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I PFAS possono essere presenti nell’acqua di rubinetto in tracce variabili a seconda della zona e delle fonti di approvvigionamento del gestore idrico. Il D.Lgs. 18/2023 impone ai gestori il monitoraggio e il rispetto di limiti per la somma di PFAS regolamentati. Per sapere la situazione della propria acqua occorre consultare i dati del gestore o effettuare un’analisi di laboratorio specifica in LC-MS/MS.
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono tra i contaminanti emergenti più discussi per l’acqua che arriva direttamente in casa: a differenza di altri parametri, la loro presenza nell’acqua di rubinetto dipende fortemente dalla zona di approvvigionamento e dalle fonti (falde, fiumi) usate dal gestore. Questa pagina si concentra sull’acqua che esce dal proprio rubinetto domestico: cosa dice la normativa, come capire se è coinvolta, e quali sono le opzioni pratiche. Per un inquadramento generale sui PFAS nell’acqua, vedi la guida PFAS nell’acqua: cos’è, valori limite e rischi.
In breve
- I PFAS possono finire nell’acqua di rubinetto a causa di contaminazione delle fonti di approvvigionamento (falde o corsi d’acqua vicini a siti industriali).
- Il D.Lgs. 18/2023 impone ai gestori idrici il monitoraggio e il rispetto di limiti sulla somma di PFAS regolamentati.
- Non è possibile percepire i PFAS dal gusto, dall’odore o dal colore dell’acqua: serve un’analisi di laboratorio.
- Bollire l’acqua non elimina i PFAS, a differenza di alcuni contaminanti microbiologici.
- I gestori idrici pubblicano periodicamente i dati di qualità dell’acqua distribuita, consultabili dai cittadini.
- Per un dato specifico sul proprio punto di erogazione, l’unica strada affidabile è un’analisi PFAS mirata.
- In caso di superamento dei limiti, esistono soluzioni di trattamento domestico come l’abbattimento PFAS tramite carboni attivi o osmosi inversa.
Da dove arrivano i PFAS nell’acqua di rubinetto
I PFAS raggiungono l’acqua di rubinetto quando le fonti di approvvigionamento del gestore idrico (pozzi, falde, fiumi) sono contaminate a monte, spesso per attività industriali pregresse o vicine. L’acqua trattata in potabilizzazione non sempre rimuove completamente queste sostanze con i processi convenzionali, per cui possono arrivare fino al rubinetto domestico in concentrazioni variabili.
La contaminazione non è uniforme sul territorio: dipende dalla presenza storica o attuale di insediamenti industriali, aeroporti (per gli schiumogeni antincendio) o altre fonti puntuali nelle vicinanze del prelievo idrico. Per questo motivo due comuni limitrofi possono avere situazioni molto diverse anche se serviti dallo stesso tipo di rete.
Cosa prevede il D.Lgs. 18/2023 per l’acqua distribuita
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, impone ai gestori del servizio idrico il monitoraggio dei PFAS e il rispetto di un limite sulla somma dei composti regolamentati nell’acqua destinata al consumo umano. Non riporta un valore di legge indicativo generico in questa sede: per il dato numerico esatto occorre fare riferimento al testo ufficiale in Gazzetta Ufficiale.
In precedenza il quadro normativo faceva capo al D.Lgs. 31/2001, oggi abrogato e sostituito. La novità principale introdotta dal D.Lgs. 18/2023 riguarda proprio l’inclusione esplicita dei PFAS tra i parametri da monitorare, insieme ad altri contaminanti emergenti. Per un quadro completo di questi nuovi parametri, si veda la pagina dedicata ai nuovi parametri del D.Lgs. 18/2023 (PFAS, bisfenolo A, microcistine).
Come sapere se la propria acqua di rubinetto contiene PFAS
Per sapere se l’acqua del proprio rubinetto contiene PFAS esistono due strade: consultare i dati pubblici resi disponibili dal gestore idrico, oppure far eseguire un’analisi specifica su un campione prelevato direttamente in casa. La seconda opzione è l’unica che fornisce un dato puntuale relativo al proprio punto di erogazione.
I gestori idrici sono tenuti a pubblicare periodicamente report sulla qualità dell’acqua distribuita, spesso consultabili sul proprio sito istituzionale o su richiesta. Questi dati, però, sono generalmente riferiti a punti di prelievo della rete e non necessariamente al singolo rubinetto domestico, che può risentire anche delle condizioni dell’impianto interno.
| Metodo | Cosa restituisce | Limiti |
|---|---|---|
| Report del gestore idrico | Dati aggregati sulla rete di distribuzione | Non riflette necessariamente il singolo punto domestico |
| Analisi di laboratorio dedicata | Concentrazione puntuale nel campione prelevato in casa | Richiede campionamento corretto e metodo accreditato |
Per approfondire come si esegue tecnicamente l’analisi, la tecnica di riferimento è la cromatografia liquida abbinata a spettrometria di massa (LC-MS/MS), descritta nella pagina come si analizzano i PFAS nell’acqua (LC-MS/MS). Anche il campionamento per PFAS richiede accorgimenti specifici, perché la presenza di alcuni materiali (es. alcuni tipi di imballaggi o attrezzature) può alterare il risultato se non si seguono protocolli corretti.
