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Coliformi termotolleranti nell’acqua: cos’e e perche e pericoloso

Coliformi termotolleranti nell acqua: cos’e, valori limite di legge, rischi e come ridurlo. Analisi in laboratorio accreditato.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I coliformi termotolleranti sono un sottogruppo dei coliformi totali capace di crescere e fermentare il lattosio anche a 44-45°C, temperatura che elimina gran parte dei coliformi ambientali non fecali. La loro presenza nell’acqua indica quindi, con maggiore specificità dei coliformi totali, una probabile contaminazione fecale recente e un rischio microbiologico da non sottovalutare. Il D.Lgs. 18/2023 ne disciplina il monitoraggio nell’acqua potabile; in caso di positività va sempre interpellato il laboratorio e, se necessario, l’ASL.

In breve

  • I coliformi termotolleranti sono il sottogruppo dei coliformi totali che sopravvive e fermenta il lattosio a 44-45°C.
  • La resistenza al calore li rende un indicatore più specifico di contaminazione fecale rispetto ai coliformi totali generici.
  • Nel linguaggio corrente vengono spesso chiamati anche "coliformi fecali", pur non essendo termini identici al 100%.
  • Escherichia coli è la specie di riferimento tra i coliformi termotolleranti e il marcatore fecale più affidabile.
  • Il rilevamento in un’acqua destinata al consumo umano richiede sempre un approfondimento e, se confermato, l’interruzione dell’uso potabile.
  • La normativa italiana di riferimento è oggi il D.Lgs. 18/2023, che ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001.
  • Il test si esegue in laboratorio con tecniche di filtrazione su membrana o metodi enzimatici/MPN specifici per la componente termotollerante.
  • Per un quadro completo del parametro "capostipite" consulta la pagina parametri microbiologici.

Cosa sono i coliformi termotolleranti

I coliformi termotolleranti sono batteri Gram-negativi appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae, capaci di fermentare il lattosio con produzione di gas anche quando incubati a temperature elevate, tipicamente 44-45°C. Questa caratteristica li distingue dai coliformi totali, che includono anche specie ambientali non fecali sensibili al calore.

La distinzione ha un senso pratico preciso: molti coliformi presenti nel suolo, sulle piante o nell’acqua di superficie non sopravvivono a 44-45°C, mentre i ceppi di origine intestinale — adattati alla temperatura corporea di uomini e animali a sangue caldo — resistono. Selezionando la crescita a questa temperatura, il laboratorio riduce il "rumore di fondo" ambientale e ottiene un’indicazione più mirata sulla probabilità di contaminazione fecale recente.

All’interno del gruppo termotollerante, la specie più rilevante è Escherichia coli, tanto che nella pratica clinica e normativa i due parametri vengono spesso analizzati insieme, pur restando concettualmente distinti: vedi l’approfondimento su E. coli o coliformi: differenze.

Coliformi termotolleranti, coliformi fecali ed E. coli: che rapporto c’è

I tre termini sono collegati ma non identici: "coliformi termotolleranti" descrive il criterio di laboratorio (crescita a temperatura elevata), "coliformi fecali" è un’etichetta storica usata come sinonimo pratico, mentre E. coli è la specie batterica specifica più rappresentativa e il marcatore fecale oggi ritenuto più affidabile nei protocolli analitici moderni.

Nella prassi di molti laboratori italiani, il dato "coliformi fecali" e il dato "coliformi termotolleranti" derivano dallo stesso tipo di prova, ed è per questo che spesso vengono riportati come sinonimi nei referti meno recenti. I protocolli analitici più aggiornati tendono però a privilegiare la ricerca diretta di E. coli, considerata più specifica, affiancandola comunque alla ricerca dei coliformi totali per un quadro d’insieme. Per un confronto sistematico tra i due gruppi puoi leggere coliformi fecali nell’acqua e analisi coliformi: metodo Colilert/MPN.

Parametro Cosa indica Specificità come marcatore fecale
Coliformi totali Presenza generica di coliformi, anche ambientali Bassa
Coliformi termotolleranti (fecali) Coliformi che crescono a 44-45°C, prevalentemente di origine intestinale Media-alta
Escherichia coli Specie specifica di origine intestinale Alta

Perché la presenza di coliformi termotolleranti è un problema

Trovare coliformi termotolleranti in un’acqua destinata al consumo umano o a uso domestico è un segnale di allerta perché indica una probabile via di contaminazione da materiale fecale, umano o animale, recente. Anche quando i ceppi rilevati non sono di per sé patogeni, la loro presenza segnala che nella stessa acqua potrebbero essersi introdotti anche altri microrganismi pericolosi, come virus enterici o protozoi.

Le cause più frequenti di contaminazione includono infiltrazioni in pozzi non adeguatamente protetti, prossimità a scarichi fognari o fosse settiche, allagamenti, animali da cortile o selvatici con accesso alla fonte, e reti idriche con perdite o giunzioni compromesse. Un approfondimento sulle possibili conseguenze sanitarie è disponibile in coliformi fecali nell’acqua: rischi per la salute e, per il quadro generale dei coliformi, in coliformi totali: rischi per la salute.

Normativa: cosa dice il D.Lgs. 18/2023

Il quadro normativo italiano per la qualità dell’acqua potabile è oggi definito dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001 (ormai abrogato). La normativa individua i parametri microbiologici indicatori, tra cui rientrano i coliformi, e stabilisce i criteri di monitoraggio delle acque destinate al consumo umano.

