Risposta rapida
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto nell’elenco dei parametri per l’acqua potabile tre sostanze non previste dal vecchio D.Lgs. 31/2001: i PFAS (con i parametri ’Somma di PFAS’ e ’PFAS totali’), il bisfenolo A e le microcistine. Sono l’esito dell’aggiornamento scientifico della Direttiva europea e ampliano il controllo a contaminanti industriali, interferenti endocrini e tossine algali. I valori di parametro esatti sono negli allegati della norma: qui spieghiamo cosa sono, perché sono stati inclusi e cosa cambia nei controlli.
Chi confronta il vecchio elenco di parametri con quello attuale nota subito alcune new entry: PFAS, bisfenolo A e microcistine non comparivano, con un controllo dedicato, nel D.Lgs. 31/2001. Il D.Lgs. 18/2023 li ha inseriti nel quadro dei parametri per l’acqua destinata al consumo umano, aggiornando la normativa italiana alle conoscenze scientifiche più recenti e alla Direttiva UE 2020/2184. Questa guida spiega perché queste tre sostanze sono entrate nell’elenco, cosa le accomuna e cosa le distingue, senza riportare cifre di legge a memoria: per l’inquadramento normativo generale rimandiamo alla guida sulla normativa acqua potabile in Italia (D.Lgs. 18/2023).
In breve
- Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto parametri non presenti, con un controllo dedicato, nel vecchio D.Lgs. 31/2001: tra questi PFAS, bisfenolo A e microcistine.
- I PFAS hanno due parametri specifici, "Somma di PFAS" e "PFAS totali", per un gruppo di sostanze industriali molto persistenti.
- Il bisfenolo A è una sostanza chimica di sintesi, classificata come interferente endocrino, monitorata anche per la migrazione da materiali a contatto con l’acqua.
- Le microcistine sono tossine prodotte da cianobatteri durante fioriture algali in acque superficiali usate come fonte di approvvigionamento.
- Le tre sostanze hanno origini diverse (industriale, chimico-industriale, biologica) ma condividono lo stesso obiettivo normativo: prevenire rischi non coperti dal quadro precedente.
- I valori di parametro puntuali sono negli allegati del decreto: qui descriviamo cosa sono le sostanze e perché sono controllate, non le cifre esatte.
- Per bisfenolo A e microcistine non esiste ancora, sul nostro sito, una guida dedicata quanto quella sui PFAS: questa pagina è il riferimento normativo su tutte e tre le novità.
- I controlli restano ripartiti tra gestore del servizio idrico (interni) e ASL (esterni), nel quadro generale già descritto per la normativa sull’acqua potabile.
Perché il D.Lgs. 18/2023 ha ampliato l’elenco dei parametri
Il D.Lgs. 18/2023 ha ampliato l’elenco dei parametri perché recepisce la Direttiva UE 2020/2184, che ha aggiornato la lista delle sostanze da monitorare alla luce delle conoscenze tossicologiche ed epidemiologiche più recenti. PFAS, bisfenolo A e microcistine rappresentano tre famiglie di rischio diverse — chimica industriale persistente, interferente endocrino, tossina biologica — che il quadro del 2001 non affrontava con parametri specifici.
La logica di fondo non è un semplice "aggiungere voci a un elenco". Il decreto, come spiegato nella panoramica sulla normativa sull’acqua in Italia, ha sostituito un approccio centrato sul controllo del prodotto finale con un approccio di valutazione e gestione del rischio lungo l’intera filiera. In questo schema ha senso includere sostanze che, pur non essendo tra i contaminanti "storici" (nitrati, metalli pesanti, microrganismi indicatori di contaminazione fecale), sono emerse come rilevanti per la sicurezza dell’acqua nel corso degli ultimi vent’anni: da un lato per la diffusione ambientale di composti industriali persistenti, dall’altro per il miglioramento delle tecniche analitiche che oggi permettono di rilevarli con affidabilità.
