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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
SaluteCapitolo 3.34· 8 min di lettura

Bromati nell’acqua: effetti sulla salute

Effetti sulla salute di bromati acqua effetti salute: rischi, soggetti sensibili e valori di riferimento. Fonti ISS e OMS.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I bromati sono sottoprodotti della disinfezione dell’acqua (in particolare dell’ozonizzazione) classificati come possibili cancerogeni per l’uomo. Nell’acqua potabile italiana la loro presenza è regolata dal D.Lgs. 18/2023 con un valore limite; il monitoraggio periodico è lo strumento principale per verificarne l’assenza o il rispetto dei limiti. In caso di dubbi su un’acqua specifica, l’analisi di laboratorio resta l’unico modo per avere un dato certo.

In breve

  • I bromati sono sottoprodotti della disinfezione dell’acqua, formati soprattutto durante l’ozonizzazione di acque contenenti ioni bromuro.
  • Sono classificati tra i possibili cancerogeni per l’uomo dalle agenzie internazionali di valutazione del rischio.
  • Il D.Lgs. 18/2023 disciplina il controllo dei sottoprodotti di disinfezione nell’acqua potabile in Italia.
  • L’esposizione di rilievo per la salute è quella cronica, a concentrazioni superiori ai valori di riferimento, non un contatto occasionale.
  • I bromati possono comparire anche in alcune acque minerali imbottigliate trattate con ozono.
  • Solo un’analisi di laboratorio specifica permette di quantificare la presenza di bromati in un’acqua.
  • Bollitura e filtrazione grossolana non rimuovono i bromati; servono trattamenti dedicati la cui efficacia va verificata.
  • Per situazioni di salute specifiche (gravidanza, neonati, immunodepressione) è sempre indicato il confronto con il medico e, per l’acqua di rete, con l’ASL.

Per un inquadramento più ampio su questa famiglia di parametri, si può partire dalla pagina anioni e nutrienti nell’acqua, che raccoglie le sostanze correlate come fosfati e cianuri.

Cosa sono i bromati e come si formano

I bromati (ione BrO₃⁻) sono composti chimici che si formano come sottoprodotto della disinfezione dell’acqua, in particolare quando acque contenenti ioni bromuro naturali vengono trattate con ozono. Non sono aggiunti intenzionalmente: nascono da una reazione chimica indesiderata durante un processo pensato per eliminare i microrganismi patogeni.

L’ozonizzazione è una tecnica di disinfezione efficace e diffusa, sia negli impianti di potabilizzazione sia nell’imbottigliamento di alcune acque minerali. Il problema dei bromati emerge quando l’acqua di partenza contiene concentrazioni non trascurabili di bromuro, presente naturalmente in alcune falde, specialmente in aree costiere o con caratteristiche geologiche particolari. La reazione tra ozono e bromuro produce bromati in quantità che dipendono da diversi fattori: concentrazione di bromuro iniziale, dose di ozono impiegata, tempo di contatto, pH e temperatura dell’acqua.

Oltre all’ozonizzazione, tracce di bromati possono formarsi anche in presenza di altri processi ossidativi, sebbene l’ozono resti il fattore predominante nella maggior parte dei casi documentati dalla letteratura tecnica.

Effetti sulla salute: cosa dice la scienza

I bromati sono classificati dagli organismi internazionali di riferimento tra le sostanze possibilmente cancerogene per l’uomo, sulla base soprattutto di studi su animali che hanno mostrato effetti a esposizioni prolungate ed elevate. Per l’uomo, il rischio concreto è legato principalmente all’esposizione cronica a concentrazioni superiori ai valori di riferimento, non a un contatto sporadico o a basse dosi.

Gli studi tossicologici disponibili indicano che un’esposizione elevata e continuativa nel tempo può essere associata a un aumento del rischio di alcune patologie, in linea con la classificazione cautelativa adottata dalle agenzie sanitarie. È importante sottolineare che questa classificazione riflette un approccio precauzionale tipico della valutazione del rischio chimico: la presenza di bromati entro i limiti normativi è considerata gestita in modo da minimizzare il rischio per la popolazione generale.

Non esistono, allo stato delle conoscenze diffuse dalle fonti ufficiali, evidenze di effetti acuti significativi legati a singole esposizioni a basse concentrazioni, come può accadere occasionalmente con l’acqua di rete o minerale conforme ai controlli.

Normativa italiana ed europea sui bromati nell’acqua potabile

Il quadro normativo italiano sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano è oggi definito dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001 (oggi abrogato, citabile solo come riferimento storico). La normativa individua i sottoprodotti di disinfezione, tra cui i bromati, come parametri da monitorare nell’ambito dei controlli di qualità dell’acqua potabile.

I gestori del servizio idrico sono tenuti a effettuare controlli periodici sulla rete di distribuzione secondo la frequenza e le modalità stabilite dalla normativa e dalle autorità sanitarie regionali, e a rendere disponibili i risultati ai cittadini. Per l’esatto valore limite in vigore, che può essere soggetto ad aggiornamenti tecnici, il riferimento corretto è sempre il testo normativo vigente consultabile su Normattiva o le comunicazioni ufficiali dell’ASL/gestore, evitando di affidarsi a cifre non verificate.

Per le acque minerali naturali e di sorgente, che seguono una disciplina specifica distinta da quella dell’acqua di rete, i produttori sono comunque tenuti a rispettare i requisiti di sicurezza applicabili, incluso il controllo dei bromati quando l’ozono è impiegato nel processo di trattamento o imbottigliamento.

