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Guida di settoreCapitolo 6.57· 7 min di lettura

Industria alimentare: quali analisi dell’acqua servono

Industria alimentare: quali analisi dell’acqua servono: obblighi, parametri e frequenza dei controlli sull’acqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua

Risposta rapida

Nell’industria alimentare l’acqua usata come ingrediente, per il lavaggio delle materie prime o per il contatto con superfici e attrezzature deve rispettare i requisiti di potabilità del D.Lgs. 18/2023. Le analisi indispensabili riguardano parametri microbiologici (Escherichia coli, enterococchi, conta batterica), chimici (nitrati, metalli, cloro residuo) e organolettici, con frequenza e piano di campionamento definiti dal sistema di autocontrollo HACCP dell’azienda.

In breve

  • L’acqua che entra in un’azienda alimentare come ingrediente, per il lavaggio o per il contatto con superfici deve rispettare i requisiti di potabilità del D.Lgs. 18/2023.
  • Le analisi indispensabili coprono tre aree: microbiologica, chimica e organolettica.
  • La frequenza dei controlli non è fissa per legge in senso assoluto: va definita dal piano di autocontrollo HACCP in base al rischio.
  • Un approvvigionamento da pozzo aziendale richiede un pannello di analisi più ampio rispetto all’acqua di un acquedotto pubblico.
  • Il ghiaccio alimentare e il vapore a contatto con alimenti rientrano nello stesso obbligo di controllo.
  • Una guida completa e strutturata è disponibile nell’hub sulle analisi dell’acqua per l’industria alimentare.
  • Per approfondire il quadro normativo generale è utile la guida alla normativa acqua potabile in Italia.
  • Un laboratorio accreditato aiuta a impostare un piano di campionamento coerente con l’HACCP e a interpretare correttamente i risultati.

Perché l’acqua è un punto critico nell’HACCP alimentare

L’acqua rappresenta uno dei pericoli da valutare obbligatoriamente nel piano HACCP di ogni azienda alimentare, perché entra in contatto diretto o indiretto con gli alimenti in molte fasi del processo produttivo. Un controllo carente può compromettere la sicurezza dell’intero prodotto finito.

Nel sistema di autocontrollo previsto dalla normativa alimentare, l’acqua non è considerata una materia prima "neutra" solo perché proviene dall’acquedotto pubblico: una volta all’interno dello stabilimento, l’operatore alimentare deve dimostrare di conoscerne la qualità nei punti d’uso rilevanti (rubinetti di lavaggio, linee di produzione, impianti di raffreddamento a contatto indiretto, produzione di ghiaccio). Questo perché la rete idrica interna, i serbatoi di accumulo, gli addolcitori o i tratti di tubazione poco utilizzati possono alterare la qualità dell’acqua rispetto al punto di consegna del gestore idrico.

Per questo motivo, il piano di autocontrollo deve individuare i punti critici di prelievo, i parametri da monitorare e la frequenza dei controlli, calibrando l’attenzione sul rischio specifico del processo produttivo (bevande, prodotti da forno, lavorazione carni, conserve, ecc.).

Quali parametri analizzare per uso alimentare

Le analisi per uso alimentare devono coprire parametri microbiologici, chimici e organolettici coerenti con i requisiti di potabilità stabiliti dal D.Lgs. 18/2023, integrati da eventuali parametri aggiuntivi individuati dal piano HACCP in base al rischio specifico del processo produttivo aziendale.

Area Parametri tipici Perché sono rilevanti
Microbiologica Escherichia coli, enterococchi intestinali, conta batterica a 22°C e 37°C Indicano contaminazione fecale o proliferazione microbica nella rete interna
Chimica Nitrati, nitriti, cloro residuo, metalli (piombo, rame, ferro) Segnalano contaminazione da fonte, da tubazioni o da trattamenti insufficienti
Organolettica Colore, odore, torbidità, sapore Primi indicatori percepibili di un’anomalia, anche se non sempre correlati a un rischio sanitario
Specifici di processo Durezza, cloriti/clorati (se disinfezione con biossido di cloro), residui di trattamento Rilevanti per impianti con trattamenti dedicati o produzioni sensibili (bevande, ghiaccio)

La scelta del pannello esatto dipende dalla fonte di approvvigionamento, dal tipo di prodotto alimentare lavorato e dai punti di prelievo individuati nel piano HACCP.

Acqua di rete o pozzo aziendale: cosa cambia

Quando l’acqua proviene dall’acquedotto pubblico, il gestore idrico esegue già controlli periodici sulla rete di distribuzione; l’azienda alimentare deve comunque verificare la qualità nei propri punti d’uso interni. Con un pozzo aziendale, invece, la responsabilità dei controlli ricade interamente sull’operatore, che deve caratterizzare la fonte con un pannello più ampio.

Un pozzo, infatti, non beneficia dei controlli di potabilizzazione e sorveglianza svolti dal gestore su una rete pubblica: la qualità dell’acqua può variare in base alla falda, alla stagionalità, alla vicinanza a coltivazioni o insediamenti industriali. Per questo motivo, la prima caratterizzazione di un pozzo aziendale prevede tipicamente un’analisi più estesa, che comprende metalli, nitrati, pesticidi (dove il contesto lo richieda) e parametri microbiologici completi, seguita da un piano di monitoraggio periodico.