È importante non confondere "parametro nuovo" con "rischio nuovo". In molti casi la sostanza era già presente nell’ambiente in precedenza: quello che cambia è che oggi la norma la nomina esplicitamente, fissa un valore di riferimento e obbliga i gestori a monitorarla secondo criteri definiti. Per il cittadino, il risultato pratico è una maggiore trasparenza su rischi che prima non comparivano nei referti standard.
PFAS: i due parametri "Somma di PFAS" e "PFAS totali"
I PFAS sono l’unica delle tre novità normate con due parametri distinti: "Somma di PFAS", che considera un elenco definito di singoli composti perfluoroalchilici, e "PFAS totali", una misura più ampia del contenuto complessivo. Sono sostanze industriali di sintesi, molto persistenti, note come "inquinanti eterni" per la loro resistenza alla degradazione naturale nell’ambiente e nell’acqua.
Questo è l’unico dei tre parametri per cui LaboratorioAcqua pubblica un percorso di approfondimento dedicato, proprio perché il cluster di ricerca sui PFAS è tra i più consultati. Per il quadro completo — cosa sono, come arrivano nell’acqua, effetti allo studio, trattamenti di abbattimento — la guida di riferimento è PFAS nell’acqua: guida completa, con gli approfondimenti su PFAS nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi, come si analizzano i PFAS (LC-MS/MS) e analisi PFAS: metodo e costo. Chi vuole un quadro territoriale può consultare l’atlante PFAS in Italia; per ridurre concentrazioni già note si veda la guida all’abbattimento PFAS.
Bisfenolo A: una sostanza chimica sotto osservazione
Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica industriale usata nella produzione di alcune materie plastiche e resine, inclusa in molti casi tra le sostanze classificate come interferenti endocrini, cioè capaci di interagire con il sistema ormonale. Il D.Lgs. 18/2023 ne prevede il monitoraggio nell’acqua destinata al consumo umano, coerentemente con l’attenzione della Direttiva UE 2020/2184 verso questa categoria di composti.
Nell’acqua il bisfenolo A può avere origini diverse: contaminazione ambientale diffusa, ma anche potenziale migrazione da materiali e prodotti a contatto con l’acqua (rivestimenti interni di tubazioni, guarnizioni, componenti degli impianti) non conformi ai requisiti previsti dal decreto. È per questo che la disciplina sui materiali a contatto, parte integrante della riforma del 2023, è collegata anche a questo parametro: un impianto realizzato con materiali idonei riduce il rischio di rilascio.
A differenza dei PFAS, per il bisfenolo A LaboratorioAcqua non pubblica ancora una guida dedicata di approfondimento: questa pagina normativa è, per ora, il riferimento principale sul tema. Chi ha dubbi specifici su un impianto (per esempio dopo lavori di ristrutturazione con materiali di dubbia provenienza) può valutare un’analisi mirata, da definire con un laboratorio accreditato in base allo scenario.
Microcistine: le tossine dei cianobatteri nell’acqua
Le microcistine sono tossine prodotte da alcuni cianobatteri (organismi noti anche come "alghe azzurre", anche se non sono vere alghe) durante le fioriture algali che possono svilupparsi in laghi, invasi e corsi d’acqua usati come fonte di approvvigionamento. Il D.Lgs. 18/2023 le include tra i parametri controllati perché, se il trattamento di potabilizzazione non le rimuove in modo adeguato, possono raggiungere l’acqua distribuita.
A differenza di PFAS e bisfenolo A, che hanno un’origine chimico-industriale, le microcistine hanno un’origine biologica: dipendono dalla presenza e dalla proliferazione di specifici cianobatteri, favorita da condizioni ambientali come temperature elevate, eccesso di nutrienti (in particolare fosforo e azoto) e scarso ricambio dell’acqua. Per questo il parametro riguarda soprattutto gli schemi di approvvigionamento con fonte superficiale: acquedotti che captano acqua da laghi o bacini artificiali soggetti, in determinati periodi dell’anno, a fioriture visibili o non visibili.
