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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
SaluteCapitolo 3.70· 7 min di lettura

PFOS nell’acqua: effetti sulla salute

Effetti sulla salute di pfos acqua effetti salute: rischi, soggetti sensibili e valori di riferimento. Fonti ISS e OMS.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

Il PFOS (acido perfluoroottansolfonico) è un composto perfluoroalchilico persistente, associato in letteratura scientifica ad alterazioni della funzione epatica, del profilo lipidico e del sistema immunitario in caso di esposizione prolungata. Non esiste un livello di esposizione “sicuro” definito con certezza assoluta: la prudenza è d’obbligo, soprattutto per neonati e donne in gravidanza. Per valutazioni cliniche rivolgersi sempre a un medico o all’ASL di competenza.

In breve

  • Il PFOS appartiene alla famiglia dei PFAS, sostanze perfluoroalchiliche molto persistenti nell’ambiente e nell’organismo umano.
  • È classificato tra i contaminanti organici ed emergenti di crescente interesse sanitario e normativo.
  • L’esposizione cronica è associata in studi epidemiologici a possibili effetti su fegato, colesterolo e risposta immunitaria.
  • Non esistono sintomi acuti specifici: gli effetti ipotizzati emergono solo con esposizioni prolungate nel tempo.
  • Il D.Lgs. 18/2023 include i PFAS, gruppo a cui appartiene il PFOS, tra i parametri monitorati per l’acqua potabile.
  • Bollire l’acqua non riduce la presenza di PFOS: serve un trattamento dedicato, individuato dopo un’analisi di laboratorio.
  • Neonati, donne in gravidanza e soggetti fragili richiedono particolare attenzione e il coinvolgimento del medico o dell’ASL.
  • Solo un’analisi mirata per PFAS può confermare presenza e concentrazione di PFOS in un’acqua specifica.

Cos’è il PFOS

Il PFOS (acido perfluoroottansolfonico) è un composto chimico sintetico appartenente alla vasta famiglia dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche), utilizzato in passato in schiume antincendio, rivestimenti impermeabilizzanti e alcuni processi industriali. È noto per un’elevatissima persistenza ambientale e biologica, motivo per cui è oggetto di crescente attenzione sanitaria.

A differenza di molti contaminanti organici che si degradano nel tempo, i legami chimici del PFOS lo rendono estremamente stabile: una volta rilasciato nell’ambiente tende a rimanere nelle acque sotterranee e superficiali per periodi molto lunghi, e nell’organismo umano si accumula progressivamente con emivite di eliminazione che si misurano in anni. Per questo motivo il PFOS viene trattato in modo differente rispetto ad altri contaminanti organici ed emergenti, con soglie di attenzione più severe.

Effetti sulla salute del PFOS nell’acqua

Gli studi scientifici disponibili associano l’esposizione cronica al PFOS ad alcuni possibili effetti su fegato, profilo lipidico e sistema immunitario, ma la relazione dose-effetto non è definita con certezza assoluta e varia da individuo a individuo. Non esistono sintomi acuti riconoscibili: qualsiasi valutazione clinica deve essere condotta da un medico, sulla base della storia di esposizione e di esami specifici.

La letteratura scientifica internazionale, incluse le valutazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di agenzie sanitarie nazionali, ha esaminato possibili associazioni tra esposizione prolungata al PFOS e:

Ambito osservato Tipo di associazione riportata in letteratura
Funzione epatica Alterazioni di alcuni parametri epatici in studi su popolazioni esposte
Profilo lipidico Variazioni dei livelli di colesterolo in alcuni studi osservazionali
Sistema immunitario Possibile riduzione della risposta ad alcune vaccinazioni in studi su bambini
Sviluppo fetale Attenzione specifica per l’esposizione in gravidanza

Come il PFOS entra nell’acqua potabile

Il PFOS raggiunge le acque destinate al consumo umano prevalentemente attraverso la contaminazione di falde acquifere e corpi idrici superficiali, causata da scarichi industriali pregressi, dilavamento di siti contaminati e uso storico in schiume antincendio. Una volta nella falda, la sua persistenza ne favorisce la diffusione anche a distanza dalla fonte originaria.

Le fonti di contaminazione più frequentemente documentate includono aree industriali con produzione o uso di composti fluorurati, siti di addestramento antincendio (aeroporti, basi militari) e discariche. La contaminazione può interessare sia gli acquedotti pubblici sia i pozzi privati, motivo per cui chi utilizza acqua di pozzo in zone a rischio dovrebbe considerare un’analisi dell’acqua mirata.

