Vai al contenuto
LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
ParametroCapitolo 3.8· 12 min di lettura

Nitriti nell’acqua: cos’e, valori limite e rischi

Nitriti nell acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I nitriti (NO2-) sono una forma intermedia e instabile dell’azoto disciolto in acqua, meno diffusa dei nitrati ma più reattiva a livello biologico. Compaiono per riduzione batterica dei nitrati, per fenomeni di nitrificazione nella rete idrica o per contaminazione da scarichi. Il D.Lgs. 18/2023 fissa un limite di 0,5 mg/L nell’acqua destinata al consumo umano. Solo un’analisi di laboratorio dice se un’acqua di pozzo, rubinetto o cisterna rispetta questo valore.

Questa pagina fa parte della sezione anioni e nutrienti nell’acqua di LaboratorioAcqua e introduce il parametro nitriti in modo autonomo: cosa sono, da dove arrivano davvero (spesso non dal territorio ma dalla rete stessa) e quale valore di legge li regola. Per gli approfondimenti collegati trovi le pagine su metodo di analisi dei nitriti, effetti sulla salute e come eliminarli dall’acqua.

In breve

  • I nitriti (NO2-) sono una forma intermedia e instabile dell’azoto, distinta chimicamente dai nitrati anche se spesso analizzata insieme a essi.
  • Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 0,5 mg/L, un valore molto più basso dei 50 mg/L previsti per i nitrati, perché i nitriti sono biologicamente più reattivi.
  • A differenza dei nitrati, che arrivano quasi sempre dal territorio (agricoltura, scarichi), i nitriti compaiono spesso all’interno della rete idrica o dell’impianto, per nitrificazione batterica o ristagno.
  • La disinfezione con cloramine e i serbatoi con acqua stagnante sono contesti tipici in cui i nitriti aumentano senza che ci sia un problema a monte, nella falda o nel pozzo.
  • Come i nitrati, i nitriti non alterano in modo percepibile gusto od odore: la loro presenza non si "sente".
  • Bollire l’acqua non riduce i nitriti, e in alcuni casi può favorire ulteriori trasformazioni chimiche dell’azoto presente.
  • Il rischio sanitario meglio documentato riguarda i lattanti e alcune condizioni cliniche specifiche: per dettagli rimandiamo alla pagina dedicata e, per dubbi concreti, al pediatra o all’ASL.
  • La riduzione richiede trattamenti mirati o interventi sull’impianto (pulizia serbatoi, revisione della disinfezione), non filtri generici.

Cosa sono i nitriti e perché sono un parametro "instabile"

I nitriti sono un composto intermedio del ciclo dell’azoto: si formano quando l’ammonio viene ossidato a nitrati (nitrificazione) o quando i nitrati vengono parzialmente ridotti in ambienti poveri di ossigeno (denitrificazione incompleta). A differenza dei nitrati, che sono la forma finale e stabile dell’azoto ossidato, i nitriti tendono a trasformarsi rapidamente in nitrati non appena le condizioni chimico-fisiche lo permettono, in particolare in presenza di ossigeno disciolto.

Questa instabilità ha una conseguenza pratica importante: trovare nitriti in un campione d’acqua racconta spesso un processo in corso, non uno stato acquisito nel tempo. Un valore elevato di nitriti può comparire e scomparire nel giro di ore o giorni, a seconda di temperatura, ossigenazione e attività microbica nel punto in cui l’acqua si trova (falda, serbatoio, tratto di tubazione). Per questo un singolo prelievo negativo non esclude che il fenomeno si sia manifestato in altri momenti, e un controllo periodico è più informativo di un’analisi isolata quando c’è il sospetto di nitrificazione ricorrente.

Da dove vengono i nitriti: territorio, rete e impianto

I nitriti nell’acqua hanno tre origini principali, spesso trascurate quando si ragiona solo in termini di "contaminazione dal territorio" come per i nitrati.