Per un acquedotto con fonte superficiale, il monitoraggio delle microcistine rientra tra i compiti ordinari del gestore, nel quadro dei controlli descritti nella guida sulla normativa acqua potabile in Italia. Per fonti private che attingono da bacini o corsi d’acqua superficiali con un uso non solo domestico, la verifica va valutata caso per caso con un laboratorio accreditato.
Confronto tra i tre nuovi parametri
La tabella seguente riassume le differenze principali tra PFAS, bisfenolo A e microcistine, così come definiti dal D.Lgs. 18/2023, senza riportare valori di parametro puntuali.
| Parametro | Origine | Tipo di rischio | Fonte tipica di contaminazione | Numero di parametri di legge |
|---|---|---|---|---|
| PFAS | Chimica industriale (sintesi) | Persistenza ambientale, sostanze di interesse tossicologico allo studio | Scarichi industriali, schiume antincendio, diffusione ambientale | Due ("Somma di PFAS" e "PFAS totali") |
| Bisfenolo A | Chimica industriale (materie plastiche, resine) | Interferenza endocrina | Contaminazione ambientale, migrazione da materiali a contatto | Uno |
| Microcistine | Biologica (cianobatteri) | Tossine algali | Fioriture in acque superficiali (laghi, invasi) | Uno |
Cosa cambia in pratica per gestori e cittadini
Per i gestori del servizio idrico, questi nuovi parametri comportano l’aggiornamento dei piani di monitoraggio e, dove necessario, l’adeguamento degli impianti di trattamento per garantire che PFAS, bisfenolo A e microcistine restino entro i valori previsti. Per i cittadini, il cambiamento più visibile è che referti e comunicazioni possono oggi includere dati che in passato non comparivano nei controlli ordinari.
Restano fermi i principi generali già validi per l’intero impianto normativo del D.Lgs. 18/2023: i controlli interni sono a carico del gestore, quelli esterni della ASL, e per le fonti private (pozzi, sorgenti, cisterne) non esiste un controllo d’ufficio automatico. Chi si approvvigiona da una fonte autonoma, soprattutto in aree con storia industriale o vicine a bacini superficiali, ha quindi un motivo in più per considerare un’analisi che includa anche questi parametri, oltre a quelli tradizionali.
Esempio pratico: un B&B che si rifornisce da un piccolo invaso
Una struttura ricettiva capta acqua da un piccolo invaso collinare, la tratta con un impianto di potabilizzazione interno e la distribuisce agli ospiti. Trattandosi di acqua destinata al consumo umano erogata a persone diverse dal nucleo familiare del titolare, la struttura rientra negli obblighi del D.Lgs. 18/2023. Nella stagione estiva, quando le temperature favoriscono possibili fioriture algali, il titolare fa verificare da un laboratorio accreditato — oltre ai parametri microbiologici e chimici di base — anche le microcistine, per assicurarsi che il trattamento stia rimuovendo correttamente eventuali tossine prodotte dai cianobatteri presenti nel bacino. Se dai risultati emergessero valori da approfondire, la struttura si confronterebbe con la ASL per le misure più opportune, ferma restando la necessità di rivolgersi al medico per qualsiasi valutazione sanitaria.
Domande frequenti
Quali sono i nuovi parametri introdotti dal D.Lgs. 18/2023?
Tra le novità più rilevanti ci sono i PFAS (con i parametri "Somma di PFAS" e "PFAS totali"), il bisfenolo A e le microcistine, sostanze non normate in modo specifico dal precedente D.Lgs. 31/2001. Si aggiungono ad altri aggiornamenti su parametri già esistenti come il piombo.
Perché il bisfenolo A è stato inserito tra i parametri dell’acqua potabile?
