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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
ParametroCapitolo 3.53· 10 min di lettura

Analisi Microplastiche nell’acqua: metodo e costo

Analisi microplastiche acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

L’analisi delle microplastiche nell’acqua è un esame di laboratorio che isola per filtrazione le particelle plastiche presenti nel campione e le identifica per numero, dimensione e tipo di polimero con tecniche di spettroscopia (FTIR o Raman) o microscopia. Si richiede indicando fonte e uso dell’acqua; il campionamento richiede precauzioni specifiche per evitare contaminazioni da materiali plastici esterni. Non esiste ancora un listino standard: il costo si definisce sempre a preventivo in base al numero di campioni e al livello di dettaglio richiesto.

Chi cerca di capire come funziona in pratica l’analisi delle microplastiche nell’acqua — quale tecnica viene usata, come si organizza il prelievo, cosa riporta il referto — trova qui il percorso operativo. Questa pagina fa parte del più ampio percorso sui contaminanti organici ed emergenti nell’acqua e ne rappresenta lo sportello pratico per chi vuole passare dalla domanda alla richiesta di analisi.

In breve

  • L’analisi delle microplastiche combina filtrazione, osservazione al microscopio e spettroscopia (FTIR o Raman) per contare e identificare le particelle plastiche presenti nell’acqua.
  • Il referto riporta tipicamente il numero di particelle, la loro dimensione e, quando richiesto, il tipo di polimero identificato.
  • La richiesta si costruisce indicando fonte d’acqua e finalità del controllo, così da definire il livello di dettaglio più adatto.
  • Il campionamento è un passaggio critico: contenitori e strumenti in plastica possono contaminare il campione e alterare il risultato.
  • A oggi non esiste un valore limite numerico consolidato per le microplastiche nell’acqua potabile: il tema è seguito da lavori tecnici europei e nazionali.
  • Il costo non è a listino: dipende dal numero di campioni e dal grado di caratterizzazione richiesto, e si definisce sempre a preventivo.
  • Per l’inquadramento generale del tema — cosa sono le microplastiche, dove si trovano, quali rischi si ipotizzano — la guida di riferimento è microplastiche nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi.

Cos’è l’analisi delle microplastiche e come funziona

L’analisi delle microplastiche è un esame di laboratorio che individua, conta e caratterizza le particelle plastiche di piccole dimensioni presenti in un campione d’acqua, combinando una fase di separazione fisica con una di identificazione chimica del materiale. Non è un singolo test standardizzato come per un parametro chimico: la metodologia varia in base al livello di dettaglio richiesto e alla dimensione delle particelle di interesse.

Il percorso analitico segue in genere alcuni passaggi. Il campione viene prima filtrato su membrane con maglie di dimensioni note, in modo da trattenere le particelle sospese al di sopra di una certa soglia dimensionale. Le particelle trattenute vengono quindi osservate al microscopio per un primo conteggio e una stima delle dimensioni. Per confermare che una particella sia effettivamente plastica — e non, ad esempio, un frammento minerale o organico dall’aspetto simile — si ricorre a tecniche di spettroscopia, come la spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (FTIR) o la spettroscopia Raman, capaci di riconoscere la "firma" chimica del polimero (polietilene, polipropilene, PET e altri).

Fase dell’analisi Cosa avviene Cosa restituisce
Filtrazione Il campione passa attraverso membrane a maglie note Separazione delle particelle sospese dal liquido
Osservazione al microscopio Conteggio e stima dimensionale delle particelle trattenute Numero e range dimensionale delle particelle
Identificazione spettroscopica (FTIR/Raman) Analisi della composizione chimica di ogni particella Conferma della natura plastica e tipo di polimero

Il livello di dettaglio richiesto cambia in base all’obiettivo: un controllo orientativo può limitarsi a un conteggio delle particelle sospette, mentre una caratterizzazione completa include l’identificazione del polimero per ciascuna particella individuata, un lavoro più lungo e più approfondito.

