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ParametroCapitolo 3.148· 8 min di lettura

Cromo totale nell’acqua: cos’e, valori limite e rischi

Cromo totale nell acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

Il cromo totale nell’acqua è la somma di tutte le forme chimiche del cromo presenti (soprattutto cromo trivalente e cromo esavalente). È un parametro chimico regolato dal D.Lgs. 18/2023 per le acque destinate al consumo umano: il suo controllo serve a intercettare sia le forme meno pericolose sia, indirettamente, la presenza di cromo esavalente. La determinazione avviene in laboratorio tramite tecniche di spettrometria.

Il cromo totale è uno dei parametri chimici monitorati nelle acque destinate al consumo umano ai sensi del D.Lgs. 18/2023, il decreto che ha recepito la direttiva UE 2020/2184 sull’acqua potabile. Rientra nella famiglia più ampia dei metalli pesanti nell’acqua, insieme ad arsenico, piombo, nichel e altri elementi soggetti a controllo.

In breve

  • Il cromo totale è la somma di tutte le forme di cromo presenti in un campione d’acqua, comprese quella trivalente e quella esavalente.
  • Non distingue tra le diverse specie chimiche: per questo, in caso di sospetto, si affianca spesso la ricerca mirata del cromo VI.
  • Le origini più comuni sono naturali (rocce e suoli ricchi di cromo) oppure legate ad attività industriali e scarichi.
  • Il parametro è regolato dal D.Lgs. 18/2023; il valore limite esatto va verificato sul testo ufficiale, che LaboratorioAcqua utilizza come riferimento nei rapporti di prova.
  • Il cromo non altera odore, colore o sapore dell’acqua: la sola analisi di laboratorio permette di rilevarlo.
  • Un superamento del parametro richiede attenzione, valutazione della fonte e, se opportuno, approfondimenti specifici.
  • Le acque di pozzo private, non soggette ai controlli degli enti gestori, sono un contesto in cui il monitoraggio autonomo è particolarmente utile.

Cos’è il cromo totale e perché si misura

Il cromo totale rappresenta la concentrazione complessiva di cromo disciolto in un campione d’acqua, indipendentemente dallo stato di ossidazione. In natura il cromo si presenta soprattutto in due forme: trivalente (Cr III) ed esavalente (Cr VI). Misurare il "totale" consente un primo screening rapido ed economico, utile come indicatore generale prima di eventuali analisi più specifiche.

Il cromo trivalente è un elemento presente in tracce anche in alcuni alimenti e generalmente considerato meno critico dal punto di vista tossicologico rispetto alla forma esavalente. Il cromo esavalente, invece, è oggetto di maggiore attenzione scientifica e normativa per il suo diverso comportamento chimico e per gli effetti sulla salute che può determinare in caso di esposizione prolungata a concentrazioni elevate. Un dato di cromo totale elevato, quindi, non dice da solo quale sia la proporzione tra le due forme: per questo, quando il risultato desta attenzione, si consiglia la ricerca specifica del cromo VI.

Da dove proviene il cromo nell’acqua

Il cromo può raggiungere le acque sotterranee e superficiali per vie diverse, ed è utile distinguerle per capire il livello di attenzione da riservare a un’analisi.

Origine Descrizione Contesto tipico
Geologica/naturale Dilavamento di rocce e suoli ricchi di cromo Zone con substrati serpentinitici o ofiolitici
Industriale Scarichi da galvanica, concerie, industria metallurgica e tessile Aree a vocazione industriale, falde vicine a siti produttivi
Trattamenti di potabilizzazione In rari casi, contributo da materiali o reagenti di processo Impianti di potabilizzazione, casi puntuali

Nelle acque di pozzo private, dove non esiste un controllo sistematico da parte di un gestore, la determinazione del cromo totale (e, se necessario, del cromo VI) è uno degli accertamenti più richiesti insieme a nitrati, arsenico e parametri microbiologici. Chi utilizza un pozzo per uso domestico o irriguo dovrebbe considerare periodicamente questo controllo, soprattutto in aree con precedenti segnalazioni.

Il valore limite di legge e come si interpreta

Il D.Lgs. 18/2023 stabilisce un valore di parametro per il cromo nelle acque destinate al consumo umano, nell’ambito del recepimento della direttiva UE 2020/2184. Non riportiamo qui la cifra esatta per evitare imprecisioni: il riferimento corretto è sempre il testo ufficiale pubblicato in Gazzetta Ufficiale e su Normattiva, che LaboratorioAcqua consulta per l’interpretazione dei rapporti di prova.

