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LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
Guida regionaleCapitolo 9.125· 8 min di lettura

PFAS nell’acqua in Emilia-Romagna

PFAS nell’acqua in Emilia-Romagna: valori tipici, criticita locali e dove far analizzare l’acqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua

Risposta rapida

In Emilia-Romagna il monitoraggio dei PFAS nell’acqua potabile è gestito dai gestori del servizio idrico e dalle Agenzie regionali (Arpae), in applicazione del D.Lgs. 18/2023 che ha introdotto per la prima volta un valore limite specifico per la somma dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano. La regione non presenta, a livello di rete acquedottistica, la stessa storia di contaminazione diffusa nota in altre aree del Nord Italia, ma restano criticità puntuali legate a siti industriali e captazioni di falda in alcune zone della pianura. Chi vuole avere certezza sulla propria acqua, di rete o di pozzo privato, può richiedere un’analisi mirata ai PFAS.

In breve

  • Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto per la prima volta un valore limite specifico per la somma dei PFAS nelle acque potabili italiane, applicabile anche in Emilia-Romagna.
  • La regione non ha una storia di contaminazione diffusa da PFAS paragonabile a quella nota in altre aree del Nord Italia, ma non è esente da criticità locali.
  • Le zone più attenzionate sono quelle vicine a insediamenti industriali storici o con captazioni idriche da falde superficiali in alcune aree di pianura.
  • L’acqua di rete è monitorata da Arpae e dai gestori del servizio idrico integrato; i pozzi privati no, e vanno controllati autonomamente.
  • Un’analisi di laboratorio è l’unico modo per sapere con certezza se un’acqua specifica, di rubinetto o di pozzo, contiene PFAS e in quale quantità.
  • Le famiglie con neonati, donne in gravidanza o persone immunodepresse dovrebbero, in caso di dubbio, chiedere indicazioni al proprio medico o alla ASL di riferimento.
  • Non esistono al momento dati regionali ufficiali che LaboratorioAcqua possa riportare senza rischio di imprecisione: per la propria situazione specifica conviene sempre verificare con un’analisi mirata.

La situazione PFAS in Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna non compare tra le aree italiane con contaminazione da PFAS diffusa e di lunga data, ma il monitoraggio resta necessario perché piccole criticità locali possono esistere vicino a siti industriali, aree agricole intensive o impianti che in passato hanno utilizzato sostanze perfluoroalchiliche.

I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono composti chimici di sintesi utilizzati per decenni in numerosi processi industriali e in prodotti di uso comune, per le loro proprietà antiaderenti e impermeabilizzanti. La loro persistenza ambientale li rende un parametro di interesse crescente per chi si occupa di qualità dell’acqua in Italia per regione, a prescindere dal territorio specifico.

In una regione come l’Emilia-Romagna, dove convivono aree fortemente industrializzate, distretti agricoli intensivi e zone collinari con captazioni di sorgente, il quadro delle possibili fonti di contaminazione non è uniforme: va valutato caso per caso, sulla base della localizzazione del punto di prelievo, sia esso un rubinetto di casa allacciato all’acquedotto sia un pozzo privato.

Chi controlla i PFAS nell’acqua di rete

Il controllo dei PFAS nelle acque potabili di rete in Emilia-Romagna spetta ai gestori del servizio idrico integrato e ad Arpae (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia), che effettuano campionamenti periodici secondo i piani di controllo previsti dal D.Lgs. 18/2023. I dati raccolti confluiscono nei rapporti sulla qualità dell’acqua distribuita.

Questo sistema di monitoraggio pubblico riguarda però solo le reti acquedottistiche gestite: chi si allaccia autonomamente a un pozzo, una sorgente privata o un piccolo acquedotto rurale non allacciato al sistema pubblico non è automaticamente coperto da questi controlli, e la responsabilità di verificare la qualità dell’acqua ricade sul proprietario o sull’utilizzatore.

Per approfondire il quadro normativo generale, la guida sulla normativa acqua potabile in Italia spiega come il D.Lgs. 18/2023 abbia sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, introducendo requisiti più stringenti anche sui parametri emergenti come i PFAS, il bisfenolo A e le microcistine, descritti nel dettaglio nella pagina sui nuovi parametri del D.Lgs. 18/2023.

Pozzi privati e acque non di rete: un rischio da non sottovalutare

Chi utilizza un pozzo privato in Emilia-Romagna, per uso domestico, irriguo o produttivo, non beneficia dei controlli pubblici previsti per gli acquedotti e deve quindi valutare autonomamente la presenza di PFAS, specie se il pozzo si trova in prossimità di aree industriali attive o dismesse, distretti agricoli con uso intensivo di prodotti chimici, oppure zone dove in passato sono stati segnalati sversamenti o bonifiche.