Normativa e valori di riferimento

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto per la prima volta in modo strutturato il monitoraggio dei PFAS nell’acqua potabile italiana, includendo il PFOS tra i composti considerati sia singolarmente sia nella somma dei PFAS totali. Il valore limite esatto è definito dal testo normativo e dai relativi allegati tecnici, a cui si rimanda per il dato aggiornato.

Rispetto al precedente D.Lgs. 31/2001, che non prevedeva un controllo specifico e sistematico dei PFAS, la normativa attuale rappresenta un cambio di approccio significativo, in linea con le indicazioni della normativa acqua potabile in Italia. Per conoscere il valore limite numerico applicabile è sempre opportuno fare riferimento al testo di legge in Gazzetta Ufficiale o alle indicazioni dell’ente gestore, evitando di affidarsi a cifre non verificate.

Esempio pratico

Una famiglia che vive in una zona agricola-industriale, servita da un pozzo privato utilizzato anche per l’alimentazione di un neonato, decide di far analizzare l’acqua dopo aver letto notizie su contaminazioni da PFAS in aree limitrofe. Il laboratorio esegue un’analisi mirata per PFAS, incluso il PFOS, tramite tecniche di cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa, restituendo un referto con le concentrazioni rilevate confrontate con i valori di riferimento normativi. In caso di superamento, la famiglia viene indirizzata sia verso soluzioni tecniche di trattamento sia, per la componente sanitaria, verso il pediatra e l’ASL territoriale.

Domande frequenti

Cos’è il PFOS e perché preoccupa nell’acqua potabile?

È un composto perfluoroalchilico (PFAS) estremamente persistente nell’ambiente e nell’organismo, che può accumularsi nel tempo; per questo è oggetto di attenzione normativa e sanitaria.

Il PFOS nell’acqua del rubinetto fa male alla salute?

L’esposizione cronica a concentrazioni elevate è associata in letteratura a possibili effetti su fegato, colesterolo e sistema immunitario; il rischio dipende da dose e durata dell’esposizione, va valutato caso per caso con un medico.

Come entra il PFOS nell’acqua?

Principalmente da contaminazione di falde e corpi idrici superficiali dovuta a scarichi industriali, uso pregresso in schiume antincendio e rivestimenti, e dilavamento di siti contaminati.

Quali sono i sintomi di un’eventuale esposizione al PFOS?

Non esistono sintomi acuti specifici e riconoscibili: gli effetti ipotizzati sono di tipo cronico e vanno indagati con esami clinici mirati, non con l’auto-diagnosi.

Chi è più a rischio in caso di esposizione al PFOS?

Neonati, donne in gravidanza o allattamento e persone immunodepresse sono le categorie per cui si raccomanda maggiore prudenza e il coinvolgimento del pediatra o del medico curante.

Come faccio a sapere se la mia acqua contiene PFOS?

Solo un’analisi di laboratorio specifica per PFAS può rilevare la presenza e la concentrazione di PFOS nell’acqua, sia essa acquedottistica o di pozzo privato.

Il D.Lgs. 18/2023 disciplina il PFOS nell’acqua potabile?

Sì, il decreto che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 introduce il controllo dei PFAS, inclusi i composti del gruppo a cui appartiene il PFOS, tra i parametri da monitorare per l’acqua destinata al consumo umano.

Bollire l’acqua elimina il PFOS?

No, l’ebollizione non degrada i PFAS e può anzi concentrarli leggermente per evaporazione dell’acqua; servono sistemi di trattamento specifici, valutati dopo un’analisi.

A chi rivolgersi in caso di sospetta contaminazione da PFOS?

Al proprio medico di base per una valutazione sanitaria personale, e all’ASL territoriale o all’ente gestore dell’acquedotto per verifiche sulla rete idrica.

In sintesi

Il PFOS è un contaminante persistente la cui presenza nell’acqua non può essere percepita né esclusa senza un’analisi specifica. Data la natura sanitaria del tema, la priorità è rivolgersi al proprio medico o pediatra per qualsiasi dubbio su un’eventuale esposizione, e all’ASL territoriale in caso di contaminazioni sospette o accertate sulla rete idrica. Per un quadro completo su altri contaminanti correlati, è utile consultare la pagina su PFOA e la guida ai contaminanti organici ed emergenti. Chi desidera verificare la presenza di PFOS nella propria acqua può richiedere un’analisi dedicata: richiedi un’analisi impostata correttamente con il laboratorio, indicando l’origine dell’acqua (acquedotto o pozzo) e l’eventuale presenza di soggetti sensibili in famiglia.

Un dubbio sulla tua acqua?

Per situazioni che riguardano la salute, in particolare di neonati, persone in gravidanza o immunodepresse, rivolgiti al tuo medico o alla ASL. Per una verifica analitica possiamo aiutarti a scegliere il controllo adatto.

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