Come si richiede l’analisi e il campionamento

Per richiedere un’analisi delle microplastiche occorre indicare al laboratorio la fonte d’acqua (acquedotto, pozzo, sorgente, acqua imbottigliata), l’uso e la finalità del controllo: verifica generica, sospetto di contaminazione, caratterizzazione di un processo produttivo. Queste informazioni permettono di proporre il livello di dettaglio più adatto, dal semplice conteggio fino all’identificazione puntuale dei polimeri.

Il campionamento è la fase più delicata dell’intero percorso, perché il rischio maggiore non è "non trovare" le microplastiche ma introdurle per errore durante il prelievo. Contenitori in plastica, tappi, tubi o strumenti non idonei possono rilasciare micro-frammenti e falsare il risultato verso l’alto. Per questo il laboratorio fornisce indicazioni specifiche su materiali da usare — tipicamente vetro o metallo per i contenitori — e su come limitare l’esposizione del campione all’aria e a superfici plastiche durante il prelievo.

Esempio pratico. Un’azienda che imbottiglia acqua di sorgente per uso commerciale vuole verificare, prima di un rinnovo dell’impianto di filtrazione, se sono presenti microplastiche nell’acqua in ingresso e in quella già trattata. Contatta il laboratorio, indica fonte, uso e obiettivo del controllo (confronto tra due punti dello stesso impianto). Sulla base di queste informazioni viene proposta un’analisi con identificazione del polimero, utile a capire non solo "quante" particelle sono presenti ma anche se il polimero è compatibile con i materiali dell’impianto stesso. Il prelievo avviene con contenitori in vetro secondo le istruzioni ricevute, e il referto finale confronta i due punti di campionamento su numero, dimensione e tipo di particelle.

Cosa riporta il referto

Il referto di un’analisi delle microplastiche riporta, per il campione esaminato, il numero di particelle individuate, la loro distribuzione dimensionale e, se richiesta l’identificazione spettroscopica, il tipo di polimero per ciascuna particella o per le classi più rappresentative. A differenza di un referto su un parametro chimico regolamentato, non è ancora prassi generalizzata confrontare il dato con un valore limite di legge, perché — come spiegato più avanti — questo valore non è a oggi definito in modo consolidato per l’acqua potabile.

Voce nel referto Cosa indica
Numero di particelle Quante particelle sospette sono state individuate nel volume analizzato
Distribuzione dimensionale Come si distribuiscono le particelle per classi di grandezza
Tipo di polimero (se richiesto) Composizione chimica confermata tramite FTIR o Raman per ciascuna particella o classe
Nota metodologica Tecnica di filtrazione e soglia dimensionale minima rilevabile dal metodo utilizzato

Per chi ha già un referto in mano e vuole capire come intervenire, la guida pratica di riferimento è come eliminare le microplastiche dall’acqua, che approfondisce le opzioni di trattamento in base al contesto.

Quando ha senso richiederla

La scelta di richiedere un’analisi delle microplastiche dipende dal contesto e dall’obiettivo del controllo, più che da un obbligo generalizzato di legge.

Situazione Perché può avere senso
Pozzo o fonte privata in zona con dispersione nota di rifiuti plastici Caratterizzare un possibile rischio specifico della fonte
Prima o dopo l’installazione di un sistema di filtrazione Verificare l’efficacia del trattamento con un dato oggettivo
Attività di imbottigliamento o uso alimentare Documentare la qualità del prodotto in un ambito sensibile
Interesse personale sulla qualità dell’acqua di casa Avere un dato indipendente, pur in assenza di un limite di legge consolidato

Normativa e stato dell’arte

Il quadro normativo di riferimento per l’acqua potabile in Italia è il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, oggi abrogato. A differenza di parametri come i PFAS, per le microplastiche la normativa non fissa a oggi un valore limite numerico consolidato e obbligatorio: il tema è oggetto di attività tecniche e di monitoraggio a livello europeo e nazionale, con un gruppo di lavoro dedicato coordinato in Italia dal Ministero della Salute con il supporto dell’Istituto Superiore di Sanità. Per un quadro d’insieme della normativa sull’acqua potabile, la guida di riferimento è normativa acqua potabile in Italia (D.Lgs. 18/2023).