Un valore entro il limite di legge è generalmente un’indicazione favorevole per l’acqua destinata al consumo umano. In caso di superamento, la prima cosa da fare è verificare se si tratta di un episodio isolato o ricorrente e valutare, con il supporto del laboratorio, se sia opportuno approfondire con la ricerca specifica del cromo VI e con altri parametri correlati (ad esempio altri metalli, se la sospetta origine è industriale).

Come avviene l’analisi del cromo totale

L’analisi del cromo totale in laboratorio prevede il prelievo di un campione secondo protocolli standard, seguito da una fase di preparazione (spesso digestione acida) e dalla misurazione tramite tecniche di spettrometria per i metalli, in grado di quantificare con precisione anche concentrazioni molto basse. Questo approccio permette di ottenere un dato affidabile del cromo complessivamente presente, propedeutico a eventuali analisi differenziate sulle singole forme chimiche.

Per chi desidera un quadro completo, LaboratorioAcqua propone anche pacchetti dedicati ai metalli pesanti che includono, oltre al cromo, altri parametri spesso correlati come arsenico, piombo e nichel.

Esempio pratico

Un proprietario di un’abitazione con pozzo privato, situata in una zona con passato industriale, richiede un’analisi generale dell’acqua. Il rapporto di prova riporta un valore di cromo totale superiore al valore di parametro di legge. Su indicazione del laboratorio, richiede un approfondimento specifico per il cromo VI, per capire quale quota del cromo totale sia rappresentata dalla forma esavalente, e nel frattempo utilizza acqua da altra fonte sicura per bere e cucinare, informando l’ASL competente per una valutazione della situazione.

Cromo totale, cromo VI e cromo III: le differenze in sintesi

Parametro Cosa misura Rilevanza tossicologica
Cromo totale Somma di tutte le forme di cromo Indicatore generale di screening
Cromo trivalente (Cr III) Forma meno reattiva, presente anche in tracce alimentari Generalmente meno critica
Cromo esavalente (Cr VI) Forma di maggiore interesse per la valutazione del rischio Oggetto di specifica attenzione normativa e scientifica

Chi vuole approfondire la forma esavalente può consultare la pagina dedicata al cromo VI nell’acqua e, per gli aspetti legati alla riduzione della contaminazione, la guida su come eliminare il cromo VI dall’acqua; per il cromo totale in particolare, sono disponibili approfondimenti su effetti sulla salute e su come ridurre il cromo totale.

Domande frequenti

Cosa significa cromo totale nell’acqua?

È la concentrazione complessiva di tutte le specie di cromo disciolte nell’acqua, senza distinguere tra cromo trivalente (Cr III) e cromo esavalente (Cr VI).

Il cromo totale è pericoloso quanto il cromo VI?

No: il cromo trivalente è generalmente meno problematico, mentre il cromo esavalente è la forma di maggiore interesse tossicologico. Il dato di cromo totale da solo non permette questa distinzione.

Da dove deriva il cromo nell’acqua potabile?

Può provenire da rocce e suoli naturalmente ricchi di cromo, da scarichi industriali (galvanica, conceria, metallurgia) o, più raramente, da alcuni processi di potabilizzazione.

Qual è il valore limite di legge per il cromo totale?

Il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di parametro per il cromo nelle acque potabili. Per il numero esatto e aggiornato rimandiamo al testo ufficiale in Gazzetta Ufficiale, per evitare di riportare cifre imprecise.

Come si misura il cromo totale in laboratorio?

Si utilizzano tecniche di spettrometria per l’analisi dei metalli, previa digestione del campione, che permettono di quantificare il cromo indipendentemente dalla sua forma chimica.

Se il cromo totale supera il limite, l’acqua è da bere?

In caso di superamento è opportuno sospendere il consumo per bere e cucinare fino a chiarimento, informare il gestore/ASL competente e, se necessario, approfondire con la ricerca specifica del cromo VI.

Il cromo totale si trova solo nell’acqua di pozzo?

No: può essere presente sia in acque di pozzo private sia, in casi meno frequenti, nella rete acquedottistica, a seconda delle caratteristiche geologiche e delle fonti di approvvigionamento.

Come posso sapere se la mia acqua contiene cromo?

L’unico modo affidabile è un’analisi chimica specifica in laboratorio, poiché il cromo non è rilevabile da odore, sapore o colore dell’acqua.

In sintesi

Il cromo totale è un parametro di screening utile ma non esaustivo: dice quanto cromo è presente complessivamente, non in quale forma. Per un quadro completo, soprattutto in presenza di pozzi privati o zone a rischio industriale, può essere utile abbinarlo alla ricerca specifica del cromo VI e ad altri metalli pesanti. Se vuoi verificare la qualità della tua acqua, puoi consultare la guida ai metalli pesanti nell’acqua o richiedere un’analisi impostata sulle tue esigenze specifiche.

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