Risposta rapida
Il campionamento per PFAS segue le stesse basi di ogni prelievo chimico ma aggiunge precauzioni specifiche contro le contaminazioni da fluoro: contenitori dedicati (di norma in polipropilene o altra plastica idonea, mai in politetrafluoroetilene), esclusione di indumenti impermeabilizzati, cosmetici, creme solari e materiali da campo trattati con rivestimenti antimacchia o antiaderenti, oltre a un ordine di prelievo definito quando si campionano più parametri insieme. Il laboratorio fornisce sempre le istruzioni operative per il set di composti richiesto.
Chi deve organizzare un prelievo per la ricerca dei PFAS trova qui la parte pratica del percorso: cosa evitare sul campo, quali contenitori usare, come inserire i PFAS in un prelievo con più parametri. I principi comuni a ogni tipo di campionamento sono descritti nella guida sui principi del campionamento dell’acqua; per l’inquadramento generale del tema, dalla natura di queste sostanze ai rischi, la pagina di riferimento è PFAS nell’acqua: guida completa.
In breve
- Il campionamento per PFAS segue le basi di ogni prelievo chimico, ma aggiunge precauzioni specifiche contro la contaminazione da fluoro.
- Vanno evitati, nelle fasi a contatto con il campione, materiali con rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabilizzati, cosmetici e creme solari.
- I contenitori idonei sono in plastica compatibile (come il polipropilene) forniti dal laboratorio, mai riutilizzati da altre analisi.
- Quando i PFAS si campionano insieme ad altri parametri, conviene definire un ordine di prelievo che li metta tra i primi flaconi riempiti.
- Il laboratorio può prevedere un bianco di campo, cioè un contenitore di controllo trattato come gli altri campioni, per verificare l’assenza di contaminazioni esterne.
- I tempi e le condizioni di conservazione tra prelievo e consegna sono indicati parametro per parametro dal laboratorio.
- Per situazioni complesse o con valore documentale è preferibile un prelievo tecnico piuttosto che l’auto-campionamento.
Perché i PFAS richiedono un campionamento più attento degli altri parametri chimici
Il campionamento per PFAS richiede attenzione in più perché queste sostanze sono presenti in una gamma molto ampia di materiali di uso comune, dai rivestimenti antiaderenti ai tessuti impermeabilizzati, e vengono misurate in laboratorio a concentrazioni molto basse. Una contaminazione anche minima introdotta durante il prelievo può quindi alterare in modo significativo un risultato che, in condizioni normali, dovrebbe rappresentare solo l’acqua della fonte campionata.
A differenza di altri parametri chimici, dove il rischio principale è un contenitore inadatto o un tempo di conservazione troppo lungo, per i PFAS il rischio più insidioso è la contaminazione da contatto con oggetti, indumenti o prodotti che l’operatore utilizza abitualmente senza pensare che possano contenere composti fluorurati. Per questo la fase di preparazione al prelievo è importante quanto il prelievo stesso.
Materiali e comportamenti da evitare durante il prelievo
Durante un prelievo per PFAS conviene evitare tutto ciò che può rilasciare composti fluorurati per contatto diretto o indiretto con il campione: indumenti impermeabilizzati o antimacchia, cosmetici e creme solari sulle mani, materiali da campo con rivestimenti antiaderenti. Il laboratorio fornisce indicazioni precise su guanti, contenitori e comportamento da tenere nelle fasi immediatamente precedenti e durante il riempimento del flacone.
| Elemento | Attenzione richiesta |
|---|---|
| Indumenti | Evitare capi con trattamenti idrorepellenti, antimacchia o impermeabilizzanti nelle fasi a contatto diretto con il campione |
| Cosmetici e creme | Non applicare creme mani, creme solari o cosmetici prima del prelievo: alcuni prodotti possono contenere composti perfluoroalchilici |
| Guanti | Usare il tipo indicato dal laboratorio, privo di trattamenti antiaderenti o impermeabilizzanti |
| Contenitori | Solo flaconi dedicati forniti dal laboratorio, mai riutilizzati da altre analisi o materiali generici |
| Materiali da campo | Evitare taccuini, adesivi, nastri o involucri con rivestimenti antiaderenti a contatto con contenitori e tappi |
| Cibo e bevande confezionati | Evitare di maneggiare imballaggi alimentari resistenti a grassi e umidità nelle vicinanze del punto di prelievo |
Contenitori e conservazione del campione
Il contenitore per i PFAS è tipicamente un flacone in plastica compatibile, come il polipropilene, fornito già pronto dal laboratorio e mai sostituito con un contenitore generico o riutilizzato da altre analisi. La conservazione richiede di rispettare temperatura, eventuale protezione dalla luce e il tempo massimo indicato tra prelievo e consegna, secondo le istruzioni fornite per il set di composti richiesto.
