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Come fareCapitolo 3.241· 7 min di lettura

Come eliminare Clostridium perfringens dall’acqua: bonifica e disinfezione

Come eliminare Clostridium perfringens dall’acqua: bonifica e disinfezione: procedura passo per passo, errori da evitare e consigli del laboratorio accredita

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

Per eliminare Clostridium perfringens dall’acqua occorre prima identificare la fonte di contaminazione (infiltrazioni fecali, guasti al sistema di potabilizzazione, pozzo mal protetto), poi intervenire con disinfezione a shock, eventuale filtrazione e trattamento mirato, e infine verificare l’efficacia con una nuova analisi microbiologica di laboratorio. Non esistono rimedi fai-da-te definitivi: la bonifica va sempre confermata da un’analisi accreditata.

In breve

  • Il Clostridium perfringens è un batterio sporigeno usato come indicatore di contaminazione fecale, anche non recente.
  • Le sue spore sono più resistenti al cloro e al calore rispetto ad altri indicatori microbiologici.
  • La bonifica richiede prima l’individuazione della fonte, poi la disinfezione dell’impianto o del pozzo.
  • Bollire l’acqua non basta a "bonificare" un sistema idrico contaminato in modo strutturale.
  • Dopo l’intervento serve sempre un’analisi di conferma affidata a un laboratorio accreditato.
  • Per approfondire il quadro generale consulta la guida ai parametri microbiologici nell’acqua.
  • In presenza di sintomi o dubbi sanitari, il riferimento resta il medico o la ASL territoriale.

Cos’è il Clostridium perfringens e perché compare nell’acqua

Il Clostridium perfringens è un batterio anaerobio in grado di formare spore molto resistenti, utilizzato come parametro indicatore di contaminazione fecale nelle acque destinate al consumo umano. La sua presenza segnala un possibile passaggio di materiale fecale nell’acqua, anche non recente, e per questo va indagata con attenzione insieme agli altri parametri microbiologici previsti dalla normativa.

A differenza di Escherichia coli, che tende a scomparire rapidamente dopo l’evento contaminante, le spore di Clostridium perfringens possono sopravvivere a lungo nell’ambiente, in sedimenti di serbatoi, tubazioni o pozzi. Questo lo rende un indicatore utile per rilevare contaminazioni intermittenti o pregresse che altri parametri potrebbero non evidenziare.

Le cause più comuni includono infiltrazioni di acque reflue o di scolo nei pozzi, fessurazioni nelle tubazioni vicine a fognature, serbatoi non adeguatamente protetti o puliti, e malfunzionamenti nei sistemi di potabilizzazione o disinfezione. Prima di intervenire è quindi essenziale capire da dove arriva la contaminazione, anche con l’aiuto del campionamento per analisi microbiologica eseguito in punti diversi della rete.

Procedura per eliminare Clostridium perfringens dall’acqua

La procedura corretta prevede quattro fasi: individuazione della fonte, disinfezione mirata, eventuale filtrazione o trattamento specifico, e verifica analitica finale. Saltare una di queste fasi, in particolare la verifica di laboratorio, espone al rischio di considerare risolto un problema che in realtà persiste o si ripresenta.

Fase Obiettivo Note operative
1. Identificazione della fonte Capire da dove arriva la contaminazione Ispezione visiva, campionamenti in più punti, controllo di pozzi/serbatoi
2. Disinfezione Abbattere la carica microbica Shock clorurato o altro sistema idoneo, dimensionato da un tecnico
3. Spurgo e risciacquo Eliminare residui e sedimenti Fondamentale nei serbatoi, dove le spore si depositano
4. Verifica analitica Confermare l’efficacia dell’intervento Nuovo campionamento e analisi di laboratorio

Nel caso di un pozzo privato, la disinfezione a shock viene generalmente seguita da un periodo di spurgo prolungato prima di poter considerare l’acqua nuovamente idonea, e comunque solo dopo conferma analitica. Nel caso di reti idriche più complesse o di serbatoi condominiali, può essere necessario anche un intervento di pulizia meccanica dei depositi, poiché le spore tendono ad accumularsi nei sedimenti.

Perché bollire l’acqua non è sufficiente

Il bollore riduce le forme vegetative dei batteri ma non garantisce la bonifica dell’intero sistema idrico, perché non agisce sulle tubazioni, sui serbatoi o sulla fonte del problema. È una misura di emergenza per l’acqua da bere nell’immediato, non un intervento risolutivo sull’impianto.