La prima origine è la contaminazione esterna diretta: scarichi civili non depurati, liquami zootecnici e fosse settiche mal posizionate rispetto a un pozzo possono introdurre azoto in forme diverse, incluse tracce di nitriti, soprattutto in condizioni di scarsa ossigenazione del terreno. La seconda origine è la riduzione batterica dei nitrati già presenti, un fenomeno che avviene in ambienti poveri di ossigeno come falde profonde, serbatoi poco ricambiati o tratti di rete con acqua stagnante. La terza origine, spesso la più rilevante nella rete di distribuzione, è la nitrificazione incompleta: in presenza di ammonio (per esempio residuo di trattamenti con cloramine) e di batteri nitrificanti che colonizzano le pareti interne di tubazioni e serbatoi, il processo di ossidazione dell’ammonio a nitrati passa attraverso uno stadio intermedio di nitriti, che può accumularsi se le condizioni (temperatura, tempo di permanenza, biofilm) lo favoriscono.

Origine Meccanismo Contesto tipico
Contaminazione esterna Infiltrazione di azoto da scarichi/reflui in ambiente povero di ossigeno Pozzi privati vicino a fosse settiche o allevamenti
Riduzione batterica dei nitrati Batteri denitrificanti in ambienti anossici Falde profonde, serbatoi con acqua stagnante
Nitrificazione incompleta Ossidazione batterica dell’ammonio residuo, stadio intermedio Reti idriche con cloramine, serbatoi, tubazioni con biofilm

Il valore limite di legge secondo il D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, fissa per l’acqua destinata al consumo umano un valore massimo di 0,5 mg/L per i nitriti, molto più basso del limite di 50 mg/L previsto per i nitrati. Questo scarto di scala non è un dettaglio tecnico: riflette il fatto che i nitriti sono biologicamente più reattivi a parità di concentrazione, e quindi la normativa li tratta con un margine di sicurezza molto più stretto.

Per l’acqua distribuita dall’acquedotto la verifica del rispetto del limite è responsabilità del gestore, che effettua controlli periodici lungo la rete. Per un pozzo privato, una cisterna o un impianto autonomo la responsabilità di verificare la conformità ricade su chi utilizza l’acqua: in questi casi, dato che i nitriti possono formarsi anche all’interno dell’impianto stesso, l’analisi va ripetuta periodicamente e non basta un controllo "una tantum" alla fonte.

Nitriti e nitrati: la differenza in sintesi

Nitriti e nitrati sono entrambi composti dell’azoto e vengono spesso analizzati nello stesso pannello, ma non sono intercambiabili: i nitrati sono la forma stabile e più diffusa, i nitriti una forma intermedia, instabile e più tossica a parità di concentrazione. Per questo la normativa fissa due limiti separati, con quello sui nitriti cento volte più basso.

Parametro Formula Stabilità Limite D.Lgs. 18/2023 Origine prevalente
Nitrati NO3- Stabile, forma finale 50 mg/L Fertilizzanti, reflui, scarichi (territorio)
Nitriti NO2- Instabile, forma intermedia 0,5 mg/L Nitrificazione/riduzione in rete o impianto, oltre a contaminazione diretta

Un’acqua può avere nitrati entro il limite ma nitriti fuori norma, o viceversa: sono due dati che vanno letti insieme, non uno in sostituzione dell’altro. Per un quadro completo sul parametro "gemello" e sulla sua origine più legata al territorio, la pagina sui nitrati nell’acqua approfondisce l’aspetto complementare a quello trattato qui.

Rischi per la salute: cosa sapere

Il rischio sanitario meglio documentato per i nitriti riguarda la capacità di questo composto di reagire con l’emoglobina nel sangue, riducendone la funzione di trasporto dell’ossigeno; il gruppo più vulnerabile è quello dei lattanti nei primi mesi di vita, in particolare quando l’acqua viene usata per preparare il latte artificiale. Negli adulti sani il rischio da esposizione tramite acqua potabile entro i limiti di legge è considerato basso dalle autorità sanitarie internazionali, ma la maggiore reattività dei nitriti rispetto ai nitrati giustifica un limite di legge molto più conservativo.