Sul piano scientifico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una prima valutazione sulle microplastiche nell’acqua potabile segnalando l’esigenza di raccogliere maggiori evidenze, in un quadro di incertezza ancora ampio sugli effetti reali per la salute umana. Per un approfondimento sanitario più ampio, la scheda dedicata è microplastiche nell’acqua: effetti sulla salute; per capire cosa si intende esattamente per microplastica, dimensioni e classificazioni comprese, resta utile il glossario dedicato.

Domande frequenti

Come si fa in pratica l’analisi delle microplastiche nell’acqua?

Il campione viene filtrato per trattenere le particelle sospese, che vengono poi osservate e contate al microscopio e identificate come plastica tramite tecniche di spettroscopia come FTIR o Raman, in grado di riconoscere il tipo di polimero.

Quanto costa un’analisi delle microplastiche?

Non esiste un prezzo standard: dipende dal numero di campioni, dal livello di dettaglio (solo conteggio o anche identificazione del polimero) e dalla matrice analizzata. La cifra si ottiene sempre con un preventivo su misura.

Quanto tempo serve per il referto?

I tempi variano in base alla tecnica usata e al numero di particelle da caratterizzare, oltre al carico di lavoro del laboratorio. Vengono comunicati insieme al preventivo per poter programmare prelievo e consegna.

Serve un campionamento particolare per le microplastiche?

Sì. Occorre evitare contenitori, tappi o strumenti in plastica che possano rilasciare particelle e contaminare il campione, preferendo materiali come vetro e metallo e seguendo scrupolosamente le indicazioni del laboratorio.

Esiste un valore limite di legge per le microplastiche nell’acqua potabile?

A oggi il quadro normativo, incluso il D.Lgs. 18/2023, non fissa ancora un valore limite numerico consolidato per le microplastiche come per altri parametri chimici; il tema è oggetto di lavori tecnici a livello europeo e nazionale. Per lo stato aggiornato fai riferimento al testo di legge o alla ASL competente.

Chi dovrebbe richiedere un’analisi delle microplastiche?

In particolare chi vuole caratterizzare l’acqua di pozzo o di una fonte privata, chi desidera un dato indipendente prima o dopo l’installazione di un sistema di trattamento, o chi opera in un contesto produttivo dove la presenza di microplastiche è rilevante per il processo.

L’acqua in bottiglia può contenere microplastiche?

Studi scientifici indipendenti hanno rilevato microplastiche sia in acque di rete sia in acque imbottigliate, in diversi contesti geografici. Una valutazione specifica richiede comunque un’analisi mirata sul prodotto o sulla fonte di interesse.

Il referto dice se l’acqua è pericolosa per la salute?

Il referto riporta un dato analitico su numero, dimensione e tipo di particelle, non un giudizio sanitario. Le conoscenze scientifiche sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana sono ancora in evoluzione: per valutazioni personali il riferimento resta il medico o la ASL.

Posso abbinare l’analisi delle microplastiche ad altri parametri?

Sì, è possibile includerla in un pacchetto più ampio insieme ad altri contaminanti organici ed emergenti, così da avere un quadro complessivo della qualità dell’acqua con un unico prelievo.

In sintesi

Un’analisi delle microplastiche ben impostata parte da una richiesta chiara su fonte, uso e obiettivo del controllo, prosegue con un campionamento eseguito con materiali idonei per evitare contaminazioni, e si conclude con un referto che riporta numero, dimensione e — se richiesto — tipo di polimero delle particelle individuate. In assenza di un valore di legge consolidato, il dato ha soprattutto un valore conoscitivo e di confronto nel tempo o tra punti diversi di uno stesso impianto.

Se vuoi verificare la presenza di microplastiche nella tua acqua, il modo più efficiente per iniziare è richiedere l’analisi indicando fonte e uso: riceverai indicazioni sul livello di dettaglio più adatto e un preventivo su misura. Per un quadro complessivo della qualità dell’acqua, l’esame può essere abbinato ad altri parametri all’interno del pacchetto potabilità completa. Per un inquadramento più ampio prima di procedere restano utili la panoramica sull’analisi dell’acqua e la guida acqua potabile: cosa significa e quando è sicura da bere.

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