Risposta rapida
I PFAS sono un’ampia famiglia di sostanze perfluoroalchiliche di origine industriale, molto persistenti nell’acqua e nell’ambiente. In Italia il loro controllo nell’acqua destinata al consumo umano è disciplinato dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e introduce i parametri ’Somma di PFAS’ e ’PFAS totali’. Sono incolori e insapori: l’unico modo per rilevarli è un’analisi di laboratorio con tecnica LC-MS/MS. Per gli aspetti sanitari il riferimento è ISS, ASL e medico curante.
I PFAS sono diventati uno dei temi più discussi quando si parla di qualità dell’acqua potabile, sia per la loro diffusione ambientale sia perché la normativa italiana li disciplina in modo esplicito solo di recente. Questa guida raccoglie in un unico percorso tutto ciò che serve per orientarsi: cosa sono, come arrivano nell’acqua, cosa dice il D.Lgs. 18/2023, come si analizzano e come si riducono. Fa parte del nostro percorso più ampio sull’analisi dell’acqua e ne rappresenta l’approfondimento di riferimento sul tema PFAS, con rimandi puntuali alle guide di dettaglio del cluster.
In breve
- I PFAS sono sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche di sintesi, migliaia di composti usati dal secondo dopoguerra in numerosi processi industriali e prodotti di consumo.
- Sono chiamati "inquinanti eterni" per la loro estrema persistenza: si degradano molto lentamente e possono restare a lungo in acqua, suolo e falde.
- In Italia il loro controllo nell’acqua destinata al consumo umano è regolato dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e introduce i parametri "Somma di PFAS" e "PFAS totali".
- Nell’acqua i PFAS sono incolori e insapori: non si percepiscono con i sensi e si rilevano solo con l’analisi di laboratorio in tecnica LC-MS/MS.
- Il campionamento richiede accorgimenti specifici, perché materiali e procedure inadeguati possono contaminare il campione e falsare il risultato.
- Esistono trattamenti di abbattimento (carboni attivi, resine a scambio ionico, osmosi inversa) con efficacia variabile a seconda del composto.
- Per gli aspetti sanitari il riferimento sono ISS, ASL e il medico curante: la valutazione del rischio individuale non spetta al laboratorio.
Che cosa sono i PFAS
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono una vasta famiglia di composti di sintesi caratterizzati da catene di atomi di carbonio legati al fluoro. Questo legame carbonio-fluoro è tra i più stabili in chimica organica: è la ragione della loro utilità industriale e, allo stesso tempo, della loro persistenza ambientale. Non esistono in natura: sono interamente di origine antropica.
La famiglia comprende migliaia di molecole diverse. Tra le più note e studiate ci sono il PFOA (acido perfluoroottanoico) e il PFOS (acido perfluoroottansolfonico), impiegati storicamente in molte applicazioni e oggi soggetti a restrizioni. Proprietà come l’idrorepellenza, l’oleorepellenza e la resistenza al calore hanno reso i PFAS ingredienti di tessuti tecnici, rivestimenti antiaderenti, carta e imballaggi resistenti ai grassi, schiume antincendio e numerosi processi produttivi.
La stessa stabilità che li rende utili li rende problematici a fine vita. I PFAS non si degradano facilmente né per via biologica né chimica, e da qui l’espressione "inquinanti eterni" (dall’inglese forever chemicals). Una volta rilasciati, possono migrare dal suolo alle acque sotterranee e superficiali e accumularsi lungo la catena idrica. Un quadro più esteso del contesto italiano è raccolto nell’atlante PFAS in Italia; per una trattazione focalizzata sulla loro presenza nell’acqua è utile la scheda su PFAS nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi.
Come arrivano i PFAS nell’acqua
I PFAS raggiungono l’acqua principalmente attraverso scarichi e rilasci industriali, l’uso di schiume antincendio, i percolati di discarica e la ricaduta ambientale diffusa. Dalle sorgenti puntuali migrano nelle falde e nei corsi d’acqua, contaminando potenzialmente i punti di captazione a valle. La persistenza fa sì che una contaminazione storica possa manifestarsi anche a distanza di anni.