Per il valore limite esatto applicabile al proprio caso, il riferimento corretto è il rapporto di prova rilasciato dal laboratorio, che riporta il valore normativo insieme al risultato analitico, oppure il testo ufficiale del decreto in Gazzetta Ufficiale. Per un inquadramento generale della normativa consulta la guida completa alla normativa acqua potabile in Italia.

Come si analizzano i coliformi termotolleranti

L’analisi viene eseguita in laboratorio con tecniche microbiologiche consolidate: la filtrazione su membrana, che concentra i batteri di un volume noto di campione su un filtro poi incubato a temperatura controllata, oppure metodi enzimatici/substrato cromogeno abbinati alla tecnica del numero più probabile (MPN), che stimano la concentrazione batterica tramite reazioni colorimetriche specifiche. Il dettaglio del metodo è descritto in come si cercano E. coli e coliformi: metodo Colilert/MPN.

Il prelievo del campione richiede un contenitore sterile fornito dal laboratorio, disinfezione del punto di prelievo e tempi di trasporto rapidi in condizioni di refrigerazione, per evitare che la crescita batterica in transito alteri il risultato. Se stai valutando un’analisi completa del gruppo coliformi, la pagina analisi coliformi totali: metodo e costo spiega come si struttura il pacchetto di prova.

Esempio pratico

Una famiglia con pozzo privato nota, dopo un periodo di piogge intense, un cambiamento nell’odore dell’acqua di casa. Fa eseguire un’analisi dell’acqua mirata al pacchetto microbiologico: il referto segnala positività ai coliformi termotolleranti, con coliformi totali anch’essi elevati ma E. coli non rilevato in quel prelievo specifico. Il laboratorio consiglia di sospendere l’uso potabile del pozzo, di far bollire l’acqua per le necessità immediate e di verificare la tenuta della copertura del pozzo, spesso punto di ingresso di acque di ruscellamento superficiale dopo forti piogge. Un secondo prelievo, dopo un intervento di sistemazione della copertura e una disinfezione, conferma il rientro nella norma.

Come intervenire in caso di positività

Se il referto segnala coliformi termotolleranti, la prima misura è interrompere l’uso dell’acqua per bere, cucinare e per l’igiene di neonati o soggetti fragili, sostituendola temporaneamente con acqua di sicura provenienza. Va poi individuata la causa della contaminazione con l’aiuto di un tecnico, perché il trattamento efficace dipende dalla fonte del problema (pozzo, cisterna, impianto interno, rete pubblica).

Le soluzioni più comuni includono la disinfezione del punto di captazione, la revisione della tenuta di pozzi e cisterne, l’installazione o la manutenzione di sistemi di disinfezione (cloro, raggi UV) e, dove la rete pubblica è coinvolta, la segnalazione al gestore e all’ASL. Una guida operativa più estesa, applicabile anche a questo parametro, è disponibile in come eliminare i coliformi totali dall’acqua: bonifica e disinfezione.

Domande frequenti

Cosa sono i coliformi termotolleranti?

Sono batteri del gruppo dei coliformi totali in grado di crescere e fermentare il lattosio a temperature elevate (44-45°C), condizione che seleziona prevalentemente ceppi di origine intestinale, tra cui Escherichia coli.

Coliformi termotolleranti e coliformi fecali sono la stessa cosa?

Nella pratica di laboratorio i due termini vengono spesso usati come sinonimi, perché il test a temperatura elevata è il metodo storicamente impiegato per stimare la componente fecale dei coliformi totali.

Coliformi termotolleranti ed E. coli sono uguali?

No: E. coli è la specie più rappresentativa dei coliformi termotolleranti e il marcatore fecale più specifico, ma il gruppo termotollerante può comprendere anche altri generi minori.

Qual è il valore limite di legge per i coliformi termotolleranti nell’acqua potabile?

Il valore di riferimento è fissato dalla normativa vigente (D.Lgs. 18/2023); per il dato esatto applicabile al proprio caso è corretto verificare il rapporto di prova del laboratorio o la tabella ufficiale, evitando di affidarsi a cifre non verificate.

Cosa fare se l’analisi rileva coliformi termotolleranti nell’acqua?

Sospendere l’uso dell’acqua per bere e cucinare, non somministrarla a neonati o soggetti fragili, contattare il laboratorio per un’interpretazione del referto e, se la fonte è un acquedotto pubblico, informare il gestore o l’ASL competente.

I coliformi termotolleranti si eliminano con la bollitura?

La bollitura per alcuni minuti inattiva efficacemente questi batteri come misura di emergenza, ma non risolve la causa della contaminazione: serve individuare e rimuovere la fonte con l’aiuto di un tecnico.

Quanto tempo richiede l’analisi dei coliformi termotolleranti?

I metodi microbiologici basati su incubazione richiedono tempi tecnici di alcune ore o giorni; per la tempistica esatta è opportuno chiedere al laboratorio al momento del prelievo.

I coliformi termotolleranti sono pericolosi per la salute?

Di per sé non tutti sono patogeni, ma la loro presenza segnala un rischio concreto di contaminazione fecale e quindi la possibile presenza di altri microrganismi patogeni; per valutazioni sanitarie specifiche rivolgersi a un medico o all’ASL.

In sintesi

I coliformi termotolleranti sono un indicatore più mirato dei coliformi totali per stimare il rischio di contaminazione fecale di un’acqua, e la loro presenza va sempre verificata e interpretata con l’aiuto di un laboratorio. Se hai un dubbio sulla tua fonte d’acqua — pozzo privato, cisterna o rete condominiale — il primo passo corretto è far eseguire un’analisi microbiologica mirata: scopri come impostare correttamente la richiesta nella pagina parametri microbiologici o richiedi direttamente un’analisi dell’acqua con il pacchetto microbiologico.

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