Questi aspetti seguono la stessa logica generale valida per il campionamento per l’analisi chimica: contenitore idoneo al parametro, tempi di conservazione rispettati, nessuna improvvisazione su materiali o eventuali additivi. La differenza, per i PFAS, sta nell’elenco più ampio di materiali da evitare a monte del semplice contenitore.
L’ordine di prelievo quando si campionano più parametri insieme
Quando i PFAS vengono campionati nello stesso sopralluogo insieme ad altri parametri chimici, conviene definire con il laboratorio un ordine di prelievo che riduca il rischio di contaminazione incrociata, dando priorità ai flaconi PFAS prima di manipolare materiali usati per altre analisi. Questo accorgimento limita la possibilità che residui di conservanti, guarnizioni o materiali usati per altri parametri finiscano a contatto con il campione destinato alla ricerca dei composti fluorurati.
Esempio pratico
Un’azienda con un pozzo a uso industriale, in un’area con storica presenza di attività produttive, richiede un pannello che comprende PFAS insieme a metalli pesanti e parametri chimico-fisici generali. Il tecnico incaricato del prelievo indossa guanti privi di trattamenti impermeabilizzanti, evita creme mani e preleva per primi i flaconi dedicati ai PFAS, prima di aprire i contenitori acidificati per i metalli pesanti o maneggiare altri materiali da campo. Porta con sé anche un contenitore di controllo (bianco di campo), riempito con acqua di riferimento fornita dal laboratorio e trattato come gli altri campioni durante trasporto e conservazione, così da poter distinguere in fase di refertazione un’eventuale contaminazione esterna da un valore realmente presente nell’acqua del pozzo. Tutti i flaconi vengono etichettati con punto di prelievo, data e ora, e consegnati in laboratorio entro i tempi indicati.
Auto-campionamento o prelievo tecnico per i PFAS
Per un controllo orientativo, l’auto-campionamento dei PFAS è possibile se si seguono con precisione le istruzioni del laboratorio su contenitori, materiali da evitare ed eventuale bianco di campo. Per punti di prelievo tecnicamente complessi, per un sospetto di contaminazione industriale nella zona o quando il referto deve avere valore documentale, un prelievo eseguito da un tecnico riduce il rischio di errori che comprometterebbero la rappresentatività del risultato.
La guida generale su auto-campionamento o prelievo tecnico aiuta a valutare quale opzione sia più adatta al proprio caso, mentre la checklist di campionamento scaricabile è un supporto pratico per organizzare i materiali prima di uscire sul campo.
Errori più comuni nel campionamento PFAS
Gli errori più frequenti nel prelievo per PFAS riguardano il contatto con materiali impermeabilizzanti o antiaderenti, l’uso di contenitori non dedicati e la mancata separazione dell’ordine di prelievo quando si campionano più parametri insieme. A differenza della chimica generale, qui la contaminazione può arrivare da oggetti apparentemente innocui, come un indumento tecnico o una crema solare.
- Indossare capi impermeabilizzati o antimacchia durante il prelievo dei flaconi PFAS.
- Applicare creme mani, cosmetici o creme solari prima di maneggiare i contenitori.
- Riutilizzare un contenitore di un’altra analisi al posto del flacone dedicato fornito dal laboratorio.
- Usare nastro o guarnizioni antiaderenti a contatto con tappi e contenitori.
- Prelevare i PFAS dopo altri parametri, aumentando il rischio di contaminazione incrociata dai materiali usati in precedenza.
- Non includere un bianco di campo quando il laboratorio lo richiede per il contesto del prelievo.
La guida generale sugli errori di campionamento da evitare approfondisce questi aspetti anche per altri tipi di analisi. Per capire come il campione viene poi trattato in laboratorio, la pagina di riferimento è come si analizzano i PFAS nell’acqua (LC-MS/MS); per un quadro della diffusione territoriale del problema, si veda l’atlante PFAS in Italia.
In sintesi
Il campionamento per PFAS applica le stesse basi di ogni prelievo chimico, descritte nella guida sui principi del campionamento dell’acqua, aggiungendo un elenco specifico di materiali e comportamenti da evitare per non introdurre contaminazioni da fluoro. Contenitori dedicati, attenzione a indumenti e cosmetici, ordine di prelievo corretto ed eventuale bianco di campo sono gli elementi che fanno la differenza tra un risultato rappresentativo e uno alterato dalla procedura di campo.
Se devi organizzare un prelievo per la ricerca dei PFAS, il modo migliore per procedere è chiarire con il laboratorio la fonte dell’acqua, l’uso a cui è destinata e il contesto (per esempio la presenza di attività industriali nella zona), così da ricevere contenitori e istruzioni operative su misura: puoi farlo richiedendo l’analisi o valutando il pacchetto PFAS dedicato a questi parametri. Per un inquadramento completo della normativa di riferimento resta utile la guida alla normativa acqua potabile in Italia (D.Lgs. 18/2023).
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