Vai al contenuto
LaboratorioAcquaIl libro guida dell'acqua
Guida regionaleCapitolo 9.230· 7 min di lettura

PFAS nell’acqua in Veneto

PFAS nell’acqua in Veneto: valori tipici, criticita locali e dove far analizzare l’acqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua

Risposta rapida

In alcune aree del Veneto, in particolare tra le province di Vicenza, Verona e Padova, la presenza di PFAS nelle acque superficiali e sotterranee è un tema noto da anni per via di un’importante contaminazione di origine industriale. Gli enti pubblici (ARPAV, aziende idriche, ASL) monitorano l’acquedotto, ma chi si serve di pozzo privato o vuole una verifica indipendente può far analizzare l’acqua in un laboratorio accreditato.

Il tema dei PFAS in Veneto ha una storia specifica rispetto ad altre regioni italiane, per l’entità della contaminazione industriale che dagli anni ’60-’70 ha interessato le acque sotterranee di un’ampia area tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Questo approfondimento fa parte della guida Qualità dell’acqua in Italia per regione e affianca l’inquadramento generale sui PFAS nell’acqua potabile.

In breve

  • In Veneto una vasta area tra Vicenza, Verona e Padova è nota da anni per contaminazione da PFAS di origine industriale nelle acque sotterranee.
  • ARPAV monitora la situazione regionale e collabora con le aziende idriche per il trattamento delle acque destinate al consumo umano.
  • Chi si allaccia all’acquedotto pubblico nelle aree monitorate beneficia dei controlli e dei trattamenti già predisposti dai gestori.
  • Chi utilizza un pozzo privato, specie nelle zone storicamente critiche, non ha le stesse garanzie e dovrebbe far analizzare l’acqua autonomamente.
  • Il D.Lgs. 18/2023 introduce i PFAS tra i parametri da monitorare nelle acque potabili, superando il precedente D.Lgs. 31/2001.
  • L’analisi di laboratorio con metodo LC-MS/MS è l’unico modo affidabile per sapere se e quanto PFAS sono presenti in un’acqua specifica.
  • Per aspetti di salute individuale (gravidanza, allattamento, bambini piccoli) il riferimento resta il medico o il pediatra, oltre ad ASL competente.

La situazione PFAS in Veneto: cosa sapere

In Veneto la contaminazione da PFAS più nota è legata a uno stabilimento chimico attivo per decenni in provincia di Vicenza, che ha interessato falde acquifere estese anche verso le province di Verona e Padova. Da anni la Regione, tramite ARPAV, monitora la situazione e le aziende idriche locali hanno adottato trattamenti dedicati sull’acqua distribuita dagli acquedotti nelle zone interessate.

Questo non significa che tutto il territorio regionale sia egualmente coinvolto: la criticità storica riguarda un’area geografica definita, mentre in altre zone del Veneto la situazione dei PFAS non si discosta dal quadro nazionale, descritto in modo più ampio nella pagina PFAS nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi.

Acquedotto pubblico vs pozzo privato

Fonte dell’acqua Controlli PFAS Cosa fare
Acquedotto in area monitorata Trattamenti e controlli periodici da parte del gestore, supervisionati da ASL/ARPAV Informarsi presso il gestore per i dati di qualità disponibili al pubblico
Acquedotto fuori area critica Controlli di routine secondo normativa vigente Nessuna azione specifica necessaria, salvo dubbi personali
Pozzo privato in area critica Nessun controllo automatico previsto Analisi di laboratorio mirata sui PFAS prima di un uso potabile continuativo
Pozzo privato fuori area critica Nessun controllo automatico previsto Analisi consigliata come per qualsiasi pozzo ad uso potabile

Chi deve preoccuparsi di più: pozzi privati e usi specifici

Chi utilizza un pozzo privato per uso potabile, irriguo o zootecnico non beneficia dei controlli e dei trattamenti applicati dai gestori dell’acquedotto pubblico. In un’area con precedenti noti di contaminazione, questo rende ancora più importante una verifica diretta tramite analisi PFAS nell’acqua, condotta con metodo analitico specifico (LC-MS/MS), come descritto in Come si analizzano i PFAS nell’acqua.

Anche il campionamento per PFAS richiede attenzioni particolari, perché alcuni materiali e prodotti di uso comune possono contenere PFAS e alterare il risultato se non si seguono le indicazioni del laboratorio.

Esempio pratico

Una famiglia di Trissino (VI) usa da anni un pozzo per innaffiare l’orto e, occasionalmente, per bere. Sapendo che la zona rientra tra quelle storicamente monitorate per PFAS, decide di far analizzare l’acqua prima di continuare a usarla come potabile. Richiede un preventivo a LaboratorioAcqua indicando l’uso previsto, riceve le istruzioni per il campionamento corretto (contenitori idonei, evitando materiali che possano contenere PFAS) e ottiene un referto con i valori dei singoli PFAS e della somma totale, confrontabili con i riferimenti del D.Lgs. 18/2023. In base all’esito, valuta se continuare l’uso potabile, installare un sistema di trattamento o limitarsi ad altri usi, dopo un confronto con l’ASL locale.