Le spore di Clostridium perfringens sono note per una resistenza superiore rispetto a molte forme batteriche vegetative, e in alcune condizioni possono sopravvivere anche a trattamenti termici non prolungati. Per questo, in presenza di una conferma analitica di contaminazione, la soluzione corretta è un intervento sull’impianto (disinfezione, pulizia, eventuale sostituzione di tratti compromessi) e non il solo bollore quotidiano dell’acqua, che va inteso come misura precauzionale temporanea in attesa della bonifica.

Esempio pratico: pozzo privato con Clostridium perfringens rilevato

Una famiglia con pozzo privato per uso domestico riceve un referto che segnala Clostridium perfringens presente, mentre Escherichia coli risulta assente. Questo scenario è tipico di una contaminazione non recentissima o intermittente, magari legata a infiltrazioni stagionali durante periodi di pioggia intensa.

Il percorso corretto prevede: un sopralluogo per verificare lo stato del pozzo (guarnizioni, boccaporto, distanza da fosse settiche o scarichi), un ciclo di disinfezione a shock del pozzo e della rete interna, lo spurgo prolungato delle tubazioni e infine un nuovo campionamento per analisi microbiologica per verificare che il parametro sia rientrato nei limiti prima di considerare l’acqua nuovamente idonea al consumo, se destinata a tale uso.

Quando rivolgersi a un laboratorio accreditato

Un laboratorio accreditato è il riferimento corretto sia per confermare la presenza di Clostridium perfringens sia per verificare l’esito della bonifica, con un’analisi microbiologica basata su tecniche di laboratorio come la filtrazione su membrana. Affidarsi a un’analisi professionale evita di basare decisioni importanti su impressioni o test approssimativi.

È utile richiedere l’analisi in occasione del primo utilizzo di un pozzo, dopo lavori sull’impianto, in presenza di variazioni di colore, odore o sapore dell’acqua, oppure periodicamente come controllo di routine, specialmente in presenza di soggetti fragili in famiglia. Per definire correttamente i punti di prelievo è utile consultare anche la guida su come scegliere il punto di prelievo e, se la fonte è un serbatoio, la pagina dedicata a come campionare l’acqua da un serbatoio.

Il quadro normativo di riferimento per la qualità dell’acqua destinata al consumo umano è oggi definito dal D.Lgs. 18/2023, che ha recepito la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001. Per un approfondimento sistematico puoi consultare la normativa acqua potabile in Italia.

Domande frequenti

Cosa indica la presenza di Clostridium perfringens nell’acqua?

Indica una contaminazione fecale, anche risalente nel tempo, poiché le sue spore sono molto resistenti e persistono più a lungo di altri indicatori come Escherichia coli.

Il bollore elimina Clostridium perfringens?

Il bollore uccide le forme vegetative ma le spore possono resistere; per la bonifica del sistema serve un intervento di disinfezione più ampio, non solo bollire l’acqua da bere.

Il cloro è efficace contro Clostridium perfringens?

Il cloro riduce la carica delle forme vegetative, ma le spore sono relativamente resistenti alla clorazione standard; per questo la disinfezione va dimensionata e verificata con analisi di laboratorio.

Quanto tempo serve per bonificare un impianto contaminato?

Dipende dalla causa e dall’estensione della rete; in genere servono un ciclo di disinfezione, un periodo di spurgo e una successiva verifica analitica, con tempistiche variabili caso per caso.

L’acqua con Clostridium perfringens è pericolosa per la salute?

Può segnalare rischio microbiologico, soprattutto per soggetti fragili; in presenza di sintomi gastrointestinali o dubbi è opportuno consultare un medico e la ASL competente.

Serve un’analisi prima e dopo la bonifica?

Sì: un’analisi iniziale conferma la contaminazione e ne inquadra l’entità, una seconda dopo l’intervento verifica che il parametro sia rientrato nei limiti previsti dalla normativa.

Che differenza c’è tra Clostridium perfringens ed Escherichia coli come indicatori?

Escherichia coli segnala una contaminazione fecale recente, mentre Clostridium perfringens, grazie alla resistenza delle spore, può indicare anche episodi di contaminazione passati o intermittenti.

Un pozzo privato può essere bonificato definitivamente?

Sì, ma solo rimuovendo la causa (infiltrazioni, fessurazioni, vicinanza a scarichi) oltre a disinfettare; altrimenti la contaminazione tende a ripresentarsi nel tempo.

In sintesi

Eliminare Clostridium perfringens dall’acqua significa individuare la fonte della contaminazione, intervenire con una disinfezione mirata e, soprattutto, verificare l’esito con un’analisi di laboratorio prima e dopo la bonifica. Se hai riscontrato questo parametro in un referto o vuoi un controllo preventivo su pozzo, serbatoio o rete idrica, richiedi un’analisi microbiologica presso LaboratorioAcqua, valutando anche il pacchetto microbiologico più adatto al tuo caso.

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