Aspetto Acqua di rete (acquedotto) Acqua minerale imbottigliata
Normativa di riferimento D.Lgs. 18/2023 Disciplina specifica sulle acque minerali
Origine tipica dei bromati Ozonizzazione in potabilizzazione, in presenza di bromuro naturale Ozonizzazione in fase di imbottigliamento
Controllo Gestore idrico + ASL, monitoraggio periodico Produttore, autocontrollo e controlli ufficiali
Come verificare Referti pubblici del gestore o analisi indipendente Etichetta e, se necessario, analisi di laboratorio

Come si analizzano i bromati nell’acqua

La determinazione dei bromati in un campione d’acqua richiede tecniche analitiche di laboratorio in grado di rilevare concentrazioni molto basse, tipicamente basate su cromatografia ionica o metodiche equivalenti per la separazione e quantificazione degli anioni disciolti. Non esiste un test rapido "fai da te" affidabile per questo parametro: a differenza del cloro libero o del pH, i bromati non sono rilevabili con semplici strisce reattive domestiche.

Chi desidera avere un quadro completo e affidabile della qualità della propria acqua — che sia di pozzo, di rete o di un impianto di trattamento domestico — dovrebbe rivolgersi a un laboratorio accreditato in grado di eseguire il pannello di anioni e sottoprodotti di disinfezione pertinente, anziché basarsi su percezioni soggettive come sapore, odore o colore, che non sono indicatori affidabili della presenza di bromati.

Esempio pratico

Una famiglia che vive in una zona costiera, dove le falde possono contenere bromuro naturale, nota che l’acquedotto locale utilizza l’ozono come sistema di disinfezione e desidera verificare la qualità dell’acqua prima di far bere l’acqua di rete a un neonato. In questo caso, la scelta più prudente non è affidarsi a informazioni generiche trovate online, ma richiedere un’analisi mirata che includa il parametro bromati, insieme a un pacchetto più ampio di potabilità, e nel frattempo chiedere consiglio al pediatra sull’acqua più indicata per la preparazione dei pasti del bambino.

Domande frequenti

Cosa sono i bromati e da dove vengono?

Sono sottoprodotti chimici che si formano quando l’acqua contenente ioni bromuro viene disinfettata, in particolare con ozono; possono comparire anche in tracce in alcune acque minerali trattate con ozono.

I bromati sono pericolosi per la salute?

Sono classificati come possibili cancerogeni per l’uomo dagli enti internazionali; il rischio è legato all’esposizione cronica a concentrazioni superiori ai limiti, non a un’esposizione occasionale a basse dosi.

Come faccio a sapere se la mia acqua contiene bromati?

Solo un’analisi di laboratorio specifica per anioni può quantificare la concentrazione di bromati; il gestore idrico pubblica anche referti di monitoraggio periodici.

L’acqua del rubinetto in Italia è controllata per i bromati?

Sì, il D.Lgs. 18/2023 disciplina il monitoraggio della qualità dell’acqua potabile, incluso il controllo dei sottoprodotti di disinfezione come i bromati, secondo la frequenza stabilita dalle autorità sanitarie competenti.

I filtri domestici riducono i bromati?

Alcuni sistemi di filtrazione, come l’osmosi inversa, possono ridurre la concentrazione di diversi contaminanti disciolti; l’efficacia specifica su bromati va verificata con analisi prima e dopo l’installazione.

Le donne in gravidanza devono preoccuparsi dei bromati?

In gravidanza è opportuna maggiore prudenza verso ogni contaminante chimico; per una valutazione personalizzata è indicato consultare il proprio ginecologo o il medico di famiglia e, per l’acqua di rete, l’ASL territoriale.

I bromati si trovano anche nelle acque minerali in bottiglia?

Possono formarsi se l’acqua viene trattata con ozono in fase di imbottigliamento; i produttori sono tenuti a rispettare i limiti previsti dalla normativa specifica sulle acque minerali.

Bollire l’acqua elimina i bromati?

No, la bollitura non è un metodo efficace per rimuovere i bromati, che sono composti chimici stabili e non volatili come alcuni contaminanti microbiologici.

In sintesi

I bromati sono un sottoprodotto della disinfezione dell’acqua da non sottovalutare, ma il rischio reale va sempre contestualizzato: la classificazione come possibile cancerogeno riguarda l’esposizione cronica a concentrazioni fuori norma, non un contatto occasionale entro i limiti di legge previsti dal D.Lgs. 18/2023. Per chi ha dubbi specifici sulla propria acqua — di rete, di pozzo o proveniente da un impianto con ozonizzazione — la strada più concreta è verificare i dati con un’analisi mirata; è possibile farlo nell’ambito di un pannello più ampio come potabilità completa, utile anche per inquadrare altri parametri correlati come PFOA e PFOS. Per qualsiasi implicazione di salute personale, in particolare in gravidanza o per neonati, il riferimento resta sempre il medico curante o l’ASL. Per impostare correttamente una richiesta di analisi, si può consultare la guida acqua potabile: cosa significa e quando è sicura da bere o richiedere direttamente un’analisi dell’acqua.

Un dubbio sulla tua acqua?

Per situazioni che riguardano la salute, in particolare di neonati, persone in gravidanza o immunodepresse, rivolgiti al tuo medico o alla ASL. Per una verifica analitica possiamo aiutarti a scegliere il controllo adatto.

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