Per una trattazione completa dei meccanismi, delle popolazioni a rischio e delle evidenze disponibili, la pagina dedicata agli effetti dei nitriti sulla salute sviluppa l’argomento in dettaglio; qui ci limitiamo a inquadrare il tema nel contesto generale del parametro.

Nitriti nell’acqua di pozzo e di rubinetto

Le cause tipiche di nitriti elevati cambiano in modo significativo a seconda della fonte. In un pozzo privato prevalgono la contaminazione da scarichi civili non depurati, reflui zootecnici o fosse settiche vicine, spesso in combinazione con condizioni di scarsa ossigenazione della falda. Nell’acqua di rubinetto, quando il problema non dipende dalla fonte captata dal gestore, prevalgono invece fenomeni interni alla rete o all’impianto domestico: nitrificazione in tratti con ricambio scarso, serbatoi poco puliti o disinfezione con cloramine poco controllata.

Per un dettaglio operativo su valori attesi, cause tipiche e soluzioni specifiche per ciascun contesto, sono disponibili le pagine dedicate ai nitriti nell’acqua di pozzo e ai nitriti nell’acqua di rubinetto.

Come si misura e come si riduce

La concentrazione di nitriti si determina in laboratorio con tecniche strumentali come la spettrofotometria o la cromatografia ionica, che restituiscono un valore preciso in mg/L confrontabile con il limite di legge. Esistono anche strisce reattive per una stima domestica rapida, utili come primo orientamento ma non adatte a un confronto rigoroso con il valore normativo, soprattutto quando in casa ci sono neonati o donne in gravidanza. La pagina analisi nitriti nell’acqua: metodo e costo descrive il percorso analitico in dettaglio.

Quando i nitriti derivano da un problema interno alla rete o all’impianto (nitrificazione, ristagno, biofilm), la soluzione spesso non è un trattamento chimico ma un intervento sull’impianto stesso: pulizia e ricambio dei serbatoi, revisione dei tratti a basso flusso, verifica della disinfezione. Quando invece derivano da contaminazione della fonte captata, si ricorre a trattamenti dedicati come lo scambio ionico selettivo o l’osmosi inversa. La guida come eliminare i nitriti dall’acqua confronta le opzioni disponibili in base alla causa individuata.

Esempio pratico: nitriti in un condominio con serbatoio

Immaginiamo un condominio alimentato dall’acquedotto comunale, con un serbatoio di accumulo in copertura che rifornisce gli appartamenti. L’acqua in ingresso al serbatoio rispetta i limiti di legge, come certificato dal gestore della rete. Alcuni condomini segnalano però un referto di analisi privata con nitriti superiori a 0,5 mg/L prelevati direttamente da un rubinetto dell’edificio.

In un caso come questo, l’ipotesi più probabile non è una contaminazione della fonte, ma un fenomeno interno: il serbatoio, poco pulito e con un ricambio d’acqua lento nei mesi meno frequentati, ha creato condizioni favorevoli alla nitrificazione batterica sulle pareti interne. I passi corretti sono verificare la data dell’ultima pulizia e disinfezione del serbatoio, far analizzare un campione prelevato sia in ingresso sia in uscita dal serbatoio per localizzare il punto in cui compare l’anomalia, e programmare un intervento di manutenzione prima di ripetere l’analisi per confermare il rientro nei limiti. Questo esempio mostra perché, per i nitriti, la domanda giusta spesso non è "da dove viene l’acqua" ma "cosa succede all’acqua lungo il percorso fino al rubinetto".

Domande frequenti

Cosa sono i nitriti nell’acqua?

Sono composti dell’azoto (NO2-), forma intermedia tra l’ammonio e i nitrati nel ciclo dell’azoto. Sono chimicamente instabili e tendono a ossidarsi rapidamente in nitrati, per questo la loro presenza segnala spesso un processo in corso più che una condizione stabile.