Trattamento e riduzione dei PFAS: cosa considerare

Se un’analisi rileva PFAS oltre i valori attesi, esistono tecnologie di trattamento in grado di ridurne la concentrazione, descritte in dettaglio in Abbattimento PFAS: come funziona. La scelta del sistema più adatto dipende dal tipo e dalla concentrazione dei PFAS rilevati, dalla portata necessaria e dall’uso dell’acqua trattata, ed è opportuno verificarne l’efficacia con un’analisi di controllo dopo l’installazione.

Il quadro normativo di riferimento

Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, ha introdotto i PFAS tra i parametri da monitorare per le acque destinate al consumo umano, superando il precedente D.Lgs. 31/2001 (ora abrogato). Il quadro normativo completo, compresi gli altri nuovi parametri come bisfenolo A e microcistine, è illustrato in Nuovi parametri del D.Lgs. 18/2023 e nella guida generale alla Normativa acqua potabile in Italia. Per un quadro comparativo con altre regioni italiane si può consultare anche l’Atlante PFAS in Italia.

Domande frequenti

In Veneto l’acqua del rubinetto è sicura rispetto ai PFAS?

Nelle aree storicamente più critiche gli enti pubblici effettuano trattamenti e controlli dedicati sull’acqua distribuita dall’acquedotto. Per una verifica puntuale, soprattutto per chi ha bambini o donne in gravidanza in casa, conviene far analizzare l’acqua effettivamente consumata, specie se proviene da pozzo privato.

Quali zone del Veneto sono più note per la contaminazione da PFAS?

L’area più citata riguarda alcuni comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova, dove per anni si è rilevata una contaminazione di origine industriale delle acque sotterranee. La situazione è seguita da ARPAV e dalle autorità sanitarie regionali.

Chi ha un pozzo privato in Veneto deve preoccuparsi dei PFAS?

Chi utilizza un pozzo privato per uso potabile, soprattutto nelle aree note per criticità storiche, non ha le garanzie dei controlli previsti per l’acquedotto pubblico. In questi casi far analizzare l’acqua con metodo LC-MS/MS presso un laboratorio accreditato è la scelta più prudente.

I filtri domestici eliminano i PFAS dall’acqua?

Alcune tecnologie, come il carbone attivo di qualità adeguata o l’osmosi inversa, possono ridurre significativamente i PFAS, ma l’efficacia dipende dal tipo di filtro, dalla sua manutenzione e dalla concentrazione di partenza. Una verifica prima e dopo l’installazione è il modo corretto per accertarne l’efficacia reale.

Quali PFAS si analizzano nell’acqua?

Il D.Lgs. 18/2023 individua un insieme di PFAS singoli e la somma totale come parametri di riferimento per le acque destinate al consumo umano. Il pacchetto analitico specifico va concordato con il laboratorio in base all’uso dell’acqua e alle esigenze del cliente.

Cosa fare se sospetto una contaminazione da PFAS nella mia acqua?

Il primo passo è un’analisi di laboratorio mirata sui PFAS. In caso di esito critico, è utile confrontarsi con ASL e ARPAV territorialmente competenti e, per aspetti di salute personale, con il proprio medico di base o il pediatra.

I PFAS nell’acqua sono pericolosi per la salute?

L’esposizione prolungata a determinati PFAS è oggetto di attenzione da parte di ISS e Organizzazione Mondiale della Sanità per i possibili effetti sulla salute a lungo termine. Valutazioni cliniche individuali competono al medico; qui ci si limita all’aspetto analitico dell’acqua.

Come si fa un’analisi PFAS in Veneto con LaboratorioAcqua?

Si richiede un preventivo indicando la provenienza dell’acqua (acquedotto o pozzo) e l’uso previsto; il laboratorio fornisce le indicazioni per il campionamento e restituisce un referto con i valori dei PFAS analizzati, confrontabili con i riferimenti normativi.

In sintesi

La storia dei PFAS in Veneto rende questa regione un caso particolarmente rilevante per chi si informa sulla qualità dell’acqua, soprattutto per chi vive nelle province di Vicenza, Verona e Padova o utilizza un pozzo privato. Prima di trarre conclusioni, il modo più solido per sapere come stanno le cose nella propria acqua resta un’analisi di laboratorio specifica. Per impostare correttamente una richiesta di analisi PFAS, puoi consultare la guida Analisi dell’acqua: guida completa e poi procedere con una richiesta di analisi su misura per la tua situazione.

Costruisci la richiesta giusta

Ti consigliamo il controllo «PFAS». Richiedi un preventivo gratuito e senza impegno.

Richiedi analisi Vedi cosa include il pacchetto PFAS