Situazione Livello di attenzione consigliato
Acqua di rete pubblica, zona urbana Monitoraggio già previsto dal gestore, verifica facoltativa per tranquillità
Pozzo privato vicino ad aree industriali Analisi consigliata prima dell’uso potabile
Pozzo privato in area rurale/agricola intensiva Analisi consigliata, soprattutto per uso alimentare o irriguo di orti familiari
Acqua per neonati o gestanti, qualsiasi fonte Verifica preventiva raccomandata, con consulto medico in caso di dubbi

Esempio pratico

Una famiglia di Reggio Emilia acquista una casa in campagna con pozzo autonomo, mai analizzato dai proprietari precedenti. Prima di usare l’acqua per bere e per l’alimentazione dei figli piccoli, la famiglia richiede un pacchetto di analisi che include i PFAS insieme ad altri parametri chimici e microbiologici di base. Il laboratorio effettua il campionamento, esegue le analisi in LC-MS/MS e fornisce un referto con i valori dei singoli composti PFAS ricercati, permettendo alla famiglia di decidere con dati concreti se procedere con un trattamento o utilizzare l’acqua senza ulteriori precauzioni.

Come vengono analizzati i PFAS

L’analisi dei PFAS richiede un campionamento con protocollo specifico, per evitare contaminazioni da materiali plastici o prodotti fluorurati usati nei contenitori, seguito da un’analisi in laboratorio con tecniche di spettrometria di massa accoppiata a cromatografia liquida (LC-MS/MS), in grado di rilevare concentrazioni molto basse dei singoli composti.

Per chi vuole capire nel dettaglio come si svolge il prelievo, la pagina sul campionamento per PFAS descrive le accortezze necessarie, mentre l’approfondimento su come si analizzano i PFAS nell’acqua spiega il funzionamento della tecnica di laboratorio. Chi cerca invece un quadro generale su tempistiche e modalità può consultare la guida analisi PFAS nell’acqua: metodo e costo, utile anche per capire come richiedere un preventivo personalizzato.

Cosa fare se si sospetta la presenza di PFAS

Se un’analisi rileva PFAS in un’acqua di rete, il primo riferimento è il gestore del servizio idrico, tenuto a intervenire secondo quanto previsto dal D.Lgs. 18/2023. Per i pozzi privati, la soluzione più comune è valutare un sistema di trattamento dedicato, la cui scelta dipende dai valori riscontrati e dalle caratteristiche dell’acqua.

La pagina sull’abbattimento PFAS descrive le tecnologie di trattamento generalmente impiegate, mentre chi vuole un quadro complessivo sul tema può partire dalla guida PFAS nell’acqua potabile o dall’approfondimento PFAS nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi. Per chi vuole invece un confronto con la situazione di altre regioni italiane, l’Atlante PFAS in Italia offre una panoramica più ampia del fenomeno a livello nazionale.

Domande frequenti

In Emilia-Romagna l’acqua del rubinetto è controllata per i PFAS?

Sì, i gestori idrici e Arpae effettuano controlli sulle acque destinate al consumo umano secondo i piani previsti dal D.Lgs. 18/2023, che include i PFAS tra i parametri da monitorare nelle reti di distribuzione.

L’Emilia-Romagna è una regione a rischio PFAS come il Veneto?

No, la regione non ha una storia di contaminazione diffusa paragonabile a quella del Veneto centrale. Esistono però situazioni locali da verificare, soprattutto in prossimità di aree industriali o con pozzi privati non collegati all’acquedotto.

Chi ha un pozzo privato in Emilia-Romagna deve preoccuparsi dei PFAS?

I pozzi privati non sono coperti dai controlli pubblici sull’acquedotto, quindi la sicurezza dell’acqua va verificata autonomamente con un’analisi di laboratorio, in particolare se il pozzo si trova vicino a zone agricole intensive o industriali.

Quali PFAS si cercano nelle analisi dell’acqua?

Le analisi più complete considerano la somma di più composti della famiglia PFAS (tra cui PFOA e PFOS), seguendo i parametri indicati dalla normativa; il laboratorio fornisce il dettaglio dei singoli composti ricercati nel referto.

Come si fa un’analisi PFAS in Emilia-Romagna?

Si richiede un campionamento a un laboratorio accreditato, che preleva il campione con protocollo specifico e lo analizza in laboratorio con tecniche di spettrometria di massa ad alta sensibilità (LC-MS/MS).

I filtri domestici eliminano i PFAS dall’acqua?

Alcuni sistemi a carboni attivi o osmosi inversa possono ridurre la presenza di PFAS, ma l’efficacia va verificata caso per caso: prima di installare un trattamento è utile conoscere i valori reali tramite un’analisi.

Cosa fare se l’analisi rileva PFAS oltre i limiti?

Va contattato il gestore dell’acquedotto o, per i pozzi privati, valutato un sistema di trattamento dedicato; per dubbi sulla salute è opportuno rivolgersi al medico o alla ASL di competenza.

I PFAS nell’acqua sono pericolosi per la salute?

L’esposizione prolungata a PFAS è oggetto di attenzione scientifica per i possibili effetti sulla salute; per valutazioni specifiche, soprattutto in gravidanza o per bambini piccoli, è indicato rivolgersi a un medico o alla ASL territoriale.

In sintesi

In Emilia-Romagna il quadro PFAS non presenta le criticità diffuse note in altre regioni, ma la variabilità locale, soprattutto per chi utilizza pozzi privati, rende utile una verifica mirata. Per orientarsi tra le diverse fonti di approfondimento, la pagina hub qualità dell’acqua in Italia per regione offre un confronto tra territori diversi. Se vuoi conoscere la situazione specifica della tua acqua, di rete o di pozzo, puoi richiedere un’analisi PFAS su misura tramite la pagina richiedi analisi, indicando la provenienza dell’acqua e le esigenze della tua famiglia.

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