Vai al contenuto
LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
SaluteCapitolo 3.54· 7 min di lettura

PFAS nell’acqua: effetti sulla salute

Effetti sulla salute di pfas acqua effetti salute: rischi, soggetti sensibili e valori di riferimento. Fonti ISS e OMS.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I PFAS sono sostanze chimiche persistenti che, se assunte in modo continuativo attraverso l’acqua potabile, sono associate a possibili effetti su fegato, sistema immunitario, tiroide e, per alcuni composti, a un aumento del rischio cardiovascolare e oncologico secondo studi epidemiologici. Il rischio dipende da concentrazione, durata dell’esposizione e composto specifico. Per una valutazione individuale è necessario rivolgersi a un medico; per la conformità dell’acqua il riferimento è il D.Lgs. 18/2023.

In breve

  • I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti chimici persistenti, poco degradabili nell’ambiente e nell’organismo.
  • L’esposizione cronica tramite acqua potabile è la via principale di assunzione per la popolazione generale.
  • Gli studi epidemiologici associano l’esposizione prolungata a possibili effetti su fegato, tiroide, sistema immunitario e profilo lipidico.
  • Alcuni PFAS (in particolare PFOA) sono classificati da agenzie internazionali come possibili o probabili cancerogeni.
  • Bambini, donne in gravidanza e persone immunodepresse sono considerati soggetti più sensibili.
  • Il D.Lgs. 18/2023 introduce parametri specifici per i PFAS nell’acqua destinata al consumo umano, si veda l’approfondimento sui nuovi parametri del D.Lgs. 18/2023.
  • Nessun trattamento domestico "fai da te" (bollitura, filtri brocca generici) rimuove in modo affidabile i PFAS.
  • Solo un’analisi di laboratorio con metodo specifico permette di sapere se e quanto la propria acqua ne è interessata.

Cosa sono i PFAS e perché preoccupano la salute

I PFAS sono una famiglia di migliaia di composti chimici di sintesi, utilizzati da decenni in rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi e schiume antincendio. Preoccupano perché estremamente persistenti nell’ambiente e nell’organismo umano, dove si accumulano nel tempo con emivite anche di anni per alcuni composti.

Questa persistenza è la ragione per cui, a differenza di molti contaminanti acuti, l’attenzione della sanità pubblica si concentra sull’esposizione cronica a basse dosi piuttosto che su episodi di intossicazione improvvisa. Per un inquadramento generale su origine, diffusione e caratteristiche chimiche di questi composti, la guida PFAS nell’acqua potabile offre una panoramica più ampia, mentre l’acqua come principale via di esposizione è trattata anche nella pagina PFAS nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi.

Quali effetti sulla salute sono associati ai PFAS

Gli studi epidemiologici su popolazioni esposte a livelli elevati di PFAS nell’acqua potabile riportano associazioni con alterazioni della funzionalità epatica, del profilo lipidico, della funzione tiroidea e della risposta immunitaria (inclusa una minore efficacia di alcune vaccinazioni). Per PFOA e PFOS sono state osservate anche associazioni con alcune forme tumorali, sebbene il nesso di causalità nel singolo individuo non sia mai automatico.

È importante distinguere tra evidenza di associazione statistica a livello di popolazione e rischio certo per la singola persona: la ricerca scientifica individua pattern su ampie coorti esposte per anni, non predice l’esito per il singolo caso. Gli organi più frequentemente studiati sono:

Organo/sistema Effetto associato negli studi
Fegato Alterazione di enzimi epatici e colesterolo
Tiroide Interferenza con ormoni tiroidei
Sistema immunitario Riduzione della risposta anticorpale
Sistema riproduttivo Possibili effetti su peso alla nascita
Rischio oncologico Associazioni con alcune neoplasie (in particolare PFOA)

Chi è più a rischio: gruppi sensibili

I gruppi considerati più vulnerabili sono donne in gravidanza e allattamento, neonati e bambini piccoli, e persone con il sistema immunitario compromesso. Questo perché l’esposizione in fasi di sviluppo o con difese immunitarie ridotte può avere un peso proporzionalmente maggiore rispetto alla popolazione adulta sana.

Nei bambini, il rapporto tra peso corporeo e quantità di acqua consumata è meno favorevole rispetto agli adulti, il che rende potenzialmente più rilevante la stessa concentrazione di contaminante nell’acqua. Per le donne in gravidanza, alcuni PFAS possono attraversare la placenta ed essere trasferiti anche tramite l’allattamento.

Come capire se si è esposti: il ruolo dell’analisi dell’acqua

L’unico modo affidabile per sapere se l’acqua che si utilizza contiene PFAS, e in quale concentrazione, è un’analisi di laboratorio eseguita con metodica specifica di cromatografia liquida abbinata a spettrometria di massa (LC-MS/MS). Non esistono sintomi acuti riconoscibili né test rapidi domestici in grado di sostituire questa verifica.