Le vie di ingresso più rilevanti sono alcune ben identificabili. La prima è lo scarico industriale di stabilimenti che producono o utilizzano PFAS: è il caso di contaminazioni storiche legate a specifici distretti produttivi. La seconda è l’uso di schiume antincendio (AFFF) in aeroporti, siti militari e impianti a rischio, dove ripetuti utilizzi hanno saturato i suoli. La terza è la gestione dei rifiuti, con i percolati di discarica che possono veicolare PFAS verso le acque. A queste si aggiunge una diffusione ambientale più generale, dovuta alla presenza pervasiva di questi composti nei prodotti di consumo.
Una volta in ambiente, i PFAS seguono il ciclo dell’acqua. Sono generalmente solubili e mobili, quindi tendono a spostarsi con il flusso delle falde piuttosto che restare bloccati nel suolo. Questo spiega perché i pozzi privati in aree a pressione industriale meritino attenzione: chi si approvvigiona da fonti autonome dovrebbe considerare la verifica dei PFAS insieme agli altri controlli descritti nella guida all’analisi acqua di pozzo. Per l’acqua di rubinetto da acquedotto, invece, il monitoraggio ordinario è a carico del gestore, come spiegato nella guida all’analisi acqua di rubinetto.
PFAS e normativa: cosa dice il D.Lgs. 18/2023
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto per la prima volta parametri dedicati ai PFAS nell’acqua destinata al consumo umano. La norma prevede due indicatori distinti — "Somma di PFAS" e "PFAS totali" — con i relativi valori di parametro. Il precedente D.Lgs. 31/2001 è abrogato e non contiene questi parametri.
È utile capire la logica dei due indicatori, perché rispondono a esigenze diverse. La "Somma di PFAS" si riferisce alla sommatoria delle concentrazioni di un elenco definito di singoli composti perfluoroalchilici, quelli ritenuti più rilevanti sul piano tossicologico e analitico. I "PFAS totali" rappresentano invece una misura più ampia del contenuto complessivo di sostanze perfluoroalchiliche presenti nell’acqua. Un referto completo confronta il risultato di ciascun parametro con il rispettivo valore fissato dalla norma.
I PFAS non sono l’unica novità del decreto: la stessa riforma ha introdotto o rivisto altri parametri di interesse, come il bisfenolo A e le microcistine. Un quadro d’insieme di queste novità è raccolto nella guida ai nuovi parametri del D.Lgs. 18/2023. Per collocare i PFAS nel più ampio elenco delle sostanze controllate può essere utile anche la panoramica sui parametri dell’acqua potabile e sui contaminanti dell’acqua.
| Aspetto | "Somma di PFAS" | "PFAS totali" |
|---|---|---|
| Cosa misura | Sommatoria di un elenco definito di singoli composti | Contenuto complessivo di sostanze perfluoroalchiliche |
| Finalità | Controllo mirato sui composti più studiati | Indicatore ampio di presenza |
| Riferimento | Valore di parametro del D.Lgs. 18/2023 | Valore di parametro del D.Lgs. 18/2023 |
| Nel referto | Confronto con il rispettivo limite | Confronto con il rispettivo limite |
Come si analizzano i PFAS nell’acqua
I PFAS si determinano in laboratorio con la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), la tecnica di riferimento per identificare e quantificare i singoli composti a concentrazioni molto basse. Non esistono metodi domestici o strumenti "da rubinetto" affidabili: la misura richiede strumentazione dedicata, personale qualificato e controlli di qualità in laboratorio accreditato.
La ragione per cui serve una tecnica così sensibile è che i valori di parametro dei PFAS sono estremamente contenuti rispetto ad altri contaminanti. Un metodo deve quindi distinguere in modo affidabile i singoli composti in tracce, evitando interferenze e contaminazioni. L’LC-MS/MS separa le molecole (parte cromatografica) e le identifica in base alla loro massa e frammentazione (parte spettrometrica), fornendo un profilo dei diversi PFAS presenti. Il funzionamento nel dettaglio è descritto nella guida su come si analizzano i PFAS nell’acqua.
L’affidabilità del risultato dipende però tanto dal laboratorio quanto dalla fase di campionamento, che per i PFAS è particolarmente delicata. Molti materiali di uso comune — alcuni tipi di plastica, guarnizioni, nastri in politetrafluoroetilene — possono rilasciare fluoro e contaminare il campione. Per questo il prelievo va eseguito con contenitori idonei e procedure specifiche, illustrate nella guida al campionamento per PFAS. Un errore in questa fase può generare falsi positivi o falsi negativi, indipendentemente dalla qualità dell’analisi.
