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Scheda tipo d'acquaCapitolo 3.302· 8 min di lettura

PFAS nell’acqua di falda: valori, rischi e soluzioni

PFAS nell’acqua di falda: valori, rischi e soluzioni. Valori attesi, rischi e trattamento per questo tipo di acqua.

A cura di Redazione LaboratorioAcqua · Revisione tecnica: Dott. Francesco Cavallari - Direttore Tecnico (Ordine Chimici Roma n. 3127)

Risposta rapida

I PFAS possono raggiungere le falde acquifere per infiltrazione da suoli contaminati, scarichi industriali, discariche o uso di schiume antincendio, e una volta presenti in falda tendono a persistere a lungo per la loro stabilità chimica. L’unico modo per sapere se un pozzo o una falda locale sono interessati è un’analisi di laboratorio specifica per PFAS; in presenza di superamenti dei valori di legge occorre valutare un trattamento dedicato prima di usare l’acqua per scopi potabili.

Le falde acquifere sono uno dei contesti più delicati quando si parla di PFAS nell’acqua: a differenza dell’acqua di rete, l’acqua di pozzo o di sorgente non passa attraverso trattamenti centralizzati e controlli sistematici, per cui la responsabilità di verificarne la qualità ricade spesso su chi la utilizza. Questa pagina approfondisce in modo specifico come i PFAS arrivano in falda, come si muovono nel sottosuolo e cosa fare in presenza di un pozzo privato o di un’area a rischio.

In breve

  • I PFAS raggiungono le falde per infiltrazione da suoli contaminati, sversamenti industriali, discariche, schiume antincendio e uso agricolo di fanghi o ammendanti contaminati.
  • Una volta in falda, i PFAS sono estremamente persistenti e possono migrare per lunghe distanze seguendo il flusso idrico sotterraneo.
  • Pozzi privati e piccoli acquedotti locali non sempre sono soggetti agli stessi controlli sistematici delle grandi reti idriche.
  • L’unico modo affidabile per verificare la presenza di PFAS in un pozzo è un’analisi di laboratorio dedicata, non un esame visivo o organolettico.
  • In caso di superamento dei valori di legge, occorre valutare un trattamento specifico (es. carboni attivi o resine a scambio ionico dimensionati per PFAS) prima di usare l’acqua a scopo potabile.
  • Il rischio per la salute va sempre valutato con il medico o l’ASL, non stimato autonomamente.
  • Il quadro normativo di riferimento in Italia è il D.Lgs. 18/2023.

Come i PFAS entrano nelle falde acquifere

I PFAS raggiungono le falde soprattutto per infiltrazione dal suolo: percolamento da siti industriali, discariche, aree militari o aeroportuali dove sono state usate schiume antincendio, e più in generale da qualunque area dove questi composti sono stati prodotti, utilizzati o smaltiti in modo non controllato nel tempo.

A differenza di molti altri contaminanti, i PFAS non si degradano facilmente nell’ambiente: una volta penetrati nel terreno, l’acqua di infiltrazione li trasporta verso la falda sottostante, dove possono restare presenti per periodi molto lunghi. Le fonti più comuni includono:

Fonte di contaminazione Meccanismo tipico
Siti industriali (produzione o uso di PFAS) Scarichi, sversamenti, percolamento da aree di stoccaggio
Aree con uso di schiume antincendio (aeroporti, basi militari, alcune aree industriali) Infiltrazione diretta nel suolo dopo esercitazioni o interventi
Discariche Percolato che si infiltra nel terreno e raggiunge la falda
Fanghi di depurazione o ammendanti agricoli Diffusione sul suolo agricolo e successiva infiltrazione
Acque superficiali contaminate collegate alla falda Scambio idraulico tra corsi d’acqua e acquiferi

Come si muovono i PFAS nel sottosuolo

I PFAS in falda si comportano in modo diverso da molti altri inquinanti: essendo molto solubili in acqua e poco trattenuti dai suoli, tendono a muoversi con il flusso della falda, percorrendo anche distanze significative dal punto di origine della contaminazione, con velocità e direzione che dipendono dalla geologia locale e dal regime idrico dell’acquifero.

Questo significa che un pozzo può risultare interessato da una contaminazione anche se non si trova nelle immediate vicinanze di un sito industriale, semplicemente perché si trova "a valle" idrogeologico di una fonte di rilascio. La direzione e la velocità di migrazione dipendono da fattori come la permeabilità del terreno, la pendenza della falda e la presenza di strati argillosi o rocciosi che possono rallentare o deviare il flusso.

Pozzi privati e piccoli acquedotti: perché serve un’analisi mirata

Un pozzo privato o un piccolo acquedotto locale non beneficia degli stessi controlli sistematici delle grandi reti di distribuzione, per cui la verifica della presenza di PFAS richiede un’iniziativa specifica da parte di chi utilizza l’acqua. Non esistono segnali di odore, colore o sapore che indichino la presenza di questi composti.