Il percorso tipico prevede un campionamento corretto dell’acqua (si veda la pagina dedicata al campionamento per PFAS) seguito dall’analisi in laboratorio, descritta nel dettaglio in come si analizzano i PFAS nell’acqua. Chi vuole capire tempistiche e modalità operative può consultare anche la guida analisi PFAS nell’acqua: metodo e costo.

Esempio pratico: una famiglia che vive in una zona agricola vicina a un sito industriale segnalato per potenziale contaminazione decide di far analizzare l’acqua del proprio pozzo privato. Il laboratorio preleva il campione secondo protocollo, esegue la determinazione della somma dei PFAS e restituisce un referto con le concentrazioni rilevate, confrontabili con i valori di riferimento del D.Lgs. 18/2023. Solo a questo punto, con un dato oggettivo in mano, la famiglia può valutare con il proprio medico e con un tecnico se sia opportuno adottare un sistema di trattamento.

Come si riduce l’esposizione: i trattamenti che funzionano

I sistemi di trattamento più riconosciuti per la rimozione dei PFAS dall’acqua sono la filtrazione a carboni attivi e l’osmosi inversa, spesso in combinazione. La loro efficacia dipende dal corretto dimensionamento, dalla manutenzione periodica e dal tipo di PFAS presenti, poiché alcuni composti a catena corta sono più difficili da trattenere di altri.

L’approfondimento su abbattimento PFAS: come funziona descrive nel dettaglio le tecnologie disponibili e i criteri di scelta. È importante sottolineare che la bollitura non ha alcun effetto sui PFAS e i filtri brocca generici non sono generalmente progettati per questo scopo.

Domande frequenti

I PFAS nell’acqua fanno male alla salute?

Un’esposizione prolungata a concentrazioni elevate è associata a possibili effetti su fegato, tiroide, sistema immunitario e ad altri rischi indagati dalla ricerca scientifica; il rischio reale dipende da dose e durata dell’esposizione.

Quali sono i sintomi da esposizione a PFAS?

Non esiste un quadro clinico specifico e immediato: gli effetti ipotizzati emergono nel lungo periodo da studi di popolazione, non da sintomi acuti riconoscibili in poche settimane.

I PFAS causano il cancro?

Alcuni PFAS, in particolare il PFOA, sono stati classificati da agenzie internazionali come possibili o probabili cancerogeni per l’uomo sulla base di evidenze epidemiologiche e sperimentali, ma il rischio individuale dipende da dose ed esposizione complessiva.

I bambini e le donne in gravidanza sono più a rischio?

Sì, sono considerati gruppi più sensibili per motivi fisiologici legati allo sviluppo; per queste situazioni è opportuno il confronto con pediatra, ginecologo o ASL di riferimento.

Come faccio a sapere se la mia acqua contiene PFAS?

Solo un’analisi di laboratorio con metodica specifica (cromatografia liquida abbinata a spettrometria di massa) può quantificare la presenza di PFAS nell’acqua che utilizzi.

Bollire l’acqua elimina i PFAS?

No, la bollitura non ha effetto sui PFAS e non è un metodo di trattamento riconosciuto per questi composti.

Quali PFAS sono più pericolosi?

PFOA e PFOS sono i composti più studiati e con maggiori evidenze di effetti sulla salute, ma il D.Lgs. 18/2023 considera anche la somma di più PFAS come indicatore complessivo di qualità dell’acqua.

Esiste una soglia sicura di esposizione ai PFAS?

La normativa fissa valori di riferimento per la conformità dell’acqua potabile, ma la valutazione del rischio individuale per la salute va discussa con un medico, poiché dipende da più fattori, tra cui durata dell’esposizione e stato di salute generale.

Come si eliminano i PFAS dall’acqua?

I sistemi più utilizzati si basano su filtrazione a carboni attivi o osmosi inversa, tecnologie generalmente efficaci se correttamente dimensionate e manutenute.

In sintesi

I PFAS rappresentano una famiglia di contaminanti persistenti per cui la prudenza è d’obbligo: gli effetti sulla salute descritti dalla letteratura scientifica riguardano l’esposizione cronica e vanno sempre interpretati con l’aiuto di un professionista sanitario, non con l’autodiagnosi. Per chi ha dubbi specifici sulla propria salute, il primo passo resta il confronto con il proprio medico o con la ASL di competenza. Per chi invece vuole avere un dato oggettivo sulla propria acqua, il passo utile è verificarne la composizione con un’analisi mirata: la guida al portale dei contaminanti organici ed emergenti offre una visione d’insieme, mentre per procedere con una verifica puntuale è possibile richiedere un’analisi dedicata ai PFAS.

Un dubbio sulla tua acqua?

Per situazioni che riguardano la salute, in particolare di neonati, persone in gravidanza o immunodepresse, rivolgiti al tuo medico o alla ASL. Per una verifica analitica possiamo aiutarti a scegliere il controllo adatto.

Valuta un'analisi