Il bisfenolo A è una sostanza chimica industriale, presente in alcune plastiche e resine, classificata come interferente endocrino. La Direttiva UE 2020/2184 ne ha previsto il monitoraggio nell’acqua per la potenziale migrazione da materiali a contatto e per il quadro di attenzione tossicologica a livello europeo.
Cosa sono le microcistine e perché si controllano nell’acqua?
Le microcistine sono tossine prodotte da alcuni cianobatteri (le cosiddette "alghe azzurre") durante fioriture in acque superficiali usate come fonte di approvvigionamento. Il D.Lgs. 18/2023 ne prevede il controllo perché possono raggiungere gli impianti di potabilizzazione se il trattamento non le rimuove correttamente.
I PFAS erano già regolamentati prima del D.Lgs. 18/2023?
No, non con parametri dedicati. Il D.Lgs. 31/2001, oggi abrogato, non prevedeva un controllo specifico sui PFAS nell’acqua potabile. Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto per la prima volta i parametri "Somma di PFAS" e "PFAS totali", coerentemente con la Direttiva UE 2020/2184.
Questi nuovi parametri si applicano subito a tutti i gestori?
Il decreto disciplina tempi e modalità di applicazione, che possono prevedere fasi di adeguamento per il monitoraggio dei gestori. Per le scadenze puntuali è necessario fare riferimento al testo di legge e alle indicazioni del gestore del servizio idrico e della ASL competente.
Dove trovo i valori limite esatti di PFAS, bisfenolo A e microcistine?
I valori di parametro sono riportati negli allegati del D.Lgs. 18/2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Per evitare errori non riportiamo qui le cifre a memoria: la fonte primaria è il testo di legge, eventualmente confrontato con il referto del laboratorio.
Un’acqua di pozzo privato deve essere controllata anche su questi nuovi parametri?
I controlli d’ufficio riguardano le acque destinate al consumo umano nel campo di applicazione della norma. Per un pozzo privato a uso familiare la verifica non è automatica: se l’area ha una storia industriale, agricola intensiva o presenta laghi e bacini soggetti a fioriture algali, è opportuno valutare un’analisi mirata con un laboratorio accreditato.
Bisfenolo A e microcistine hanno un metodo di analisi diverso dai PFAS?
Sì. I PFAS si determinano con cromatografia liquida abbinata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS); bisfenolo A e microcistine richiedono tecniche analitiche dedicate, coerenti con la loro natura chimica differente. In tutti i casi il laboratorio indica quale set di parametri include l’analisi richiesta.
Questi parametri riguardano solo l’acqua di superficie o anche le falde?
Dipende dalla sostanza. Le microcistine sono legate soprattutto ad acque superficiali (laghi, invasi, fiumi) soggette a fioriture di cianobatteri; PFAS e bisfenolo A possono interessare sia acque superficiali sia falde sotterranee, a seconda della fonte di contaminazione e delle caratteristiche del territorio.
In sintesi
PFAS, bisfenolo A e microcistine sono le novità più citate tra i parametri introdotti dal D.Lgs. 18/2023 rispetto al D.Lgs. 31/2001 ormai abrogato: tre sostanze diverse per origine e tipo di rischio, ma accomunate dallo stesso obiettivo di aggiornare la tutela della qualità dell’acqua alle conoscenze scientifiche attuali. I valori di parametro esatti restano affidati al testo di legge e ai suoi allegati, che rimangono la fonte da consultare per ogni cifra puntuale.
Per inquadrare queste novità nel contesto più ampio della normativa, la lettura di riferimento resta la guida alla normativa sull’acqua in Italia; per l’approfondimento specifico sui PFAS, il cluster più consultato, si parte da PFAS nell’acqua: guida completa. Se vuoi capire quali di questi parametri ha senso includere nella tua analisi — in base alla fonte dell’acqua e al contesto del territorio — puoi costruire una richiesta corretta e richiedere un’analisi a un laboratorio accreditato, oppure orientarti prima con la guida generale all’analisi dell’acqua.
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