Per chi utilizza un pozzo per uso domestico, irriguo o zootecnico, un’analisi mirata è l’unico strumento concreto per sapere se l’acqua rientra nei parametri previsti. Il processo prevede tipicamente:

  1. Un campionamento eseguito con protocolli specifici per evitare contaminazioni incrociate (attrezzatura e contenitori dedicati, senza componenti in PTFE o materiali che possano interferire con i risultati).
  2. Un’analisi in laboratorio con tecniche sensibili come la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa, in grado di rilevare concentrazioni molto basse.
  3. Un confronto dei risultati con i valori di legge previsti dal D.Lgs. 18/2023 per i PFAS nell’acqua destinata al consumo umano.

Esempio pratico

Una famiglia utilizza da anni un pozzo privato per uso domestico in una zona agricola, dove in passato erano stati distribuiti fanghi di depurazione sui campi vicini. Non essendoci segnali evidenti di problemi, l’acqua non era mai stata sottoposta ad analisi specifiche per PFAS. Dopo aver appreso che l’area era stata segnalata in un atlante regionale delle contaminazioni da PFAS, la famiglia richiede un’analisi dedicata: il laboratorio preleva il campione, esegue il pannello di analisi e restituisce un referto con le concentrazioni rilevate per ciascun composto della famiglia PFAS, confrontate con i valori di riferimento normativi.

Cosa fare in caso di superamento

Un risultato che supera i valori di legge non va interpretato autonomamente: richiede una lettura professionale del referto e, se necessario, l’adozione di un sistema di trattamento dedicato prima di continuare a usare l’acqua per scopi potabili o alimentari.

Le opzioni di intervento più diffuse per l’abbattimento dei PFAS si basano su tecnologie di filtrazione avanzata (carboni attivi selezionati o resine a scambio ionico), dimensionate in base ai risultati analitici e verificate con controlli periodici sull’acqua trattata, per assicurarsi che il sistema mantenga l’efficacia nel tempo.

Domande frequenti

I PFAS in falda si esauriscono nel tempo?

No, o molto lentamente: sono sostanze estremamente persistenti (per questo dette "forever chemicals") e senza una fonte di contaminazione attiva la concentrazione in falda può restare stabile per anni.

Un pozzo privato può essere contaminato da PFAS anche se distante da siti industriali?

Sì, perché i PFAS migrano con il flusso della falda e possono percorrere chilometri dal punto di rilascio originario, oltre a diffondersi tramite fanghi, ammendanti o acque irrigue.

Come si fa a sapere se la falda da cui attingo è contaminata?

Solo con un’analisi di laboratorio specifica per PFAS eseguita su un campione prelevato correttamente; non esistono segnali visibili, di odore o di sapore che indichino la presenza di questi composti.

I filtri domestici comuni eliminano i PFAS dall’acqua di pozzo?

I filtri generici (es. solo carbone attivo di fascia economica) hanno un’efficacia limitata e non garantita nel tempo: servono sistemi dimensionati e verificati per PFAS, con controlli periodici dell’acqua trattata.

Quali PFAS si cercano tipicamente in un’analisi su acqua di falda?

Un pannello di analisi PFAS comprende generalmente più composti della famiglia (tra cui PFOA e PFOS sono i più noti); il laboratorio indica quali sostanze sono incluse nel metodo utilizzato.

Se il pozzo supera i valori di legge, l’acqua è pericolosa da bere subito?

Un superamento richiede attenzione e approfondimento, ma la valutazione del rischio per la salute va sempre discussa con il medico curante o l’ASL territoriale, che considerano dose, durata di esposizione e situazione individuale.

La bollitura elimina i PFAS dall’acqua?

No: i PFAS sono chimicamente stabili e resistenti al calore, per cui bollire l’acqua non riduce la loro concentrazione, a differenza di quanto avviene per alcuni contaminanti microbiologici.

Ogni quanto va ripetuta l’analisi PFAS su un pozzo o una falda?

Non esiste una cadenza valida per tutti i casi: dipende dal contesto (vicinanza a fonti di rischio, uso dell’acqua, precedenti riscontri) ed è opportuno concordare la frequenza con il laboratorio in base alla situazione specifica.

In sintesi

Chi utilizza acqua di falda, tramite pozzo privato o piccolo acquedotto, non può basarsi su segnali evidenti per escludere la presenza di PFAS: solo un’analisi mirata fornisce una risposta affidabile. Per approfondire il quadro normativo e i valori di riferimento consulta la guida su PFAS nell’acqua e la panoramica sulla normativa acqua potabile in Italia; se hai un pozzo o una sorgente da verificare, puoi impostare correttamente la richiesta di analisi indicando l’origine dell’acqua e i sospetti di rischio nella zona, così da ricevere un preventivo per il pannello di analisi più adatto.

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