Per capire cosa comprende un’analisi PFAS, quali composti vengono cercati e come si organizza la richiesta, la guida operativa di riferimento è analisi PFAS nell’acqua: metodo e costo. Il prezzo non si indica mai in modo generico: dipende dal set di parametri e si definisce a preventivo.
Come leggere un referto con i PFAS
Un referto che include i PFAS riporta, per ciascun parametro, la concentrazione misurata, l’unità di misura e il valore di parametro di riferimento del D.Lgs. 18/2023. La lettura corretta consiste nel confrontare il dato misurato con il limite di legge per ciascun indicatore, tenendo conto anche dell’incertezza di misura e del limite di quantificazione del metodo.
Alcuni elementi meritano attenzione. Un risultato indicato come "minore di" un certo valore significa che l’eventuale presenza è al di sotto del limite di quantificazione del metodo, non necessariamente che i PFAS siano del tutto assenti. La presenza di più composti impone di guardare sia i singoli valori sia i due indicatori aggregati, "Somma di PFAS" e "PFAS totali". Un referto ben fatto contestualizza il dato rispetto al limite, ma la valutazione delle conseguenze pratiche va sempre riportata al quadro normativo e, per la salute, agli enti competenti.
Esempio pratico. Una famiglia che si rifornisce da un pozzo in una zona con storica presenza industriale decide di verificare i PFAS. Concorda con il laboratorio i contenitori dedicati, esegue il prelievo secondo le istruzioni e invia i campioni per l’analisi in LC-MS/MS. Il referto riporta i singoli composti, la "Somma di PFAS" e i "PFAS totali", ciascuno confrontato con il valore di parametro del D.Lgs. 18/2023. In base all’esito, la famiglia valuta con il proprio tecnico se sia opportuno un sistema di trattamento e, se emergono dubbi sanitari, si rivolge al medico e alla ASL. Questo percorso — prelievo corretto, analisi accreditata, lettura del referto, eventuale trattamento — è la sequenza logica che questa guida vuole rendere chiara.
Trattamenti per ridurre i PFAS
I PFAS possono essere ridotti con trattamenti dedicati: i più utilizzati sono i carboni attivi granulari (GAC), le resine a scambio ionico e l’osmosi inversa. L’efficacia varia in funzione del tipo di composto, della catena molecolare e delle condizioni operative: non tutti i sistemi rimuovono allo stesso modo tutti i PFAS, per questo la scelta va dimensionata su un’analisi di partenza.
Ogni tecnologia ha caratteristiche proprie. I carboni attivi trattengono i PFAS per adsorbimento e funzionano meglio con i composti a catena lunga; richiedono però una manutenzione e una sostituzione periodica del mezzo filtrante per non perdere efficacia. Le resine a scambio ionico sono spesso efficaci anche su alcuni composti a catena corta, più difficili da trattenere. L’osmosi inversa agisce con una membrana selettiva e può offrire rese elevate, ma comporta consumi e una gestione dedicata dello scarto. Il confronto tra queste soluzioni, con i rispettivi limiti, è approfondito nella guida sull’abbattimento PFAS.
Va ricordato che un trattamento richiede manutenzione e verifiche. Un sistema non manutenuto può perdere efficacia o, in casi limite, rilasciare quanto accumulato. Per gli aspetti generali dei sistemi di trattamento domestici e la loro logica di scelta è utile il quadro d’insieme sui trattamenti dell’acqua richiamato all’interno della guida all’acqua potabile.
PFAS e salute: a chi rivolgersi
Diversi PFAS sono oggetto di studio da parte degli enti sanitari per i loro possibili effetti a lungo termine, ed è questa attenzione ad aver spinto l’introduzione dei parametri di legge. La valutazione del rischio per la singola persona, però, non compete al laboratorio: dipende da esposizione, durata, condizioni individuali e va discussa con figure sanitarie e con gli enti di riferimento.
Il ruolo di un laboratorio accreditato è produrre un dato affidabile e confrontabile con la norma. Sapere se e quanti PFAS sono presenti è il presupposto per qualsiasi decisione successiva, sanitaria o tecnica. Gli effetti sulla salute e lo stato delle conoscenze scientifiche sono trattati, con il dovuto rimando alle fonti ufficiali, nella scheda PFAS nell’acqua: effetti sulla salute.
Domande frequenti
Che cosa sono i PFAS presenti nell’acqua?