Qual è il limite di legge per i nitriti nell’acqua potabile?

Il D.Lgs. 18/2023 fissa il valore massimo a 0,5 mg/L per i nitriti nell’acqua destinata al consumo umano, contro i 50 mg/L previsti per i nitrati. Il limite più basso riflette la maggiore reattività biologica di questo parametro.

Da dove vengono i nitriti nell’acqua?

Da riduzione batterica dei nitrati in ambienti poveri di ossigeno, da fenomeni di nitrificazione incompleta nella rete idrica o in serbatoi con ristagno, e da scarichi civili o zootecnici non depurati che si infiltrano nel terreno.

Perché in un’acqua di rete possono comparire nitriti anche se i nitrati sono bassi?

Perché i nitriti nella rete idrica spesso non derivano dal territorio ma da processi interni: nitrificazione batterica in tubazioni, serbatoi con acqua stagnante o impianti con disinfezione a base di cloramine, dove i batteri nitrificanti trovano condizioni favorevoli.

I nitriti nell’acqua sono più pericolosi dei nitrati?

A parità di concentrazione sì, perché reagiscono più facilmente con l’emoglobina nel sangue. Per questo il limite di legge sui nitriti è cento volte più basso di quello sui nitrati. Per i dettagli sui rischi, vedi la pagina dedicata agli effetti sulla salute.

Come si misura la concentrazione di nitriti in un campione d’acqua?

In laboratorio si utilizzano tecniche spettrofotometriche o la cromatografia ionica, che restituiscono un dato preciso in mg/L confrontabile con il limite di legge. Le strisce reattive domestiche danno solo un’indicazione di massima.

Bollire l’acqua elimina i nitriti?

No, la bollitura non li elimina: fa evaporare parte dell’acqua e ne concentra la quantità residua. In alcune condizioni può anche favorire ulteriori trasformazioni chimiche dell’azoto presente. Serve un trattamento dedicato, non la bollitura.

I nitriti nell’acqua di pozzo sono diversi da quelli dell’acqua di rubinetto?

Le cause tipiche cambiano: nel pozzo prevalgono contaminazione da scarichi o reflui zootecnici, nella rete di distribuzione prevalgono fenomeni di nitrificazione interna o problemi legati alla disinfezione. Le pagine dedicate a ciascuna fonte approfondiscono i due contesti.

Con quale frequenza va controllato il livello di nitriti in un pozzo privato?

Non c’è un obbligo generale per l’uso domestico, ma un controllo periodico è consigliato per chi attinge da un pozzo privato, in particolare se nelle vicinanze ci sono fosse settiche, allevamenti o coltivazioni intensive.

In sintesi

I nitriti sono un parametro chimico regolato dal D.Lgs. 18/2023 (limite 0,5 mg/L), chimicamente instabile e spesso legato non solo al territorio ma a fenomeni interni alla rete idrica o all’impianto, come la nitrificazione in serbatoi e tubazioni. Non alterano il sapore dell’acqua e la bollitura non li elimina: l’unico modo per saperlo è un’analisi di laboratorio, ripetuta nel tempo se si sospettano cause legate all’impianto.

Se vuoi verificare la tua acqua, costruisci una richiesta chiara: indica la fonte (pozzo, rubinetto, cisterna con serbatoio), eventuali interventi recenti sull’impianto e chiedi l’inclusione dei nitrati accanto ai nitriti. Puoi partire dalla panoramica della sezione anioni e nutrienti nell’acqua oppure richiedere direttamente l’analisi dalla pagina richiedi analisi.

Costruisci la richiesta giusta

Ti consigliamo il controllo «Nitrati e Composti Azotati». Richiedi un preventivo gratuito e senza impegno.

Richiedi analisi Vedi cosa include il pacchetto Nitrati e Composti Azotati