Le aziende che si occupano di forniture idriche su larga scala trovano approfondimenti dedicati nella guida su quali analisi servono per acquedotti e gestori idrici e sugli obblighi normativi specifici del settore.

Con quale frequenza ripetere le analisi

Non esiste un’unica cadenza fissata per legge valida per tutte le aziende alimentari: la frequenza dei controlli va stabilita dal piano di autocontrollo HACCP in base al tipo di fonte, al volume di produzione, alla criticità del punto di prelievo e alla storia analitica pregressa dello stabilimento.

In generale, un pozzo aziendale richiede controlli più frequenti rispetto all’acqua di un acquedotto pubblico già monitorato dal gestore, soprattutto nei primi mesi dopo la messa in esercizio o dopo interventi di manutenzione sulla rete interna. Anche le variazioni stagionali (ad esempio periodi di siccità o forti piogge per i pozzi) possono giustificare un aumento temporaneo della frequenza di monitoraggio.

Per un confronto sui criteri di frequenza applicati in altri settori regolamentati, può essere utile consultare la guida sulla frequenza dei controlli dell’acqua per acquedotti e gestori idrici.

Esempio pratico: un pastificio artigianale

Un piccolo pastificio si rifornisce dall’acquedotto comunale per l’impasto e utilizza un pozzo aziendale solo per il lavaggio dei locali e delle attrezzature esterne. Nel piano HACCP, il titolare individua due punti di prelievo: il rubinetto della linea di impasto (acqua di rete) e il punto di erogazione del pozzo (uso non alimentare diretto).

Per l’acqua di rete utilizzata nell’impasto, il pastificio programma un’analisi periodica con pannello microbiologico e chimico essenziale, verificando in particolare cloro residuo, nitrati ed Escherichia coli. Per il pozzo, pur non essendo a contatto diretto con gli alimenti, valuta comunque un controllo periodico per escludere infiltrazioni che potrebbero compromettere l’igiene generale dello stabilimento. In caso di dubbi interpretativi sui risultati, il laboratorio incaricato fornisce supporto nella lettura del rapporto di prova e nell’individuazione di eventuali azioni correttive.

Domande frequenti

L’acqua di rete usata in un’azienda alimentare va comunque analizzata?

Sì: anche se proviene dall’acquedotto pubblico, una volta entrata nello stabilimento rientra nel piano di autocontrollo HACCP e va monitorata periodicamente, soprattutto nei punti d’uso più critici.

Quali parametri non possono mancare in un’analisi per uso alimentare?

Escherichia coli, enterococchi intestinali, conta batterica a 22°C e 37°C, nitrati, nitriti, cloro residuo (se disinfettata in azienda) e, in base al rischio, metalli come piombo e rame.

Un pozzo aziendale richiede analisi diverse dall’acquedotto?

Sì: un pozzo va caratterizzato con un pannello più ampio, che comprende metalli, parametri chimico-fisici e microbiologici, perché non beneficia dei controlli già effettuati dal gestore idrico.

Ogni quanto vanno ripetute le analisi in un’azienda alimentare?

Non esiste una cadenza unica valida per tutti: la frequenza dipende dal piano di autocontrollo, dal tipo di fonte (rete o pozzo) e dal livello di rischio individuato nell’analisi HACCP.

L’acqua usata solo per il lavaggio dei pavimenti deve essere analizzata?

Se non entra in contatto con alimenti o superfici a contatto con alimenti, il livello di attenzione richiesto è generalmente inferiore, ma va comunque valutato caso per caso nel piano di autocontrollo.

Cosa succede se un parametro risulta non conforme?

Occorre individuare la causa, adottare le azioni correttive previste dal piano HACCP (es. trattamento, sanificazione, sostituzione della fonte) e ripetere l’analisi per verificare il rientro nei limiti.

Il ghiaccio alimentare va analizzato come l’acqua?

Sì: il ghiaccio destinato al contatto con alimenti o bevande deriva da acqua che deve rispettare gli stessi requisiti di potabilità e va incluso nel piano di campionamento.

Serve un laboratorio accreditato per queste analisi?

Affidarsi a un laboratorio accreditato garantisce metodi riconosciuti e rapporti di prova affidabili, utili anche in caso di verifiche da parte degli organi di controllo.

In sintesi

Un’azienda alimentare deve trattare l’acqua come un ingrediente e un punto critico da controllare nel piano HACCP, individuando fonti, punti di prelievo, parametri e frequenza in base al rischio reale del processo produttivo. LaboratorioAcqua supporta le aziende del settore con un pacchetto dedicato all’analisi dell’acqua per l’HACCP alimentare e con l’assistenza nell’interpretazione dei risultati. Per richiedere un’analisi su misura per il proprio stabilimento, è possibile richiedere subito un preventivo, indicando fonte di approvvigionamento e tipo di processo produttivo.

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