I PFAS sono sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche di sintesi, migliaia di composti usati dal secondo dopoguerra in tessuti, imballaggi, schiume antincendio e processi industriali. Sono chiamati "inquinanti eterni" perché molto stabili e persistenti; nell’acqua sono incolori e insapori e si rilevano solo con l’analisi di laboratorio.
I PFAS nell’acqua potabile sono regolamentati per legge in Italia?
Sì. Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto due parametri specifici, "Somma di PFAS" e "PFAS totali", con i relativi valori di parametro. Per la cifra esatta e le tempistiche di applicazione fai riferimento al testo in Gazzetta Ufficiale e al gestore o alla ASL.
Come faccio a sapere se l’acqua di casa contiene PFAS?
L’unico modo è far analizzare un campione in laboratorio con tecnica LC-MS/MS. Non esistono kit domestici affidabili e i PFAS non alterano colore, odore o sapore dell’acqua. Il campionamento va eseguito con contenitori e procedure dedicate per evitare contaminazioni.
L’acqua del rubinetto dell’acquedotto può contenere PFAS?
L’acqua di acquedotto è controllata dal gestore e dalla ASL secondo il D.Lgs. 18/2023. In alcune aree con storica pressione industriale i PFAS sono monitorati con attenzione particolare. Chi vuole una verifica al punto di consumo può richiedere un’analisi indipendente.
I PFAS si possono rimuovere dall’acqua?
Esistono trattamenti in grado di ridurre i PFAS, come i carboni attivi granulari, le resine a scambio ionico e l’osmosi inversa, con efficacia variabile a seconda del composto e delle condizioni. La scelta e la manutenzione del sistema vanno dimensionate su un’analisi di partenza.
I PFAS fanno male alla salute?
Gli enti sanitari classificano diversi PFAS come sostanze di interesse tossicologico e ne studiano gli effetti a lungo termine. La valutazione del rischio individuale non spetta al laboratorio: per dubbi, in particolare per neonati, gravidanza e persone fragili, rivolgiti a medico o pediatra e alla ASL.
Qual è la differenza tra "Somma di PFAS" e "PFAS totali"?
Sono due parametri distinti del D.Lgs. 18/2023: la "Somma di PFAS" considera un elenco definito di singoli composti perfluoroalchilici, mentre "PFAS totali" è una misura più ampia del contenuto complessivo. Il referto riporta entrambi confrontandoli con i rispettivi valori di parametro.
Ogni quanto conviene analizzare l’acqua per i PFAS?
Per un pozzo o una fonte privata in area a rischio è ragionevole un controllo periodico, ad esempio annuale, e una verifica dopo eventi rilevanti come nuovi insediamenti industriali o cambi della falda. Per l’acqua di acquedotto il monitoraggio ordinario è a carico del gestore.
Il campionamento per i PFAS è diverso dagli altri parametri?
Sì, richiede accorgimenti specifici: contenitori idonei, assenza di materiali che possano rilasciare fluoro e procedure che riducano il rischio di contaminazione del campione. Per questo è preferibile seguire le indicazioni del laboratorio o affidarsi a un prelievo dedicato.
In sintesi
I PFAS sono contaminanti persistenti, invisibili ai sensi e oggi disciplinati dal D.Lgs. 18/2023 con i parametri "Somma di PFAS" e "PFAS totali". Capire come arrivano nell’acqua, come si analizzano in LC-MS/MS e come si riducono con i trattamenti adeguati è il modo corretto per affrontare il tema senza allarmismi né sottovalutazioni. Il primo passo concreto è sempre un dato affidabile ottenuto da un campione prelevato bene.
Se vuoi verificare la presenza di PFAS nella tua acqua, il percorso migliore è costruire una richiesta chiara: indica la fonte (acquedotto, pozzo, sorgente), l’uso e l’eventuale area di interesse, così da definire il set di parametri più adatto. Puoi approfondire il metodo con la guida ad analisi PFAS nell’acqua e, quando vuoi procedere, richiedere l’analisi per ricevere indicazioni operative e un preventivo su misura, senza valori di prezzo generici. Per il quadro complessivo dei controlli sull’acqua resta a disposizione la guida all’analisi dell’acqua.
Costruisci la richiesta giusta
Ti consigliamo il controllo «PFAS». Richiedi un preventivo gratuito e senza impegno.
Richiedi analisi Vedi cosa include il pacchetto PFAS