeri usati a monte, oppure di alcuni materiali plastici e rivestimenti a contatto con l’acqua potabile. Per questo il controllo normativo si concentra sulla qualità dei prodotti chimici e dei materiali impiegati negli impianti, più che su un’analisi diretta e sistematica dell’acqua erogata.

Normativa: cosa prevede il D.Lgs. 18/2023

Il quadro normativo italiano di riferimento è il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il previgente D.Lgs. 31/2001. Per l’acrilammide, come per altri monomeri residui dei polimeri di trattamento, l’approccio normativo prevede un criterio di conformità legato alla specifica del prodotto impiegato (rapporto tra dose massima applicabile e contenuto residuo di monomero), piuttosto che un limite analitico da verificare in ogni prelievo di rete.

Aspetto Come viene gestito
Fonte del rischio Poliacrilammidi usate come flocculanti, materiali a contatto con l’acqua
Tipo di controllo Specifica di prodotto e monomero residuo, non solo analisi di rete
Riferimento normativo D.Lgs. 18/2023 (recepimento Direttiva UE 2020/2184)
Riferimento storico D.Lgs. 31/2001, abrogato

Rischi per la salute: cosa dicono le agenzie internazionali

L’acrilammide è classificata dalle principali agenzie sanitarie internazionali come probabile cancerogeno per l’uomo, sulla base di studi tossicologici su animali ed evidenze indirette sull’uomo, oltre ad avere effetti neurotossici documentati a dosi elevate in ambito occupazionale. Questo giustifica un approccio precauzionale nella normativa sull’acqua potabile.

È importante distinguere l’esposizione all’acrilammide tramite l’acqua potabile, generalmente marginale e regolata a monte dal controllo dei prodotti di trattamento, da altre fonti di esposizione ben più rilevanti, come alcuni alimenti cotti ad alte temperature (patatine fritte, prodotti da forno), che restano fuori dall’ambito di questa pagina.

Acquedotto, pozzi privati e materiali a contatto con l’acqua

Il rischio legato all’acrilammide riguarda in modo predominante gli impianti di potabilizzazione che utilizzano poliacrilammidi nel processo di chiarificazione delle acque superficiali, tipico di grandi acquedotti che trattano acque di fiume o di invaso. Nei pozzi privati, dove non si applicano trattamenti di flocculazione con questi polimeri, l’esposizione a questo parametro è generalmente meno rilevante, ma può comunque essere opportuno un controllo se sono presenti componenti impiantistiche o materiali plastici non certificati per il contatto con acqua potabile.

Esempio pratico

Un condominio alimentato da un acquedotto che preleva da un fiume soggetto a torbidità stagionale utilizza poliacrilammidi per la chiarificazione dell’acqua prima della distribuzione. L’amministratore, dopo aver letto una notizia generica sull’acrilammide, chiede al gestore idrico informazioni sul processo di trattamento e, in parallelo, si rivolge a un laboratorio accreditato per far eseguire un pannello di analisi sui contaminanti organici emergenti sull’acqua in ingresso all’edificio, così da avere un riscontro indipendente oltre ai controlli dell’ente gestore.

Come comportarsi in caso di dubbio

Se sospetti un problema legato all’acrilammide o ad altri contaminanti emergenti, il primo passo corretto è contattare il gestore del servizio idrico, che è tenuto a fornire informazioni sulla qualità dell’acqua distribuita e sui trattamenti applicati. In parallelo, l’ASL territoriale è l’interlocutore per aspetti di sanità pubblica.

Per un dato oggettivo e indipendente, un’analisi di laboratorio resta lo strumento più affidabile: permette di verificare puntualmente i parametri di interesse tramite tecniche analitiche appropriate, come la cromatografia accoppiata a spettrometria di massa per i composti organici in tracce, senza doversi affidare a stime generiche.

Chi desidera un quadro più ampio sulla qualità dell’acqua può partire dalla guida completa all’analisi dell’acqua o dalla pagina su cosa significa acqua potabile e quando è sicura da bere, per capire come si inseriscono i contaminanti organici ed emergenti, come l’acrilammide, in un contesto più ampio insieme ad altri parametri come fosfati, bromati, cianuri o le sostanze PFOA.

Domande frequenti

Cos’è l’acrilammide e perché si parla di acqua potabile?

È un composto chimico usato per produrre poliacrilammidi, polimeri impiegati come flocculanti/coagulanti nella potabilizzazione. Il rischio non deriva dalla fonte d’acqua ma da eventuali residui del processo di trattamento o dai materiali a contatto con l’acqua.

L’acrilammide si trova naturalmente nell’acqua?

No, non è un contaminante naturale delle acque. Si forma industrialmente e può residuare nei polimeri di sintesi utilizzati per il trattamento dell’acqua o in alcuni materiali plastici a contatto con l’acqua potabile.

Qual è il valore limite di acrilammide nell’acqua potabile?

Il D.Lgs. 18/2023 stabilisce un criterio di conformità basato sulla specifica del prodotto (poliacrilammide) e sul monomero residuo, non un valore analitico diretto da ricercare in ogni campione. Per il dato numerico esatto consulta il testo del decreto in Gazzetta Ufficiale.

L’acrilammide è cancerogena?

Le agenzie sanitarie internazionali la classificano come probabile cancerogeno per l’uomo sulla base di studi tossicologici. Per una valutazione del rischio personale rivolgiti al medico o all’ASL di competenza, senza basarti su fonti generiche.

Come faccio a sapere se la mia acqua contiene acrilammide?

Puoi richiedere un’analisi di laboratorio mirata sui parametri organici emergenti. LaboratorioAcqua supporta la costruzione del pannello analitico più adatto al proprio caso, a seconda della fonte d’acqua e del contesto d’uso.

L’acrilammide riguarda più l’acquedotto o i pozzi privati?

Riguarda principalmente gli impianti di potabilizzazione che utilizzano poliacrilammidi come coadiuvanti di flocculazione. Nei pozzi privati il rischio è generalmente meno rilevante, salvo presenza di materiali o trattamenti specifici a monte.

I filtri domestici eliminano l’acrilammide?

Non esiste un filtro domestico dedicato specificamente a questo composto in ambito residenziale standard; la gestione del rischio avviene soprattutto a monte, nel controllo di processo dell’ente gestore. In caso di dubbio, l’analisi di laboratorio resta lo strumento corretto.

Cosa fare se sospetto una contaminazione da acrilammide?

Segnala il dubbio al gestore del servizio idrico e, se necessario, all’ASL territoriale, e richiedi un’analisi specifica in laboratorio accreditato per avere un dato oggettivo su cui basare eventuali decisioni.

In sintesi

L’acrilammide nell’acqua potabile è un parametro tecnico specifico, legato più al processo di trattamento che alla fonte idrica, e va inquadrato correttamente prima di trarre conclusioni allarmistiche. Se vuoi capire quali parametri sia utile analizzare per il tuo caso specifico, puoi consultare l’hub sui contaminanti organici ed emergenti nell’acqua oppure richiedere un’analisi impostata sulle tue esigenze, eventualmente nell’ambito di un pacchetto di potabilità completa.

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