Cosa fare se l’acqua di rubinetto risulta contaminata
Se un’analisi conferma la presenza di PFAS oltre i livelli attesi, le opzioni pratiche vanno dal contattare il gestore idrico per chiarimenti, all’installazione di un sistema di trattamento domestico dedicato. I trattamenti più utilizzati per l’abbattimento dei PFAS sono i filtri a carboni attivi di qualità e i sistemi a osmosi inversa, la cui efficacia va sempre verificata con un’analisi post-installazione.
Non tutti i filtri disponibili in commercio sono ugualmente efficaci: alcuni sistemi economici o non dimensionati correttamente possono ridurre solo parzialmente la concentrazione di PFAS, dando una falsa sensazione di sicurezza. Per questo motivo è opportuno verificare l’efficacia del trattamento scelto con un controllo analitico, non solo affidarsi alle indicazioni del produttore del filtro.
Esempio pratico: una famiglia residente vicino a un’area con pregressa attività industriale riceve dal Comune un avviso generico sulla qualità dell’acqua. Prima di installare un filtro, fa eseguire un’analisi PFAS sul proprio rubinetto, che conferma una presenza di composti oltre l’atteso. Dopo aver installato un sistema a osmosi inversa dedicato all’acqua potabile, richiede una seconda analisi di controllo per verificare l’effettiva riduzione, invece di fidarsi solo della scheda tecnica del filtro.
Per approfondire le opzioni di trattamento, vedi abbattimento PFAS: come funziona. Per un quadro nazionale della diffusione della problematica, è disponibile anche l’atlante PFAS in Italia, utile per contestualizzare la propria zona rispetto ad altre aree del Paese.
Domande frequenti
I PFAS nell’acqua di rubinetto sono pericolosi?
L’esposizione prolungata a concentrazioni elevate è associata a possibili rischi per la salute secondo la letteratura scientifica; il D.Lgs. 18/2023 fissa limiti proprio per contenere questo rischio. Per valutazioni sanitarie individuali rivolgersi a un medico o all’ASL.
Come faccio a sapere se il mio acquedotto ha PFAS?
Si può chiedere al gestore idrico il report di qualità dell’acqua distribuita, oppure far eseguire un’analisi PFAS specifica su un campione prelevato dal proprio rubinetto.
Bollire l’acqua elimina i PFAS?
No, la bollitura non riduce i PFAS: si tratta di sostanze chimicamente stabili che non evaporano né si degradano con il calore domestico.
Quali filtri rimuovono i PFAS dall’acqua di rubinetto?
I sistemi più efficaci utilizzano carboni attivi di qualità o osmosi inversa; l’efficacia va comunque verificata con un’analisi prima e dopo l’installazione.
L’acqua in bottiglia è priva di PFAS?
Non necessariamente: anche le acque minerali possono contenere tracce di PFAS, per cui il dato va verificato caso per caso e non dato per scontato.
Quanto costa analizzare i PFAS nell’acqua di rubinetto?
Il costo dipende dal numero di composti ricercati e dal pacchetto scelto: per un preventivo su misura è necessario contattare il laboratorio.
I PFAS si possono vedere o sentire nel sapore dell’acqua?
No, i PFAS sono incolori, inodori e insapori: la loro presenza non è percepibile e può essere accertata solo con analisi di laboratorio.
Neonati e donne in gravidanza devono preoccuparsi dei PFAS nell’acqua?
Queste categorie sono considerate più sensibili nella letteratura scientifica; in caso di dubbi è opportuno rivolgersi al pediatra, al medico curante o all’ASL territoriale per una valutazione specifica.
In sintesi
La presenza di PFAS nell’acqua di rubinetto non è verificabile a occhio, al gusto o all’odorato: solo un’analisi di laboratorio dedicata, con metodo LC-MS/MS, fornisce un dato affidabile sul proprio punto di erogazione. Se si desidera chiarire la situazione della propria acqua domestica, il primo passo utile è impostare correttamente la richiesta di analisi, specificando la zona e le eventuali fonti di preoccupazione note. Per approfondire l’inquadramento generale della normativa, consulta anche normativa acqua potabile in Italia (D.Lgs. 18/2023): guida completa. Per avviare un’analisi mirata sul proprio rubinetto, è possibile richiedere un’analisi su misura.
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